ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’inchiesta a Milano

Processo Eni-Nigeria, Descalzi e Scaroni assolti dall’accusa di corruzione internazionale: «Il fatto non sussiste»

Assolti anche le due società e tutti gli altri imputati. Il legale di Descalzi, Paola Severino: «Restituita la sua reputazione professionale e a Eni il suo ruolo di grande azienda». De Castiglione (difesa Scaroni): «Spero sia finito il calvario»

di Celestina Dominelli

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L’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi

3' di lettura

Il tribunale di Milano ha assolto l’ad di Eni Claudio Descalzi e il suo predecessore Paolo Scaroni nel processo che li vedeva imputati per corruzione internazionale con al centro il presunto pagamento di tangenti nel 2011 in Nigeria da parte di Eni e Shell per ottenere la licenza del campo petrolifero Opl-245. Secondo la settima sezione del tribunale milanese, presieduta da Marco Tremolada, che ha assolto anche le due società, chiamate in causa per la legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, e gli altri imputati - gli allora manager operativi nel Paese africano, i presunti intermediari, i quattro ex dirigenti Shell e l'ex ministro del Petrolio nigeriano Dan Etete - «il fatto non sussiste».

Severino: restituita a Descalzi reputazione intatta

«Il processo dopo tante udienze, dopo aver esaminato migliaia di documenti, finalmente restituisce a Descalzi intatta la sua reputazione di manager e all’Eni il suo ruolo di grande azienda italiana di cui siamo tutti orgogliosi», è stato il commento a caldo dell'avvocato Paola Severino, difensore dell'ad della compagnia energetica.

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De Castiglione: accertata l’infondatezza della tesi dell’accusa

«Siamo molto contenti e sicuramente sarà lieto anche lui. La centralità del dibattimento in questo caso si è riconfermata, la tesi della pubblica accusa è stata verificata in un dibattimento che è durato 3 anni ed evidentemente è stata ritenuta non fondata, cosa che noi abbiamo sempre ritenuto per la verità - ha commentato l’avvocato Enrico de Castiglione, legale di Scaroni -. Non è una critica alla pubblica accusa che ha fatto il suo mestiere, porta avanti delle tesi che però poi devono essere vagliate e valutate in sede dibattimentale nel contraddittorio delle parti e in questo contraddittorio quella tesa non è risultata fondata». Speriamo, ha aggiunto de Castiglione, «di aver finito questo calvario perché il mio assistito, Scaroni, è 12 anni che è sotto processo ed è stato assolto in tutti i gradi di giudizio per l'Algeria e in questo grado di giudizio ha confermato un’altra assoluzione. È sempre stato assolto e sempre con formula piena» ha aggiunto l’avvocato, ricordando che Scaroni è stato assolto in Cassazione anche in un altro processo per corruzione internazionale in Algeria. «Non c'è ombra della corruzione, poi leggeremo le motivazioni», ha concluso.

Il legale di Eni: esito garantisce a tutti giustizia equilibrata

Sulla stessa falsariga anche l’avvocato Nerio Diodà, legale di Eni. «Possiamo considerare per tutti i cittadini di questo Paese un esito che garantisce una giustizia equilibrata. «Abbiamo fiducia nei giudici», ha quindi replicato l'avvocato a chi gli chiedeva se le notizie di stampa uscite in questi giorni sul processo che adombravano un presunto clima di pressione sui giudici potessero influenzare la sentenza

La difesa di Scaroni: accuse contraddittorie e insussistenti

Stamattina, prima del pronunciamento dei giudici, intervenendo in aula, de Castiglione aveva ribadito l’innocenza del suo assistito e l’infondatezza dell’ipotesi accusatoria. «Sono accuse non solo contraddittorie ma anche insussistenti», aveva spiegato il legale. «In questo processo non c'è nulla», aveva aggiunto chiarendo che «in 3 anni di udienze sono emerse due ipotesi antitetiche su quello che è accaduto« nei negoziati per acquisire il giacimento Opl-245 da parte di Eni e Shell e «una esclude l'altra» e questo «dimostra definitivamente» che non c'è alcuna prova certa della colpevolezza di Paolo Scaroni che «deve essere assolto».

La richiesta dell’avvocato di Descalzi nell’arringa difensiva

La stessa richiesta era stata avanzata, a ottobre scorso, anche dall’avvocato di Descalzi Severino che, al termine di un’arringa durata oltre 4 ore, aveva sollecitato per il suo assistito l’assoluzione «con la formula più liberatoria possibile alla luce della totale assenza di prove». Il processo, aveva spiegato in aula l’ex ministro, «ci consegna l’immagine di un alto dirigente che ha avuto sempre e da sempre a cuore un solo obiettivo: raggiungere il risultato più vantaggioso per una delle più grandi aziende italiane nel pieno rispetto delle regole».

Le istanze della procura

La Procura prima dell'estate scorsa aveva chiesto condanne per tutti, tra cui 8 anni di carcere per l'ad di Eni, Claudio Descalzi, e per il suo predecessore Scaroni, 10 anni per l'ex ministro del petrolio nigeriano, Dan Etete, 7 anni e 4 mesi per Roberto Casula, manager per la compagnia petrolifera italiana nell'area dell'Africa sub-sahariana, e la confisca di 1 miliardo 92 milioni e 400 mila dollari sia nei confronti di Eni e di Shell - nei cui confronti è stata chiesta una sanzione pecuniaria di 900 mila euro ciascuna - sia nei confronti di tutti gli imputati.

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