Tar lazio

Procura di Roma, in bilico la poltrona del procuratore capo

Dopo la decisione del Tar Lazio che ha accolto il ricorso degli altri candidati: il pg di Firenze Marcello Viola e il procuratore di Palermo Franco Lo Voi

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Michele Prestipino, attuale procuratore di Roma

2' di lettura

Il caso Palamara continua a pesare sul Csm. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso del procuratore generale di Firenze, Marcello Viola, e del procuratore di Palermo, Franco Lo Voi, contro la nomina di Michele Prestipino e le due sentenze potrebbero riaprire la partita per la nomina del capo della procura di Roma.

Per Palazzo dei Marescialli è una ferita che si riapre, perché proprio le intercettazioni delle riunioni notturne per decidere il successore di Giuseppe Pignatone come capo dei pm romani fece emergere, a fine maggio di due anni fa, lo “scandalo della nomine” ai vertici degli uffici giudiziari. La procedura già in corso venne azzerata e ripetuta. Viola non prese parte alla corsa. E prevalse Prestipino, braccio destro di Pignatone e già reggente della procura più grande d'Italia, su Lo Voi (al ballottaggio) e sul procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo (anche lui ha presentato ricorso, ma il Tar l’ha respinto).

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Decisione finale rimessa in discussione

Secondo il Tar, nel caso di Viola mancava la motivazione per escluderlo. Il suo nome era stato inizialmente avanzato a maggioranza dalla commissione per gli incarichi direttivi del Csm, ponendolo come favorito per la decisione finale del plenum. Ma poi emersero le intercettazioni sul risiko delle procure, con il nome di Viola dato in pole all’insaputa del diretto interessato, e quella selezione fu azzerata. Si ricominciò dalla audizioni dei candidati, e prevalse un’altra rosa. Per il Tar però non risulta negli atti una motivazione specifica per la sua esclusione «a monte». I giudici sottolineano che «emerge da più di un intervento in plenum - e non vi è ragione di dubitare sul punto, provenendo le dichiarazioni da magistrati che avevano avuto modo di accedere evidentemente all'incartamento - che quest'ultimo, in audizione, si era dichiarato parte offesa e che, oggettivamente dalla “lettura delle intercettazioni” emergeva tale qualità di parte offesa rispetto alle ”macchinazioni o aspirazioni di altri”». Ne consegue che la revoca della proposta del 23 maggio 2019, secondo il Tar appare priva della necessaria motivazione, visto che non ci sono «elementi oggettivamente riscontrabili a suo carico (rinvio a giudizio, apertura di procedimento disciplinare i simili)».

Le valutazioni del Tar

Quanto invece al reclamo del procuratore di Palermo, il Tar ragiona sui punti a favore dei candidati, Lo Voi con esperienza nella lotta alla mafia, Prestipino contro la ’ndrangheta. Uno capo di un ufficio, l’altro reggente dell'ufficio per cui si concorreva. E alla fine i giudici spiegano: «è chiaro che la presenza nel medesimo Ufficio in conferimento agevola colui che ne deve stilare un progetto (ri)organizzativo; in tal caso, la motivazione, più che soffermarsi sui punti salienti di tale progetto, dovrebbe evidenziare gli specifici profili recessivi del progetto dell'altro aspirante, ma ciò non risulta effettuato a sufficienza nel caso di specie». Si tratta del primo round. È molto probabile che il Csm sostenga la propria decisione impugnando la sentenza davanti al Consiglio di Stato. Qualora i giudici di Palazzo Spada dovessero confermare quanto stabilito dal Tar si aprirebbe la corsa.


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