lussi casalinghi

Professione maggiordomo: evoluzione 4.0 del domestico più sognato (che può valere anche milioni)

di Marta Casadei


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Lo staff di Downton Abbey

3' di lettura

Alfred, premuroso maggiordomo di Bruce Wayne, forse meglio noto come Batman, per lui prepara colazioni sontuose servite su vassoi d’argento (ma gli ripara anche l’uniforme da supereroe). E poi Mr Stevens, apparentemente indifferente e un po’ cupo, tratteggiato per iscritto da Kazuo Ishiguro (e poi plasmato da Anthony Hopkins diretto da James Ivory) in «Quel che resta del giorno». E, ancora, Carson: fedelissimo dipendente della famiglia Crawley, proprietaria di «Downton Abbey» (le riprese del film tratto dalla serie britannica, tra l’altro, sono in corso): austero e tradizionalista, dirige la casa con rigore e, insieme, grande sensibilità. Poi, che dire di Eugene Allen, che fu veramente il maggiordomo alla Casa Bianca per 34 anni e sotto sette presidenti: la sua vicenda ha ispirato il film «The Butler» (2003). Bastano solo poche citazioni letterario -cinematografiche per far capire l’importanza, nell’immaginario comune, della figura del maggiordomo.

Un ruolo tutt’altro che letterario. Che necessita di una preparazione seria e permette di guadagnare cifre da top manager. «Il maggiordomo più pagato del Regno Unito guadagna due milioni di sterline l’anno - racconta Gary Williams, preside del The British Butler Institute di Londra, uno dei più prestigiosi istituti di formazione a livello internazionale - e c’è un grandissimo mercato per queste figure che non sono assunte solo dalle grandi famiglie aristocratiche, ma da chi, potendoselo permettere, preferisce affidare ad altri la gestione della casa, anche se vive da solo».

In un’epoca in cui fioriscono gli assistenti digitali - dall’ormai storica Siri di Apple, che aiuta anche solo a gestire le chiamate e a orientarsi con le mappe, a Google Home, attraverso il quale si può scegliere un film da vedere in Tv o controllare un dispositivo “smart” in casa, come le luci. Poi c’è Alexa, assistente virtuale capace di interagire con la domotica, che Amazon ha lanciato nel 2014 (in accoppiata con il dispositivo Echo, evolutosi nel tempo) e da ottobre 2018 è disponibile anche in italiano.

Come funziona Google Home

L’assistente virtuale costa sicuramente meno di un maggiordomo, ma andrà davvero a sostituirlo, nel futuro? «Le persone continuano a volere il “tocco umano”, quando si parla della gestione della loro casa e, quindi, dello spazio più intimo che hanno. Certo, le macchine possono aiutare su molti fronti», spiega Gary Williams. Che non considera gli assistenti virtuali come reali competitor dei maggiordomi, ma ritiene la tecnologia una spinta al miglioramento: «È ovvio che la professionalità del maggiordomo si sia evoluta nel tempo e debba trasformarsi ancora. Accanto alle mansioni tradizionali - come, per esempio, la lustratura delle scarpe o la preparazione del bagaglio - al butler contemporaneo sono richieste competenze in diversi campi. Deve essere un incrocio tra un personal assistant, un manager, uno chef e un mixologist».

Se i maggiordomi del cinema e della letteratura sono per lo più figure maschili, anche un po’ agé, oggi la professione è molto trasversale. «Il 40% delle nostre studentesse sono donne», conferma Williams.

Ed è proprio una donna, Elisa Dal Bosco, la fondatrice e presidente dell’Associazione italiana maggiordomi: «Siamo partiti nel 2009 come associazione non profit - racconta - e da allora contribuiamo a formare personale che lavora negli hotel e, soprattutto, nelle case private». Chi vuole ricoprire questo ruolo? «Si va dai giovani ai sessantenni che vogliono reinsersi nel mondo del lavoro». Le caratteristiche chiave per avere successo sono diverse:« In generale direi che bisogna avere uno sguardo che vada oltre i 360 gradi - conclude Dal Bosco - e poi servono pazienza ed empatia, un’ottima conoscenza delle lingue straniere, senso estetico e gusto per il bello». Gli assistenti virtuali? «Non conoscono i rimedi della nonna che sono spesso l’asso nella manica di un buon maggiordomo».

La tecnologia, si sa, non pone limiti al proprio sviluppo. Ma, in effetti, chissà se l’assistente digitale del futuro saprà che per togliere l’umidità dall’armadio basta qualche gessetto da lavagna.

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