Sanità e finanza

Procreazione assistita, la crisi delle nascite in Ue spinge il Fondo Usa KKR ad acquisire GeneraLife

La finanza internazionale scommette sul business della procreazione medicalmente assistita dopo la gelata delle nascite in Europa aggravata dalla crisi del Covid

di Barbara Gobbi

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3' di lettura

Sull'inverno demografico che impazza in Europa spira il caldissimo vento della finanza internazionale. Che scommette sul business della procreazione medicalmente assistita (pma) fiutandone il potenziale. La gelata nelle nascite è la reazione ad anni di dinsinvestimento sulle politiche di welfare, di ostacoli culturali, di vincoli di legge e - da ultimo - dell'effetto della pandemia in direzione ostinata e contraria rispetto al baby-booming da tempi di guerra che qualcuno aveva preventivato a inizio emergenza. Il Covid-19, oltre ad aver causato quasi un milione di morti in Europa, ha portato con sé povertà e disoccupazione che remano contro le nuove nascite.

Il crollo di nascite nella Ue

I dati sono impietosi: l'Ue ha registrato un crollo dei nati dai 6,8 milioni del 1964 a poco più di 4 milioni del 2019, mentre per l'Italia si commenta da solo l'ultimo allarme Istat: nel 2021 i nati scenderanno per la prima volta sotto quota 400mila.E allora la sfida demografica, insieme alla questione climatica e alla transizione tecnologica, diventa una delle tre priorità indicate dal Parlamento europeo, che a maggio scorso ha sollecitato una strategia sia a livello comunitario che di singoli Stati membri. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire davanti a numeri che fanno tremare i polsi. Intanto davanti ai piccoli passi delle istituzioni, in questa parte del mondo che vede il moltiplicarsi di culle vuote, chi un figlio lo vuole - malgrado l'età anagrafica delle coppie e la corsa a ostacoli per procrearlo e mantenerlo - trova risposte nei servizi sanitari pubblici e se può permetterselo anche nel privato.

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KKR entra nel settore della cura dell’infertilità

Un trend che non sfugge all'intuito degli operatori finanziari e allora la procreazione medicalmente assistita registra nel continente europeo l'ingresso di un attore di primissimo piano: il maxi-fondo americano KKR, colosso del venture capital, che entra nel settore della cura dell’infertilità grazie a un accordo con il fondo Investindustrial che detiene il Gruppo spagnolo GeneraLife. Accordo di cui non sono ancora stati resi noti i dettagli finanziari ma che - a quanto si apprende - sarà chiuso nel 2022.

GeneraLife, terzo gruppo in Europa nella Pma

Specializzato in medicina della riproduzione e a direzione scientifica tutta italiana, con più di 600 professionisti in forze e 25.000 cicli di trattamento di procreazione medicalmente assistita (Pma) effettuati ogni anno in 30 centri, GeneraLife - circa 100 milioni di fatturato - è il terzo Gruppo per la Pma in Europa ed è presente in Spagna, Repubblica Ceca, Svezia, Portogallo e Italia.

In Italia nascite calate del 30% in 12 anni

Qui da noi in 12 anni le nascite sono calate del 30% e il numero medio dei figli per donna è sceso a 1,1 a frobte di un tasso di sostituzione assicurato con 2,1 figli. Ma la Pma - con la pandemia ancora in corso - è ripartita: «nei primi nove mesi di quest'anno nei sette centri GeneraLife italiani le richieste di prime visite per infertilità e di trattamenti di Pma sono aumentate di oltre il 30% rispetto al 2019» spiegano i direttori scientifici del Gruppo, Filippo Maria Ubaldi e Laura Rienzi. «Dal 2010 a oggi l'età media al parto è salita da 31,1 a 32,7 anni – aggiungono - ed è stato costante anche l'aumento dell'età della donna all'inizio della ricerca di un figlio. Tanto che oggi oltre 700mila donne in Italia, il 35% di quelle che hanno fra 40 e 44 anni, pari a circa 2 milioni secondo l'Istat, rischiano di restare senza figli. Quando la necessità è quella di cercare una gravidanza più sicura e più rapidamente, perché l'età avanza e i tentativi spontanei non raggiungono i risultati sperati – concludono - si deve riconoscere l'importante ruolo della Pma. Che potrebbe aiutare a far nascere, sulla base dei dati sulle percentuali di successo riportati dall'Istituto superiore di sanità, ben 100.000 bambini».

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