Innovazione

Produrre energia grazie alle onde del mare: il progetto di Enea e Politecnico di Torino

di Davide Madeddu

3' di lettura

L’energia elettrica arriva con le onde. O meglio da quelle che si alzano nelle coste della Sardegna occidentale e nel Canale di Sicilia.

Il tutto attraverso un sistema, realizzato con costi contenuti, che funziona attraverso uno scafo di forma semicircolare in grado di produrre energia elettrica sfruttando l'oscillazione del dispositivo per effetto delle onde. Un progetto ambizioso cui da tempo stanno lavorando i ricercatori dell'Enea assieme a quelli del Politecnico di Torino e replicabile anche nelle piccole isole non autosufficienti.

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Punto di partenza un esperimento, con un prototipo in scala 1:25 nella Vasca navale dell'Università Federico II d Napoli per studiare lo scafo e la risposta degli ormeggi a onde estreme. «Abbiamo esposto il dispositivo hi-tech a serie di onde particolarmente alte (in scala) sia regolari che irregolari, generate artificialmente all'interno del bacino di test, evidenziando un'ottima capacità di tenuta e di produzione elettrica del sistema anche in condizione estreme - chiarisce Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio Enea di Modellistica Climatica e Impatti-. Questo tipo di prove sono fondamentali per valutare le prestazioni e la resistenza dei convertitori anche in situazioni critiche di onde da tempesta».

Obiettivo: installare nelle coste «più energetiche del Mediterraneo, come ad esempio la costa occidentale della Sardegna e il Canale di Sicilia, il dispositivo da 525kW». Una struttura lunga 15 metri, larga 23 e alta 7,5 per un peso comprensivo di zavorra di oltre 1.000 tonnellate. Allo studio dei ricercatori anche la riduzione dei costi del dispositivo e l'aumento dell'efficienza di trasformazione dell'energia, attraverso l'impiego di materiali a basso costo e l’integrazione di pannelli fotovoltaici per garantire un abbattimento del costo dell'energia, «rendendo il dispositivo competitivo rispetto alle altre tecnologie rinnovabili più mature».

«Per stimare il mercato potenziale nel bacino del Mediterraneo partiamo da questi dati - argomenta Sannino -: nel nostro Paese si contano più di 50 isole minori con una popolazione media di circa 2.500 abitanti, un consumo medio pro-capite di 6 kWh/g e un costo dell'energia molto elevato. Una decina di questi dispositivi potrebbero produrre energia elettrica per un paese di 3mila abitanti, contribuendo in modo significativo a contrastare i fenomeni di inquinamento e di erosione attraverso la riduzione dell'energia delle onde che si infrangono sulla costa, senza impattare in maniera significativa su flora e fauna marine». A sentire i ricercatori, l'installazione del Pewec può arrivare «a soddisfare del tutto il fabbisogno energetico di isole medio-piccole che basano il proprio approvvigionamento di energia su impianti a combustibili fossili». Anche alla luce del fatto che le tecnolocie «sono implementabili non soltanto nella fornitura di energia elettrica per usi domestici o civili, ma anche industriali (ad esempio nell'acquacoltura)». Al progetto lavora anche il team del Politecnico di Torino Lab che, come sottolinea Giuliana Mattiazzo, responsabile del centro ricerca MOREnergy Lab (Marine Offshore Renewable Energy Lab) «ha sviluppato avanzati codici numerici per lo sviluppo della tecnologia e la previsione della producibilità del dispositivo Pewec».

Il progetto rientra nell'ambito delle iniziative messe in campo dal “Working Group Ocean Energy” del SET Plan, presieduto dall'Enea dal 2021 ha due scadenze: il 2025, «che segna il traguardo dello sviluppo di dispositivi operativi che abbiano superato la fase di dimostrazione tecnica e finanziaria» e il 2030 per raggiungere la fase di installazione su larga scala con costi vicini a quelli commerciali».

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