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Processi telematici, 7 piattaforme: è la babele della giustizia online

Gli avvocati chiedono di uniformare i depositi digitali. Ora ne afferma l’opportunità anche la commissione Giustizia della Camera

di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei

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(Elnur - stock.adobe.com)

6' di lettura

Sette processi telematici, ognuno con regole e sistemi diversi. Una babele che gli avvocati chiedono di superare, realizzando una piattaforma unica. Negli ultimi anni hanno dovuto infatti familiarizzare con le differenti modalità tecniche create per depositare gli atti di fronte ai vari organi giurisdizionali: software «imbustatori», set di moduli Pdf da inviare via Pec, portali su cui caricare gli atti e i documenti. Il tema si è affacciato anche in Parlamento: il parere con cui il 23 marzo la commissione Giustizia della Camera ha approvato (con osservazioni) la proposta del Piano nazionale di ripresa e resilienza, suggerisce infatti di usare le risorse del Recovery fund proprio per prevedere un’unica piattaforma di gestione dei processi telematici. Sfruttare la leva finanziaria del Recovery è intenzione anche del ministero della Giustizia, che prevede però tempi lunghi mentre gli avvocati chiedono di accelerare. Ma i problemi, oltre che dalla moltiplicazione dei sistemi, derivano dal loro funzionamento zoppicante.

Perché tanti processi telematici

Le differenze tra i processi digitali sono figlie, in parte, del debutto in tempi diversi ma anche del fatto che fanno capo ad amministrazioni differenti. Lo scaglionamento temporale ha determinato l’utilizzo di tecnologie anche molto diverse l’una dall’altra: il più datato, il processo civile telematico, sperimentato dal ministero della Giustizia fin dal 2006 e divenuto obbligatorio dal 2014, si basa su un meccanismo complesso pensato, all’epoca, per creare un “canale sicuro” per il deposito degli atti. I processi più recenti (il penale, il tributario e quello sportivo, appena partito) funzionano, invece, con una tecnologia più avanzata, tramite caricamento (upload) degli atti e dei documenti sui rispettivi portali. Poi ci sono il processo amministrativo telematico, basato su moduli Pdf da inviare via Pec, e il rito di fronte alla Corte dei conti.

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Le prospettive e i tempi

Il ministero della Giustizia, pur ribadendo, come spiegano dalla direzione generale dei servizi informativi automatizzati, che «la differenza di strutture tecnologiche non è un pregiudizio per gli utenti» poiché possono utilizzare «software che unificano le modalità di gestione», punta a «interventi strutturali che nei prossimi anni agevoleranno l’omogeneizzazione dei sistemi e la loro integrazione nel grande Hub della pubblica amministrazione». Inoltre, intende estendere ai processi telematici che gestisce direttamente - il civile in tribunale e corte d’appello, il penale nelle procure e quello civile e tributario in Cassazione, partito il 31 marzo - l’architettura scelta per il deposito degli atti penali, basata sull’upload senza la mediazione del gestore della Pec. «Uniformare i sistemi sarebbe importante - dice Giovanna Ollà, consigliere nazionale del Cnf - prendendo a parametro quello che funziona meglio, ma deve avvenire con sistemi funzionanti e prevedere una fase sperimentale. E va esteso il processo telematico al giudice di pace».

L’upload è la soluzione promossa anche da Aiga, che pensa «a una piattaforma comune a tutti i riti telematici, con regole e specifiche tecniche uniformi e la possibilità di evitare la firma digitale degli atti, grazie all’autenticazione forte, ad esempio con Spid», spiega il presidente, Antonio De Angelis. Aiga presenterà a breve una bozza di proposta di legge delega con le norme base per la piattaforma unica di processo telematico.

Intorno all’obiettivo della piattaforma unica per i processi digitali si è anche radunato un gruppo spontaneo di avvocati, sollecitati dallo sfogo social di Giovanni Mameli, che ha denunciato i costi e le inefficienze della moltiplicazione dei sistemi: «Nel concepire i processi telematici - spiega - siamo rimasti schiavi delle complicazioni cartacee e questo sta generando altro contenzioso. In Estonia, invece, funziona un sistema unico che gestisce tutti i processi».

Il portale del processo penale

Tra le piattaforme che hanno debuttato più di recente c’è quella del processo penale telematico: dal 29 ottobre 2020 gli atti difensivi presso le Procure devono essere depositati digitalmente attraverso il nuovo portale. Ma gli avvocati penalisti hanno riscontrato malfunzionamenti e criticità, tanto da protestare con tre giorni di astensione dalle udienze a fine marzo e chiedere di consentire di nuovo il deposito cartaceo, oltre a quello telematico, fino a quando i problemi non saranno risolti.

Una richiesta a cui il Governo ha provato a dare risposta nel decreto legge 44/2021, in vigore dal 1° aprile, che prevede che, in caso di malfunzionamento del portale attestato dal direttore generale per i servizi informativi automatizzati, l’autorità giudiziaria può autorizzare il deposito di singoli atti e documenti in formato analogico. La soluzione, però, non convince i penalisti perché - si legge in una nota dell’Unione delle Camere penali - dà la possibilità al pubblico ministero di decidere se ammettere il deposito cartaceo a fronte della denunzia di malfunzionamento del sistema o se non farlo, lasciando così il difensore nell’incertezza determinata da problemi tecnici oggettivi. Tanto che i penalisti chiedono che, in sede di conversione, il decreto legge sia modificato per consentire agli avvocati, nella fase della pandemia, di depositare via Pec gli atti solo autocertificando che non sia stato tecnicamente possibile il deposito attraverso il portale.

I diversi sistemi telematici

2014 - PROCESSO CIVILE
Il debutto -
È obbligatorio dal 30 giugno 2014 in tribunale, dal 30 giugno 2015 in corte d’appello
Come funziona -
Per depositare gli atti occorre avere un “punto di accesso” al Pct e un software. I file di testo devono essere trasformati in formato Pdf e firmati digitalmente. Il software poi li “imbusta” (crittografandoli) e li spedisce via Pec agli uffici giudiziari

2016 - PROCESSO CONTABILE
Il debutto - A marzo a giugno 2016 è diventato obbligatorio l’invio via Pec degli atti e dei ricorsi alla Corte dei conti. Resta l’obbligo di deposito della copia cartacea conforme all’originale informatico che deve avvenire possibilmente entro cinque giorni lavorativi dalla data di ricezione della Pec.
Come funziona - Va utilizzata la Pec: sopra il limite di 30Mb vanno effettuati più messaggi. È necessaria la firma digitale per tutti i documenti che richiedono la firma nel deposito cartaceo. L’accesso al fascicolo informatico richiede l’autenticazione tramite Spid e permette l’estrazione di documenti

2017 - PROCESSO AMMINISTRATIVO
Il debutto -
È obbligatorio dal 1° gennaio 2017 per i nuovi giudizi, dal 1° gegennaio 2017 per i nuovi giudizi, dal 1° gennaio 2018 per tutti i giudizi di fronte ai Tar e al Consiglio di Stato
Come funziona - Si basa su una serie di moduli pdf per i vari tipi di deposito, a disposizione gratuitamente sul sito della Giustizia amministrativa, da compilare e a cui allegare uno a uno i documenti in formato Pdf e firmati digitalmente, oltre al loro elenco, in Pdf, anch’esso firmato. I moduli vanno poi a loro volta firmati digitalmente e inviati via Pec

2019 - PROCESSO TRIBUTARIO
Il debutto - È obbligatorio per i giudizi avviati dal 1° luglio 2019 di fronte alla commissioni tributarie (esclusi i contribuenti che stanno in giudizio da soli per le cause fino a 3mila euro).
Come funziona - Per depositare gli atti occorre accedere all’area riservata sul sito della Giustizia tributaria: qui si compilano progressivamente alcune schermate che guidano alla redazione della “Nir web” (nota di iscrizione a ruolo) e si possono caricare atti e documenti in .pdf firmati digitalmente

2020 - PROCESSO PENALE
Il debutto - Dal 29 ottobre 2020 fino al termine del periodo di emergenza è obbligatorio per il deposito di memorie e documenti alla chiusura delle indagini preliminari presso le procure della Repubblica. Dal 1° aprile 2021 l’autorità giudiziaria può autorizzare il deposito di singoli atti e documenti in formato analogico in caso di malfunzionamento del portale o per ragioni specifiche ed eccezionali
Come funziona - Gli atti si depositano accedendo all’area riservata del Portale dei servizi telematici del ministero della Giustizia. Occorre inserire i dati richiesti dal sistema e caricare gli atti firmati digitalmente e i documenti allegati. Dal sistema è possibile anche controllare lo stato del deposito

2021 - PROCESSO SPORTIVO
Il debutto - Il 29 gennaio 2021 il Consiglio Federale ha approvato le Regole tecnico-operative del processo sportivo telematico di fronte al Tribunale federale nazionale
e alla Corte federale d’appello
Come funziona - Per depositare gli atti e i documenti occorre caricarli (in formato Pdf e con firma digitale) sulla piattaforma del processo sportivo telematico. Per la stagione sportiva in corso il Pst si usa in modo concorrente al deposito “tradizionale” (in questo periodo di emergenza, via Pec)

2021 - PROCESSO TELEMATICO IN CASSAZIONE
Il debutto - Finita la fase di sperimentazione iniziata a ottobre 2020, per la Cassazione civile il processo telematico è partito il 31 marzo 2021 con un sistema a doppio binario: tutti gli atti potranno essere depositatio in modo telematico o cartaceo. La scelta di una modalità esclude l’altra.
Come funziona - Il software da utilizzare è un aggiornamento di quello previsto per il processo civile telematico, integrato con schemi specifici per la Cassazione. Ed anche la procedura è la stessa

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