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Procura alle liti e patrocinio davanti al giudice di pace? Esercizio abusivo della professione per l’abogado

L’abilitazione alla professione in un altro paese conseguita dall’abogado (avvocato spagnolo) stabilito non esclude il reato se gli atti tipici della professione sono commessi prima dell’iscrizione nell’albo nazionale

di Patrizia Maciocchi

(GPhoto - stock.adobe.com)

2' di lettura

Rischia la condanna per esercizio abusivo della professione l’abogado stabilito che, dopo l’abilitazione in un altro paese, si presenta come avvocato, prima dell’iscrizione all’albo interno. E sottoscrive procure alle liti e comparse di costituzione oltre a rappresentare il cliente davanti al Tribunale e al giudice di pace. La Cassazione (29672), conferma il reato, previsto dall’articolo 348 del Codice penale, nei confronti di una abogado accusata di aver commesso, sistematicamente, gli atti tipici della professione, in particolare in occasione di due procedimenti civili. Davanti al giudice di pace la ricorrente si era presentata come avvocato, malgrado il suo approdo all’albo fosse arrivato solo qualche mese dopo. Nel conto i giudici mettono anche la sottoscrizione di una procura alle liti e le comparse di costituzione. Il tutto avendo in tasca solo l’abilitazione presa in un altro paese e dunque un titolo che non esclude l’antigiuridicità della condotta. Non passa neppure il tentativo di ricordare ai giudici che davanti al giudice di pace ci si può presentare anche da soli, può farlo un praticante come un privato cittadino, senza che sia necessaria una difesa tecnica. Il reato, nello specifico, sta infatti, nell’abuso dello status di avvocato.

Esclusa la sostituzione di persona per la firma falsa

Passa invece il ricorso per quanto riguarda la condanna relativa al reato di sostituzione di persona. Alla ricorrente era stato contestato anche di aver firmato, atti e memorie difensive, falsificando il nome di un avvocato. La sostituzione di persona però non c’è, tra l’altro il legale la cui firma era stata contraffatta era uomo. Il reato è più semplicemente quello di falso in scrittura privata, ormai depenalizzato. Ciò non toglie che al legale, la cui firma era stata alterata spetti un risarcimento, malgrado il buon esito dell’attività prestata dall’abogado. Il pregiudizio sta nell’essere stato rappresentato come codifensore da chi non possedeva la qualifica. E questo nell’ambito di un rapporto di fiducia, come l’attività difensiva, che si fonda sul legittimo affidamento nelle competenze del professionista.

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