ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLegge di Bilancio 2023

Produttività, premi agevolati per 3,7 milioni di lavoratori

La quota maggiore, il 73%, si concentra al Nord, poi segue il Centro con il 18% dei contratti, e infine il Sud, con il 9 per cento

di Serena Uccello

Partecipate: aumentare la produttività misurando le performance

3' di lettura

Uno strumento in grado di incrementare le buste paga dei lavoratori, ma che riguarda ancora una minoranza degli occupati e che soprattutto negli ultimi mesi si mostra in affanno. Sono i premi di produttività, che con l’intervento previsto dal disegno di legge di Bilancio il Governo ora punta a rendere più convenienti. Finora infatti questi premi sono stati tassati con una cedolare secca del 10% fino a 3mila euro annui, per i redditi fino a 80mila euro. Nel 2023, stando alla bozza di manovra varata il 21 novembre dal Consiglio dei ministri, l’imposta si ridurrà al 5 per cento.

Quanto valgono i premi

Ma partiamo dai dati per capire la platea interessata da questa misura. Secondo il report sul deposito dei contratti del ministero del Lavoro, al 15 novembre i lavoratori beneficiari di premi di produttività sono 3.775.278 (il 16,3% degli occupati), di cui 2.861.210 riferiti a contratti aziendali e 914.068 a contratti territoriali (il totale dei lavoratori italiani supera i 23milioni).

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Il valore annuo medio del premio risulta pari a 1.503,64 euro, che sale a 1.653,04 euro per i premi derivanti da contratti aziendali e scende a 771,92 euro per quelli derivanti da contratti territoriali.

In totale i contratti attivi sono 13.038, di cui 11.266 aziendali e 1.772 territoriali. Quanto agli interventi: 10.342 si propongono di raggiungere obiettivi di produttività, 8.025 di redditività, 6.590 di qualità, mentre 1.549 prevedono un piano di partecipazione e 7.878 prevedono misure di welfare aziendale.

L’identikit

Ma qual è la ripartizione territoriale di queste intese? La quota maggiore, il 73%, si concentra al Nord, poi segue il Centro con il 18% dei contratti, e infine il Sud, con il 9 per cento. «Una analisi per settore di attività economica - spiega il report - evidenzia come il 60% dei contratti depositati si riferisca ai servizi, il 39% all’industria e il 1% all’agricoltura. Se invece ci si sofferma sulla dimensione aziendale otteniamo che il 50% ha un numero di dipendenti inferiore a 50, il 35% ha un numero di dipendenti maggiore uguale di 100 e il 15% ha un numero di dipendenti compreso fra 50 e 99».

Un quadro quindi piuttosto specifico: lavoratori di medie e grandi aziende del settore industriale localizzate nel Nord del Paese.

Il trend

Se si considera l’andamento mensile, il numero dei contratti di produttività depositati è una perfetta fotografia dello stato di benessere o di malessere dell’economia.

Prendiamo come esempio proprio il mese di novembre: finora infatti sono stati depositati 217 contratti. Si tratta di un dato certamente parziale, visto che riguarda solo la prima parte del mese, tuttavia queste 217 intese difficilmente potranno raggiungere il dato dei 798 contratti di novembre 2021. Anno che però è solo in parte indicativo: segna infatti il ritorno dell’attività negoziale dopo lo stallo dovuto all’emergenza pandemica da Covid-19. Non a caso a novembre 2020, ancora in piena fase critica, le intese erano 498, mentre l’anno precedente erano state 677. Dunque questa fetta della negoziazione è quella che più di altre segue le oscillazioni dell’economia globale.

L’impatto

La riduzione dell’aliquota sui premi di produttività è un primo passo che però coglie solo in parte le richieste del mondo del lavoro. Secondo la Cisl l’intervento avrebbe dovuto essere quello di un azzeramento della tassazione. In questo modo sarebbe stato centrato un duplice obiettivo: dare valore alla produttività e incrementare la platea. A questo proposito bisognerebbe, sempre secondo il sindacato, individuare una modalità per estendere la platea dei lavoratori coinvolti. Una strada potrebbe essere l’inserimento del riconoscimento dei premi di produttività anche all’interno della contrattazione nazionale. In questo caso, se si considerano solo i contratti che vedono firmatari Cgil, Cisl e Uil, si potrebbe arrivare a un potenziale di 12,5 milioni di lavoratori dipendenti coinvolti.

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