Manifattura

Produzione record in Lombardia

In corsa output, ordini e ricavi. Cresce l’occupazione. Quasi tutti i settori oltre i livelli pre-covid. Restano i rischi sui prezzi e sulle forniture.

di Luca Orlando

(Kawee - stock.adobe.com)

4' di lettura

Sei punti oltre il livello del 2019. A dare la misura dello scatto in avanti della manifattura lombarda tra luglio e settembre non è tanto la crescita a doppia cifra rispetto allo stesso periodo 2020, ancora penalizzato dall’emergenza Covid. Quanto piuttosto il livello assoluto raggiunto in rapporto al periodo pre-crisi, livello (118,2) che peraltro aggiorna il massimo storico dell’indice, già toccato lo scorso trimestre superando il precedente top del 2008 (113).

Dai dati di Unioncamere Lombardia emerge un quadro positivo sotto più punti di vista, con crescite che abbracciano quasi tutti i settori. Forza della domanda che nel presente genera un utilizzo degli impianti robusto, oltre il 75% ma che anche in prospettiva non perde vigore, garantendo sulla base degli ordini raccolti 76 giornate di lavoro, a ridosso del massimo storico, dieci giorni in più anche rispetto al 2019. Produzione legata al mercato e non effettuata a scopo cautelativo per rinforzare i magazzini, come testimonia il saldo in rosso delle risposte delle imprese: sia per prodotti finiti che per giacenze di materiali prevalgono i segnali di scarsità sulle segnalazioni di eccedenze. Scarsità che inizia a “mordere” sull’attività produttiva mentre dal lato dei margini è evidente la nuova pressione posta dall’effetto sui listini dei fattori, con i valori delle materie prime stimati in crescita di 11 punti rispetto al periodo precedente, dopo un’impennata analoga tra aprile e giugno.

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La forza della domanda, ad ogni modo, continua a generare lavoro, con il saldo occupazionale in attivo di tre decimali, positivo per il terzo trimestre consecutivo, mentre in parallelo la quota di aziende in Cig torna in linea con i livelli pre-pandemici.

Se a spingere i ricavi (+17,5%) è certamente anche l’effetto prezzi (stimato a 14 punti sui prodotti finiti), la crescita della domanda è però anche nei volumi, testimoniata da un balzo degli ordini superiore, nell’ordine del 20% sia su base nazionale che oltreconfine.

Se il quadro complessivo è positivo, le criticità non mancano dal lato dell’offerta. Le giornate lavorative assicurate potrebbero in effetti anche essere il risultato di un accumulo di ordini inevasi a causa delle strozzature nelle filiere di fornitura. E anche la massa di ordini in arrivo, per lo stesso motivo, potrebbe non tradursi in via immediata in produzione reale.

«L'aumento dei prezzi delle materie prime avviato nel 2° trimestre - commenta il presidente di Confindustria Lombardia Francesco Buzzella - si sta adesso riflettendo sui prezzi dei prodotti finiti. Ci troviamo quindi in una fase di crescita generalizzata dei prezzi, piena inflazione. Se a questo si aggiunge la corsa dei prezzi dell'energia causata in larga parte dai movimenti speculativi del mercato ETS legati alla transizione in atto, più che alla scarsità dell'offerta, possiamo già prevedere che nei prossimi mesi la ripresa subirà un brusco rallentamento. E' perciò fondamentale agire in fretta per fermare questi rincari, e bisogna farlo agendo a livello nazionale e in Europa – come Confindustria abbiamo sottoposto a Governo e Parlamento numerose proposte di misure di intervento –, per evitare una nuova crisi e soprattutto evitare che siano le imprese a pagare il prezzo della transizione in questa fase in cui, come emerso anche dell'analisi odierna sugli investimenti green, il 43% delle aziende ha in corso investimenti in tecnologie per la gestione circolare dell'energia, dei trasporti o dei rifiuti».

Nodi che stanno iniziando a manifestarsi nel sistema ma visibili solo in parte nei dati del terzo trimestre, che in termini settoriali evidenziano una crescita pervasiva, con progressi tendenziali della produzione spesso a doppia cifra, più ridotti solo per alimentari e mobili. Mentre a soffrire, presentando un calo, è rimasto solo il settore dell’abbigliamento, giù di 11 punti rispetto al 2020, con impianti saturi appena al 63%, il minimo tra tutti i comparti analizzati .

Rispetto al terzo trimestre 2019, confronto pre-covid omogeneo per calendario, tutti i settori sono in crescita, a partire da meccanica e gomma-plastica. Solo tessile (sei punti) e abbigliamento (22) presentano un deficit rispetto a quel periodo.

«Si conferma il quadro congiunturale positivo per il settore manifatturiero lombardo – ha dichiarato il Presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio - toccando il nuovo massimo storico dell'indice della produzione industriale al quale si affianca la svolta positiva del comparto artigiano. Anche se l'intensità della crescita congiunturale si è leggermente ridotta nell'ultimo trimestre, i segnali positivi sono confermati dagli ordinativi, con la produzione assicurata ai massimi sia per l'industria che per l'artigianato e con aspettative positive per produzione, domanda e occupazione. Destano ancora preoccupazione invece i costi dell'energia e delle materie prime e le strozzature delle catene di fornitura, con i loro riflessi inflazionistici e sui listini».

E in prospettiva? Le aspettative delle aziende sull'andamento della domanda rimangono positive, in linea con i livelli massimi storici sia per il mercato interno che per il mercato estero. Gli imprenditori lombardi sono ottimisti anche relativamente alla crescita dei livelli produttivi e occupazionali nel prossimo trimestre, consolidando un quadro complessivamente positivo.

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