Procreazione assistita

Procreazione assistita, alle coppie gay non può essere riconosciuta la situazione di infertilità patologica

La richiesta era di integrare l’atto di nascita con il nome della madre intenzionale con la quale la partoriente aveva da tempo una relazione affettiva stabile

di Patrizia Maciocchi

Cassazione su maternità surrogata: vietata la trascrizione per il figlio di due papà

3' di lettura

No alla rettifica dell’atto di nascita per aggiungere il nome della madre intenzionale, nel caso di due bambini nati con la procreazione medicalmente assistita, alla quale aveva fatto ricorso una coppia composta da due donne.
La scelta fatta dal legislatore con la legge 40/2004 (articoli 4 e 5) è infatti quella di limitare l’accesso a tale tecnica alle situazioni di infertilità patologica: condizione che non può essere riconosciuta nel caso di infertilità della coppia omosessuale.

La Cassazione (ordinanza 10844) respinge così il ricorso contro la sentenza della Corte d’Appello che aveva considerato legittimo il rifiuto dell’ufficiale di stato civile di correggere l’atto di nascita dei bambini. I minori erano nati in Italia, mediante Pma eseguita in Danimarca, con il consenso scritto di entrambe, utilizzando il gamete maschile di un donatore anonimo. La richiesta era di integrare l’atto di nascita con il nome della madre intenzionale con la quale la partoriente aveva da tempo una relazione affettiva stabile. La Suprema corte respinge il primo punto del ricorso delle due donne secondo le quali il sindaco non aveva alcuna legittimazione nei processi promossi dai privati. I giudici ricordano, invece, che la legittimazione passiva spetta al sindaco, come ufficiale dello Stato civile destinatario della richiesta di trascrizione, ed eventualmente al ministero dell’Interno, legittimato ad impugnare l’eventuale decisione sfavorevole, in virtù della competenza a tenere i registri di stato civile.

Loading...

Entrando nel merito della vicenda la Cassazione avalla il no del Comune basandosi sulla ratio della legge 40/2004 secondo la quale la procreazione medicalmente assistita è preclusa alle coppie dello stesso sesso. La richiesta delle ricorrenti si pone dunque in contrasto con l’articolo 4 comma 3 della norma. La Suprema corte ricorda che l’ordinamento non consente, al di fuori dei caso previsti dalla legge, «forme di genitorialità svincolate da un rapporto biologico mediante i medesimi strumenti giuridici previsti per il minore nato nel matrimonio o riconosciuto».

Un principio che vale anche nel caso in cui la genitrice di intenzione offra l’apporto biologico dell’ovulo, impiantato nell’utero della partoriente. Anche in presenza di un legame genetico con il genitore intenzionale non è, infatti, possibile aggiungere il nome di questo sull’atto di nascita. E questo perché la legge 40 esclude che le coppie omosessuali possano fare ricorso alla Pma «anche in presenza di un legame genetico tra il nato e la donna sentimentalmente legata a colei che lo ha partorito». L’obiettivo del legislatore è, infatti, quello di limitare l’accesso a tale tecnica solo alle situazioni di infertilità patologica «alle quali non è omologabile la condizione di infertilità della coppia omosessuale».

Non passano le tesi relative alla discriminazione in base all’orientamento sessuale, né la richiesta di un rinvio alla Corte Ue.

Per la Cassazione inutile anche invocare un’interpretazione costituzionalmente orientata della legge 40. E questo perché «una diversa interpretazione delle norme relative alla formazione dell’atto di nascita non è imposta dalla necessità di colmare in via giurisprudenziale un vuoto di tutela che richiede, in una materia eticamente sensibile, necessariamente l’intervento del legislatore».

Un vuoto di tutela evidenziato a più riprese dalla Corte costituzionale, da ultimo con le sentenze 32 e 33/2021, per i figli nati in seguito a Pma di tipo eterologo in coppie di donne, o con la maternità surrogata, rispetto alla quale la Consulta ribadisce il giudizio di disvalore. Il giudice delle leggi considera non più tollerabile l’inerzia del legislatore, chiamato a intervenire in nome del preminente interesse del minore.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti