VENDEMMIA 2019

Produzione di vino giù del 16%, ma l’Italia resta prima in classifica

Il maggio freddo e piovoso ha rallentato il ciclo vegetativo della vite. Previsione a 46 milioni di ettolitri, contro i 43 di Francia e i 40 di Spagna

di Giorgio dell'Orefice

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(Marka)

Il maggio freddo e piovoso ha rallentato il ciclo vegetativo della vite. Previsione a 46 milioni di ettolitri, contro i 43 di Francia e i 40 di Spagna


3' di lettura

Dopo l’abbondante vendemmia dello scorso anno le condizioni meteo difficili (in particolare un maggio freddo e piovoso ha rallentato il ciclo vegetativo della vite) la produzione italiana di vino 2019 si fermerà a quota 46 milioni di ettolitri con un calo del 16% rispetto al 2018. Una flessione però che non pregiudicherà la leadership produttiva mondiale dell’Italia visto che in Francia e Spagna (gli altri due principali produttori) sono previsti rispettivamente 43 e 40 milioni di ettolitri. È quanto emerge dalle stime effettuate, per la prima volta in maniera congiunta da Ismea, Unione italiana vini e Assoenologi (che fino allo scorso anno effettuavano due distinti outlook) presentate questa mattina a Roma al ministero per le politiche agricole.

Le anomalie climatiche in realtà erano iniziate già con un inverno caldo e con scarse precipitazioni. A maggio poi l’inversione di tendenza con temperature inferiori alla media e abbondanti piogge che hanno penalizzato in particolare le uve precoci (in genere quelle a bacca bianca che vengono raccolte per prime). Tali condizioni hanno riportato così il calendario della vendemmia a ricalcare la tempistica tradizionale dopo anni in cui invece il caldo torrido aveva spesso accelerato la maturazione dei grappoli determinando un anticipo delle operazioni di raccolta.

Un cambiamento che emerge con chiarezza dal fatto che ai primi giorni di settembre risulta in cantina appena il 15% delle uve contro il 40% in media degli scorsi anni. «Al momento – spiegano Ismea, Uiv e Assoenologi – lo stato sanitario delle uve si presenta buono con rari attacchi di peronospora e oidio (le due principali malattie della vite). I primi riscontri analitici evidenziano gradazioni alcoliche nella norma, un buon rapporto zuccheri/acidità e un quadro aromatico favorevole».

A livello territoriale quasi tutte le regioni hanno denunciato un taglio della produzione. Si va infatti dal meno 30% della Lombardia al -24% dell’Umbria, dal meno 20% di Emilia Romagna e Sicilia al -18% del Friuli Venezia Giulia, dal - 16% rilevato in Veneto e in Puglia al -15% di Trentino Alto Adige, Marche e Lazio. A limitare i danni la Calabria (-3%) e la Campania (-6%). Unica eccezione la Toscana che ha visto invece crescere la propria produzione del 10%.

LA PRODUZIONE PER REGIONI

LA PRODUZIONE PER REGIONI

L’attenzione si posta adesso al mercato dove il trend altalenante delle ultime vendemmie ha provocato più di una tensione tra produttori e commercianti. Dal minimo storico di due anni fa si è infatti passati al robusto rimbalzo del 2018 che ha provocato un calo dei listini del 13% (sintesi tra il meno 27% registrato dai vini comuni e da tavola e il -6% invece delle etichette a denominazione d’origine).

«Con la vendemmia 2019 – commentato il presidente dell’Unione italiana vini, Ernesto Abbona - rientriamo nella media degli ultimi anni, con una flessione marcata rispetto all’eccezionale produzione 2018. Ci attendiamo una tenuta dei prezzi in particolare sui vini Doc e Docg, che rimanendo nei volumi fissati dai disciplinari di produzione sono meno esposti a sbalzi produttivi mentre auspichiamo un rialzo dei listini dei vini da tavola grazie al contemporaneo calo dell’offerta, in questa categoria, di Francia e Spagna».

«Anche nel 2019 - aggiunge il presidente Assoenologi, Riccardo Cotarella – la variabilità climatica si è fatta sentire. Quest’anno si rilevano grandi difformità di maturazione anche all’interno dello stesso vigneto il che renderà determinante per la qualità dei vini l’intervento degli enologi». Ma è soprattutto sui mercati internazionali che si delineano le principali sfide per il vino italiano. «Un settore che in questi anni – spiega il direttore generale Ismea, Raffaele Borriello – ha saputo effettuare un importante percorso di internazionalizzazione mediante la concentrazione e la riorganizzazione della filiera ».

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