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Privati più veloci, lavori pubblici ancora fermi

di Alessandro Arona e Mauro Salerno

3' di lettura

Nuovi insediamenti produttivi, interventi edilizi complessi, impianti rifiuti, autorizzazioni ambientali, cave: è soprattutto sulle attività private, soggette a permessi rilasciati da Comuni, Province, Regioni, che la riforma della conferenza di servizi si sta facendo sentire. Le novità sono ancora fresche (il Dlgs 127/2016 è operativo dal 28 luglio), impossibile fare un vero "bilancio", ma gli Sportelli unici attività produttive (Suap) e edilizia (Sue) le stanno già applicando un po’ in tutta Italia, e sono molti a sbilanciarsi già sugli effetti positivi della conferenza semplificata (solo on line), sul rappresentante unico, sulla Valutazione ambientale (Via) regionale unificata, mentre meno risolutive vengono valutate le novità in materia di silenzio-assenso delle amministrazioni di tutela.

Tutto fermo, invece, sul fronte infrastrutture. Le novità del Codice appalti e del pacchetto Madia sui lavori pubblici (conferenza di servizi "anticipata" sul progetto di fattibilità, anziché sul definitivo, e débat public per le opere più rilevanti) non si applicano perché mancano i decreti attuativi . L’addio alla legge obiettivo (conferenza solo consultiva e approvazione Cipe) è per ora “virtuale”, perché quasi tutte le grandi opere in corso si rifanno alle vecchie regole. Infine sulle opere statali continua ad applicarsi il vecchio regolamento 383/1994 (anche se alle Infrastrutture spiegano che «dopo lo stop al potere di veto dei singoli Comuni, dal 2009, ora funziona»).

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Ma torniamo al livello comunale. A Milano si è svolta a fine 2016 una complessa conferenza, per l’operazione «tre caserme», dove erano coinvolti l’Università Cattolica, i ministeri dell’Interno e della Difesa, il Demanio, oltre a Comune, Regione e Provveditorato (Mit). «La conferenza era gestita dal prefetto – spiegano al dipartimento Urbanistica del Comune – e grazie alla nuova conferenza tutto si è chiuso in una ventina di giorni. Nella convocazione il prefetto ha utilizzato prima la forma semplificata, chiedendo di inviare i pareri, ma fissando anche una riunione (modalità sincrona)».

Molto dipende dall’efficienza delle amministrazioni. Qualche volta sono più avanti delle leggi: lo stesso Comune di Milano utilizzava sempre (o quasi) la conferenza di servizi per il permesso di costruire quando sono necessari pareri di altre Pa, prima che arrivasse l’obbligo del 127. E così la conferenza di servizi unica regionale quando è necessaria la Via: l’invenzione è della Regione Emilia Romagna, il governo si è ispirato a questa best practice.

Ma anche la conferenza semplificata on line, una delle grandi novità in vigore da luglio: alcuni Comuni, anche piccoli, hanno cominciato da tempo a gestire tutte le pratiche on line. Accade a Cascina (comune pisano di 45mila abitanti) che gestisce oltre 3mila pratiche all’anno (422 di concessioni e autorizzazioni) chiudendo i procedimenti in 30 giorni, tranne i casi relativi a Aua e permessi di costruire in cui, spiega la Responsabile del Suap Paola Rosellini «arriviamo al massimo a 60 giorni». Medie di 35-40 giorni anche nel Faentino, dove la locale Unione dei comuni serve un bacino di 90mila cittadini e 8mila imprese. Della nuova conferenza di servizi,dice il responsabile del Suap Claudio Facchini, vanno apprezzati soprattutto due aspetti. Primo: «La scansione precisa dei tempi». Secondo: «Il ribaltamento della responsabilità in capo agli enti che non rispondono nei termini».

Viceversa tutto rischia di restare sulla carta, anche se ora c’è una norma di legge, quando le amministrazioni “frenano”. Anche a Ragusa hanno iniziato da fine luglio a utilizzare i nuovi strumenti. Ma, come spiega il responsabile del Suap Ignazio Guastella, «non è facile convincere gli altri enti a rilasciare i pareri nei tempi previsti». Anche perché i nuovi termini sono molto stretti. «È uno degli aspetti positivi della riforma», sottolinea Paola Bissi, dirigente del Suap di Ravenna. Che cita anche un punto critico. Ci sono solo 15 giorni quando si tratta di chiedere un’integrazione documentale, raccogliendo in un provvedimento unico i pareri di tutti gli enti coinvolti. «Prima della riforma venivano concessi 30 giorni – segnala Biffi –. Due settimane per questo lavoro non sono molte». E non si può fare a meno di citare una certa diffidenza delle imprese nei con fronti della Pa. «In molti anche negli interventi complessi – spiega l’assessore di Trieste Luisa Polli – preferiscono fare in proprio tutte le verifiche necessarie e presentarsi allo sportello unico con il “pacchetto” già pronto».

La Regione Lazio è stata la prima a istituire, in seguito alla riforma, un Ufficio unico Conferenze di servizi. Serve a coordinare in un documento unico i pareri dei vari uffici regionali per atti da consegnare ad altre Pa . «Prima la Regione non si coordinava – spiega il responsabile, Luca Ferrara – ogni ufficio elaborava il suo parere come se fosse una Pa diversa con il rischio di dire cose discordanti».

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