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Produzione industriale: -1,8% a settembre, -0,5% sull’anno

Nella media del terzo trimestre il livello della produzione diminuisce dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Male i comparti energivori.

di Luca Orlando

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3' di lettura

Dop un ottimo agosto, oltre le attese, a settembre la produzione industriale inverte la rotta. Istat rileva infatti per l'indice destagionalizzato dell’output una diminuzione dell'1,8% rispetto ad agosto.

Su base tendenziale sia l’indice grezzo che corretto per gli effetti di calendario diminuiscono dello 0,5% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 22 come a settembre 2021). Così, nella media del terzo trimestre il livello della produzione diminuisce dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Nei nove mesi, la variazione tendenziale si mantiene positiva a +0,8% per l’indice grezzo e a +1,2% per quello corretto.

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Crescono i beni di consumo (+3,4%) e i beni strumentali (+2,4%); diminuiscono, invece, l'energia (-3,5%) e, in misura più marcata, i beni intermedi (-5.3%).

Il macigno dell’energia

Dopo aver realizzato ad agosto risultati ben oltre le attese (+2,3% mensile, +2,9% su base annua) la rotta così si inverte. Anche perché sulle imprese continua a pesare il macigno del gas, che nei comparti più energivori si traduce in rallentamenti produttivi o stop parziali a rotazione.

Penalizzata è ad esempio la chimica, che dopo un primo semestre in progresso di quattro decimali, cede terreno proprio in coincidenza con le impennate dei valori del gas, cedendo oltre sette punti tra luglio e agosto. A settembre la frenata è del 9,4%, peggior dato settoriale della manifattura in senso stretto, confermando le sensazioni dell’associazione di categoria, Federchimica, che in assenza di stop produttivi indotti dal razionamento di gas vede per il secondo semestre un calo di produzione dell 8%.

La media della manifattura (escludendo cioè attività estrattiva ed energia) su base annua è in perfetta parità, a crescita zero. Risultato però di spinte divergenti, tenendo conto che tra i settori monitorati dall’Istat si evidenzia una netta divaricazione tra comparti energivori e non, questi ultimi a spuntare le performance migliori, in primis con farmaceutica, mezzi di trasporto ed elettronica, in più di un caso con progressi a doppia cifra.

A cedere terreno in modo evidente, oltre alla chimica, vi sono invece altri grandi consumatori di gas o energia elettrica, dunque carta-legno, metallurgia e gomma-plastica.

Settori che anche nel bilancio dei primi nove mesi dell’anno non brillano, con i metalli e la gomma-plastica a cedere oltre quattro punti, legno e carta al palo.

Il rimbalzo sperimentato nel 2021 dalla manifattura italiana è così quanto mai un ricordo lontano: se nei primi nove mesi dello scorso anno la produzione era cresciuta del 16,5%, recuperando gran parte del terreno perso nella fase del lockdown, ora il progresso è limitato a poco più di un punto, in riduzione rispetto alle performance dei primi mesi dell’anno e con prospettive che paiono virare al ribasso.

Giù la fiducia

Che il quadro sia complesso è del resto evidente osservando le ultime rilevazioni sul clima di fiducia. I dati di ottobre per le imprese rappresentano il quarto calo consecutivo, nel caso delle realtà manifatturiere si ritorna ai livelli di inizio 2021. Ancora peggio per i consumatori, con l’inflazione a mettere in difficoltà le famiglie e l’indice di fiducia che cede terreno tornando a livelli che non si vedevano dal lontano 2013.

Le prospettive

Le attese sul 2023 restano in effetti quanto mai prudenti e nelle ipotesi di Intesa Sanpaolo e Prometeia i ricavi reali delle imprese, calcolati cioè a prezzi costanti depurando i dati dall’inflazione, scenderanno dello 0,9%. Una frenata collegata anche alla necessità delle famiglie di trovare margini aggiuntivi nei propri bilanci per affrontare caro-bollette e inflazione galoppante, scenario che potrebbe penalizzare alcune categorie di consumi almeno in parte rinviabili, come abbigliamento, mobili ed elettrodomestici.

Peggio della media

Se fino allo scorsa rilevazione l’Italia presentava risultati migliori rispetto alle maggiori manifatture europee, ora il trend si ribalta. Per la Germania a settembre c’è infatti un progresso mensile è dello 0,6%, del 2,6% nell’anno, dati migliori rispetto alle attese degli analisti. Calo di quattro decimali invece per la Francia, che su base tendenziale cresce però del 2,6%, grazie in particolare al robusto rimbalzo della produzione di auto.


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