I CENTRI DI ECCELLENZA

Professione birraio: le tappe per la formazione all'estero

Con un mercato mondiale in fermento il mestiere di birraio offre ancora buone opportunità ai giovani. E se l'Italia offre alcuni percorsi formativi sembra essere fondamentale fare qualche esperienza fuori dai confini nazionali

di Maurizio Maestrelli

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Agata Zani, innovation Brewmaster

Con un mercato mondiale in fermento il mestiere di birraio offre ancora buone opportunità ai giovani. E se l'Italia offre alcuni percorsi formativi sembra essere fondamentale fare qualche esperienza fuori dai confini nazionali


3' di lettura

Tullio Zangrando ha 87 anni, vive in provincia di Belluno, e attualmente sta lavorando a un paio di nuove birre. Conoscendolo, la cosa non stupisce. Ma Zangrando appartiene a quella generazione di mastribirrai italiani che si sono laureati a Weihenstephan, cittadina bavarese sede di una delle più prestigiose università che formano, tra gli altri, molti birrai tedeschi. E non solo, evidentemente. Facendo un salto generazionale anche l'attuale mastrobirraio del Birrificio Pedavena è uscito dallo storico ateneo. In effetti, se studiare all'estero aggiunge un valore importante alla propria formazione professionale, il discorso si applica anche al mestiere di birrai.

Ne è convinta Agata Zani, una laurea in Chimica all'Università di Parma, un ingresso in Heineken Italia nel 2000 come capo laboratorio centrale e, nel 2009, sei mesi full immersion alla Versuchs- und Lehranstalt (VLB), dipartimento del Politecnico di Berlino, considerato un centro d'eccellenza per la formazione birraria. «Ho avuto l'opportunità, offertami da Heineken Italia, di frequentare questo corso che considero oggi una tappa fondamentale nel mio percorso professionale», ci spiega la Zani che oggi copre il ruolo di Innovation Brewmaster Heineken Italia. «È decisamente impegnativo, io ho dovuto sostenere 17 esami in 6 mesi e presentare due tesi finali ma il know-how che ricevi è impagabile».

Le scuole di eccellenza (in inglese e tedesco)
Che quello di VLB Berlino sia tra i corsi più prestigiosi, lo dimostra la provenienza dei corsisti che arrivano anche da Stati Uniti e Asia. Lo si può frequentare anche senza avere un'azienda alle spalle, ma il costo è decisamente impegnativo: circa 10mila euro per la frequenza ai quali si devono aggiungere i sei mesi di trasferta nella capitale tedesca. «Io lo consiglio a chiunque ovviamente», riprende Agata Zani che, nel suo corso, era una delle quattro donne su 31 iscritti a dimostrazione che fare birra non è esclusivamente un'attività maschile, «tuttavia è un corso adatto a chi ha già delle basi, di studio o magari anche pratiche. A chi insomma produce già birra e vuole approfondire tutti gli aspetti che riguardano le materie prime, il processo produttivo, il confezionamento». La VLB ha anche il vantaggio di offrire corsi in lingua inglese, a differenza di Weihenstephan dove le lezioni sono tenute rigorosamente in tedesco, e per chi si trova perfettamente a suo agio con la lingua di Shakespeare va detto che oltre a Berlino esistono corsi di formazione altrettanto prestigiosi a Londra, l'Institute of Brewing and Distilling, a Lovanio in Belgio presso la locale università e, oltreoceano, la University of California a Davis, poco più a nord di San Francisco.

Insomma, le opportunità per studiare all'estero non mancano e, a detta di coloro che le hanno sfruttate, costituiscono esperienza fondamentali. A patto tuttavia di essere davvero motivati e già avviati sul percorso. Ma ci sono anche altre opportunità da non sottovalutare se si coltiva il sogno di lavorare in un birrificio.

Gli stage in azienda
Matteo Milan dopo una laurea a Udine in Scienze e Tecnologie Alimentari ha mollato un dottorato di ricerca per lanciarsi nel mondo del lavoro. La sua prima esperienza è stata quella di lavorare in Scozia da Brewdog, uno dei birrifici con un incredibile tasso di crescita. «Dopo tanta teoria volevo la pratica», è il suo commento, «così nel 2008 sul sito del Siba (la Society of Indipendent Brewers) ho trovato questa opportunità. Ho superato un colloquio via Skype e sono partito per Aberdeen. Dovevo fare un periodo di prova di tre mesi ma dopo un mese e mezzo avevo il contratto ed è stata una delle migliori scelte che ho fatto nella vita. Al tempo in birrificio eravamo 7 persone ma i volumi prodotti aumentavano di settimana in settimana, continuavano ad arrivare nuovi tank di maturazione e nuove persone venivano assunte. Ho davvero imparato molto, professionalmente e umanamente».

E se Milan è stato forse uno dei primi a giocarsi la carta dello stage formativo oltreconfine, la sua strada è adesso percorsa da sempre più giovani che vogliono imparare un mestiere che non è poi così semplice come si potrebbe pensare.

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