occupazione e industria 4.0

Problem solving, autonomia e creatività per i lavoratori del futuro. Ma oggi vince l’occupazione poco qualificata

di Matteo Prioschi

(© paolo bona)

3' di lettura

Secondo il World economic forum la quarta rivoluzione industriale determinerà un saldo negativo di 5 milioni di posti di lavoro nei prossimi cinque anni nei 15 Paesi più industrializzati. Secondo l’Ocse, invece, i lavoratori a rischio sarebbero solo il 9-10% del totale. Sul futuro certezze non ce ne sono. In compenso, in Italia, nel recente di passato il saldo occupazionale è positivo, e riguarda in particolare figure poco o non qualificate e con basse retribuzioni. Questo uno dei dati che emerge dalla ricerca “l'impatto della quarta rivoluzione industriale sulla domanda di professioni” elaborata dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro e presentata oggi nella giornata inaugurale del Festival del lavoro a Torino.

La ricerca ha preso in considerazione il periodo 2012-2016 introducendo un nuovo indicatore, che mette in relazione il numero di assunzioni o cessazioni con la durata dei contratti, ottenendo così le unità di lavoro attivate e le unità di lavoro cessate. I dati testimoniano che nel quinquennio complessivamente c’è un saldo positivo di 301.553 unità, ma se si entra nel dettaglio emergono differenze notevoli.

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Vincenti e perdenti degli ultimi cinque anni

Secondo i dati così elaborati, tra le professioni che hanno registrato un saldo positivo si trovano commessi, impiegati, facchini, addetti alle pulizie, autisti, cuochi, baristi e camerieri, caratterizzate da bassa o nulla qualificazione e basse retribuzioni. Tra le attività che invece hanno perso occupazione ci sono i commessi di vendite all'ingrosso, gli addetti alla gestione del personale, autisti, muratori, manovali. Incrociare queste informazioni con quelle sui settori porta ad affermare, come si legge nell’indagine, che le professioni che sono cresciute di più negli ultimi cinque anni «lavorano in gran parte delle imprese dei settori economici in crescita quali turismo, commercio, trasporto, logistica e sanità privata, mentre le “perdenti” lavorano nei comparti in crisi come costruzioni, materiali da costruzione, industria del lego, tessili e elettrodomestici, banche e siderurgia».

Complessivamente, quindi, la perdita di posti di lavoro, dove c’è stata, «non sembra essere determinata dalla quarta rivoluzione industriale, ma da cause relative alla crisi o non competitività di alcuni settori economici». I dati negativi non sono dovuti alle nuove tecnologie quanto piuttosto alla mancanza di innovazione di prodotto e di processo.

I trend in atto

Le informazioni relative all'ultimo quinquennio, però, consentono di intuire la direzione in cui si sta muovendo il mercato del lavoro e forniscono indicazioni in alcuni casi sorprendenti, come quella sull'età dei lavoratori. Il saldo tra unità di lavoro assunte e cessate, per esempio, è positivo per quasi 691mila unità tra i giovani fino a 24 anni, è di +432mila nella fascia 25-34 anni e diventa negativa tra 45-54 anni (-139mila) e poi per gli over 55 (-658mila). Inoltre se è vero che oltre due terzi delle nuove assunzioni riguardano personale mediamente o scarsamente qualificato, c’è una forte crescita delle richieste per i laureati.
Quanto agli effetti che potrebbe determinare la quarta rivoluzione industriale con l'automazione di molte attività, l’analisi delle professioni con saldo positivo nell’ultimo quinquennio porta ad affermare che, al netto dell’effetto di crescita dei singoli settori, i fattori vincenti sono il problem solving, la creatività, l’autonomia, l’attenzione alla qualità dei prodotti e ambienti di lavoro che privilegiano la compartecipazione ai processi sulla competitività.

Dove il futuro è già realtà

Inoltre una finestra sul futuro è offerta da quella minoranza di imprese italiane che hanno introdotto in maniera sistematica l’utilizzo dei robot e l’automazione intelligente di processo. In tali realtà «si assiste alla scomparsa delle professioni semiqualificate degli operai addetti alle macchine utensili automatiche ma ampiamente compensata dalla sostenuta crescita delle professioni informatiche (programmatori, esperti in applicazioni, manutentori di apparecchiature informatiche e apparati elettronici industriali….) con un saldo positivo di 70mila unità lavoro».

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