L’intervista a

«Produzione diversificata, un aiuto alle aziende per traghettare la crisi»

di Filomena Greco

Anfia. Marco Rollero, vicepresidente della sezione Componenti di Anfia è a capo di Eaton per l'area Emea

2' di lettura

Spinta verso la ricerca e sviluppo lungo tre direttrici: l’innovazione verso elettrificazione, guida autonoma e infrastrutture per la mobilità elettrica. Questa l’indicazione di Marco Rollero, vicepresidente della sezione Componeti di Anfia e a capo dell’area Emea per la multinazionale Eaton. «L’elettrificazione è un business sostitutivo, tende a prendere quote prima occupate dai motori tradizionali, l’autonomous driving invece è un business totalmente incrementale» sottolinea. E aggiunge: «Sulla partita delle infrastrutture bisogna lavorare molto perché ad oggi siamo a malapena in grado di sostenere la quota di mercato già elettrificata».

L’automotive sta scontando un momento di forte difficoltà. Come la vede?
Il nostro settore sta vivendo una crisi determinata dalla carenza di materie prime che ha la sua genesi nella pandemia e nella fase di diffusione del Covid che ha determinato una caduta della domanda verticale. Tutte le aziende hanno cercato di minimizzare l’impatto e liberare capitale circolante mettendo a zero gli inventari e cercando di rimanere il più snelli possibile in questa fase. Si è passati poi ad una fase di ripresa a V con una domanda enorme nella quale però si sono innescate variabili naturali che hanno ad esempio creato difficoltà al settore delle resine a inizio anno e difficoltà di approvvigionamento arrivate in una situazione inventariale ridotta all’osso per l’automotive. Questo ha generato i pesanti fenomeni di shortage sui chip che in questo momento fanno viaggiare a singhiozzo tutte le fabbriche, accanto ad un aumento generalizzato dei costi delle materie prime.

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Il modello classico di globalizzazione nelle forniture è andato in crisi?
Stiamo andando verso una polarizzazione dei mercati. Quando fai fatica a acquistare materiali sul mercato globale anche perché mancano i container allora ogni mercato inizia a seguire le sue logiche di prezzo e disponibilità e questo rende le cose ancora più complicate. Un settore come l’auto, cresciuto sul Just in time, si trova a gestire tempi imprevedibili di consegna dei materiali.

Come ricade tutto questo sui componentisti?
Complessivamente ci sono volumi inferiori, il mercato si assesterà su 80-85 milioni di auto prodotte contro un’attesa che era sui 100 milioni. In più c’è anche un calo di acquisti sul mercato a causa dell’indecisione che caratterizza la domanda in questa fase di transizione. I segmenti più bassi e a maggiori volumi sono quelli che soffrono di più perché il consumatore rimanda la scelta.

Come si deve affrontare questa fase?
Questo è un comparto storicamente caratterizzato da bassi margini ma grande visibilità sulla programmazione. Nel momento in cui questo secondo aspetto viene a mancare, il rischio è il disimpegno da parte di molti attori dell’automotive. La capacità di diversificare può essere un aiuto importante.

Le imprese piemontesi hanno una propensione all’investimento più basso della media. Cosa bisognerebbe fare?
Il modello degli Oem è stato quello di un outsourcing massiccio, hanno demandato in larga parte la richiesta di capitale alla supply chain. Gli investimenti si ripagano a fronte di una certezza dei volumi, quando questa certezza manca c’è una naturale ritrosia sul fronte degli investimenti che rischiano di diventare un carico insostenibile per un settore in una fase così difficile.

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