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Professioni, il Covid non ferma gli ingressi in studio. Servono esperti fiscali e del lavoro

L’analisi di PageGroup sulle dinamiche del mercato tax and legal 2020: meno specialisti in M&A-finanza e più tributaristi (anche in azienda)

di Valeria Uva

Quanto incidono gli incentivi sui contratti stabili?

4' di lettura

Lo stop alle ricerche e ai nuovi ingressi negli studi legali e tributari c’è stato. Ma è durato qualche mese. Il tempo necessario per adattarsi al lavoro da remoto e alle nuove tecnologie. Già dall’estate le ricerche e le candidature in area tax & legal sono riprese, tanto da tornare ai livelli pre-Covid e pari allo stesso periodo del 2019. Parola di PageGroup, la società internazionale specializzata nelle ricerche e selezione di personale, che ha una propria divisione tax and legal a servizio sia degli studi legali e tributari (medio-grandi), sia delle società corporate.

I vincoli della prima ora

«Nella prima emergenza il principale ostacolo per chi pensava a nuovi ingressi è stato il lavoro da remoto - commenta Pamela Bonavita, senior executive director di PageGroup Italy - soprattutto per l’inserimento dei giovani da formare. Le realtà della consulenza in ambito legale e fiscale hanno necessità di una formazione in presenza, a stretto contatto con i tutor, difficile da realizzare con lo smart working della prima fase».

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Hanno influito senz’altro anche le barriere “culturali” e una certa impreparazione organizzativa verso il lavoro a distanza, di fatto una novità mai sperimentata in modo massiccio dagli studi prima del Covid-19. Ma l’adattamento è arrivato in tempi brevi e, una volta superata l’emergenza, il flusso di richieste di nuovi inserimenti ha cominciato a crescere: «Di fatto il periodo da luglio a ottobre ha portato a un pieno recupero, appunto, ai livelli del 2019. Un trend che la seconda ondata non sta intaccando, con molte realtà ormai organizzate anche per il lavoro a distanza», spiega Lorena Bonesso, senior manager ed head of tax del Gruppo in Italia, che in media incontra 4-5 candidati per queste aree al giorno, con un centinaio di inserimenti quest’anno andati a buon fine.

Le specializzazioni più richieste

Nell’anno del Covid è il fisco, con tutte le sue complessità, a primeggiare nelle richieste. Mancano profili junior: continua la disaffezione dei giovani laureati in economia verso la libera professione. «I praticanti commercialisti sono da anni difficili da reperire e anche per questo sono in crescita i loro compensi, nei grandi studi ormai allineati a quelli dei colleghi avvocati», osserva ancora Bonesso.

Mancano anche i senior: le aziende chiedono sempre più tax manager per seguire più da vicino in casa la fiscalità nazionale e internazionale del proprio business. Ma tributaristi esperti sono richiesti anche negli studi.

Giuslavoristi in ascesa

L’emergenza ha visto la necessità di rafforzare da subito anche i dipartimenti di diritto del lavoro, mai come quest’anno centrali nel mercato legale. «Una necessità che crediamo proseguirà anche l’anno prossimo», conferma Bonavita, « anche a scapito dei più tradizionali M&A e banking and finance, protagonisti negli scorsi anni».

Per le realtà medie e soprattutto per le boutique si fa strada l’idea di ampliare il più possibile la rosa delle specializzazioni interne. «Una tendenza che continuerà anche nel 2021 - prevede Bonesso - con l’obiettivo di fornire un servizio completo al cliente». A tutti, comunque, sempre più gli studi chiedono maggiore proattività e dinamismo nella ricerca e nella cura del cliente. «È finita l’era dell’avvocato a cui il lavoro “pioveva” sulla scrivania - commenta Bonavita -. Oggi si cercano veri e propri business developer».

La politica retributiva

Secondo PageGroup le medie retributive sono rimaste pressoché invariate rispetto al 2019 ma allo stesso tempo «nelle practice più dinamiche per mantenere alto il livello di attrattività - spiegano dalla società - gli studi sono stati aggressivi lavorando su offerte incrementali». Secondo il database interno, a livello più basso un trainee si attesta sui 22mila euro l’anno (25mila dopo l’abilitazione), 35mila per un associate neopromosso. Al vertice gli equity partner (120mila euro di media). «Molti studi hanno tagliato stipendi e bonus dei professionisti già in organico nel primo lockdown, in un’azione di contenimento costi mentre le retribuzioni per le nuove assunzioni non hanno subito lo stesso impatto», si fa osservare.

A farne le spese in particolare sono state le carriere dei ruoli intermedi con un «rallentamento delle crescite e dei passaggi in fascia successiva all’interno degli organici esistenti, che hanno penalizzato soprattutto le figure degli associate e dei senior associate». E infatti proprio da chi si trova in questa fascia intermedia quest’anno la società ha ricevuto molte candidature spontanee.

L’in house

È la sorpresa del 2020. In un anno in cui pochi avrebbero scommesso su nuove assunzioni in azienda, nel legale sono state tante le richieste giunte dal corporate. «Assistiamo alla creazione di veri e propri mini studi legali interni con l’obiettivo sia di tenere sotto controllo i costi sia di contare su risorse che conoscono meglio le dinamiche e la storia del settore in cui si opera», nota Bonesso.

I giovani

Neanche il Covid ha fermato la caccia degli studi ai talenti junior. I requisiti sono sempre gli stessi: un ottimo percorso accademico, inglese fluente e un’esperienza all’estero aprono le porte sia delle law and tax firm che delle boutique. Ma comincia a farsi strada quello che la società di selezione definisce «trend debole» ovvero un primo segnale destinato ad amplificarsi anche nei prossimi anni: «I neolaureati hanno le idee chiare e tengono in particolare a un maggiore equilibrio tra il lavoro e la vita privata - precisa Bonavita - che non sempre può essere garantito nelle grandi realtà della consulenza». E conclude:  «Questa esigenza sarà sempre più sentita e, quindi, anche gli studi dovranno in futuro mutare l’approccio e le richieste verso i giovani».

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