Chiesta assoluzione per Intesa Sanpaolo

Processo Ubi Banca: pm chiede 6 anni e 8 mesi per Bazoli e 5 anni per Massiah

Chiesta l’assoluzione per Francesca Bazoli. La Consob parte civile chiede 200mila euro di danni

(Imagoeconomica)

3' di lettura

Il processo al tribunale di Bergamo - che per rispetto delle norme anti-Covid si sta celebrando presso l'aula magna della facoltà di Ingegneria di Bergamo a Dalmine - vede imputate 30 persone più Intesa Sanpaolo (per aver incorporato Ubi Banca). La procura di Bergamo ha chiesto la condanna per 26 imputati, l'assoluzione per 4 e l'assoluzione anche per la banca. Le richieste per gli imputati vanno da un massimo di 6 anni e 8 mesi per Giovanni Bazoli a un minimo di 1 anno e 2 mesi per altri imputati.

Nel dettaglio, il pm Paolo Mandurino ha chiesto di condannare il banchiere Giovanni Bazoli, ex presidente di Intesa Sanpaolo, a 6 anni 8 mesi, per i reati di ostacolo all'autorità di vigilanza e illecita influenza in assemblea, in relazione all'assemblea di Ubi Banca del 20 aprile 2013. Il pm ha chiesto anche di condannare per gli stessi reati l'ex consigliere delegato di Ubi Banca Victor Massiah a 5 anni di reclusione.

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I reati contestati

I reati contestati sono ostacolo all'autorità di vigilanza e illecita influenza in assemblea. Solo a 4 degli imputati sono contestati entrambi: Giovanni Bazoli, Emilio Zanetti, Victor Massiah e Andrea Moltrasio. Ai 15 imputati per cui è stata chiesta la condanna per il reato di illecita influenza in assemblea è stata chiesta anche la confisca per equivalente per un ammontare complessivo di 5,3 milioni di euro, pari a quanto per la procura è stato l'illecito guadagno avuto dai consiglieri di sorveglianza (in più) eletti nell'assemblea di Ubi Banca del 20 aprile 2013 con la lista 1 (lista Moltrasio), che per la procura, se non ci fossero state le manovre illecite non avrebbe vinto ma sarebbe stata seconda e quindi avrebbe avuto diritto solo a 5 consiglieri.

Il patto parasociale

Per quanto riguarda il reato di ostacolo all'autorità di vigilanza, questo sarebbe stato commesso attraverso una serie di mancate comunicazioni od omissioni alla Consob e alla Banca d'Italia di fronte alla circostanza che - per l'accusa - di fatto Ubi Banca veniva gestita da un patto parasociale tra le Associazioni Ablp e Amici di Ubi Banca, che vedevano come referenti rispettivamente Giovanni Bazoli ed Emilio Zanetti, che decidevano le nomine in violazione dello statuto della banca. Il reato di illecita influenza in assemblea, invece, è relativo a quanto accaduto in preparazione dell'assemblea di Ubi Banca del 20 aprile 2013.

Secondo l'accusa fu messo in piedi un sistema per raccogliere, in maniera “illecita”, deleghe in bianco per il voto sul rinnovo del consiglio di sorveglianza. L'obiettivo era quello di far prevalere in assemblea la lista 1 (lista Moltrasio) sulle altre due liste presentate: lista 2 guidata dal professor Andrea Resti e lista 3 dell'imprenditore Giorgio Jannone. Secondo l'ipotesi accusatoria, senza questo sistema non avrebbe vinto la lista 1 ma la lista 2 e quindi l'asse Bergamo-Brescia rappresentato da Zanetti e Bazoli avrebbe perso il controllo della banca.

Consob parte civile chiede 200 mila euro

La Consob, parte civile nel processo Ubi Banca a Bergamo con l'avvocato Lara Pappa, ha chiesto di «confermare la responsabilità penale degli imputati» cui viene contestato il reato di ostacolo all'autorità di vigilanza «tranne Francesca Bazoli» per cui la procura di Bergamo ha chiesto l'assoluzione. Inoltre, è stato chiesto di «riconoscere il diritto di Consob al risarcimento del danno non patrimoniale di immagine - da stabilire in via equitativa - e del danno patrimoniale per l'aggravio dell'attività ispettiva» per poco più di 200mila euro. Per la Consob, da parte degli imputati sono stati messi in atto comportamenti «tali da precludere la disclosure sulla reale governance della banca» e sono state trasmesse alla Consob «informazioni non corrispondenti al vero».

In particolare, per l'autorità non c'era «piena coerenza tra lo statuto della banca - come modificato nel 2009 - e il regolamento del comitato nomine». Tra il 2009 e il 2013 si è creato un «disallineamento tra lo statuto e il regolamento del comitato nomine» che subisce delle modifiche «non comunicate al mercato e alla Consob» e quindi in quel periodo vengono fornite informazioni incomplete tali «da non permettere di capire il reale asset di governance di Ubi Banca». E per la Consob, se invece l'autorità fosse stata informata delle modifiche fatte al regolamento del comitato nomine «sarebbe potuta intervenire per ristabilire una corretta informativa al mercato».

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