Musica dal vivo

Procol Harum in tour per i 50 anni di «A Whiter Shade of Pale»

di Francesco Prisco

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Procol Harum


2' di lettura

Cinquant’anni fa, da qualche parte in Inghilterra, qualcuno mise l’organo Hammond al centro della sintassi rock. Scelta di grande raffinatezza che premiava uno strumento fino a quel momento protagonista soprattutto nel jazz, trovata che gettava le basi per soluzioni destinate a durare nel tempo. Fu merito di una band originaria dell’Essex, i Procol Harum, del loro omonimo album d’esordio e soprattutto di una hit che nasceva dalla rielaborazione dell’Aria sulla quarta corda di Bach: la memorabile A Whiter Shade of Pale, singolo da 10 milioni di copie vendute, in Italia trasformato dai Dik Dik in Senza luce.
La band è ancora in pista e gira l’Italia in tre date, il 6 ottobre al Teatro dal Verme di Milano, il 7 al Palasport di Pordenone e il 9 all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Formatisi nel 1967 con il sodalizio tra Gary Brooker, pianista e front leader dei Paramounts, e l’amico paroliere Keith Reid, furono antesignani del genere progressive, destinato a esplodere nel decennio successivo.

Con un nome che nasceva dalla storpiatura dell’espressione latina procul harum, i Procol Harum hanno regalato al pubblico una decina di album con brani celebri, tra i quali ricordiamo Homburg (in italiano L’ora dell’amore dei Camaleonti), Conquistador, Pandora’s Box, As strong as Samson, A Salty Dog (divenuta sigla di un programma televisivo), e tutti quelli di un album tanto bello quanto sottovalutato degli anni Settanta come Grand Hotel. Il gruppo britannico ha pubblicato da poco un nuovo album, Novum (uscito ad aprile per la Eagle Records / Universal), tredicesimo della loro carriera che segue a 14 anni di distanza il precedente The Well’s On Fire. Il nuovo disco è composto da undici canzoni scritte dall’intera band con l’aiuto del paroliere Pete Brown (già noto in passato per la sua collaborazione con i Cream) e questa metodologia compositiva ha dato un indirizzo diverso alle canzoni. La copertina è opera di Julia Brown e richiama quella dell’album di debutto del 1967. Mezzo secolo fa con quel disco i Procol Harum hanno contribuito a definire il rock progressivo senza smarrire le radici blues e soul che li hanno sempre contraddistinti.
L'attuale line up, risalente agli anni Novanta e guidata sempre dall’incontrastato leader Gary Brooker (voce e piano), include Matt Pegg al basso (Jethro Tull, Ian Brown), Geoff Dunn alla batteria (Jimmy Page, Dave Stewart, Van Morrison), Geoff Whitehorn alla chitarra (Roger Chapman, Paul Rodgers, Roger Daltrey) e Josh Phillips alle tastiere (Brian May, Lionel Ritchie, Pete Townshend e Midge Ure).

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