Il caso

Professoressa vieta il top nell’ora di ginnastica perchè «distrae i maschi»

Tutte le studentesse, di fronte al divieto, hanno indossato il capo di abbigliamento per protesta. Striscione rivolto ai docenti: «Cambiare mentalità, non i vestiti»

di Redazione Scuola

2' di lettura

Hanno sfidato la fredda mattinata di novembre arrivando a scuola vestite con un “top” sportivo, quello che la professoressa di educazione motoria non voleva far loro indossare in palestra, perché avrebbe “distratto i maschi”. La protesta è stata inscenata l’11 novembre a Venezia davanti all'istituto Marco Polo, un liceo classico e artistico. A lanciare l'iniziativa il “Collettivo Polo-Las” della scuola, che ha denunciato l'episodio, invitando in uno striscione i docenti a «Cambiare mentalità, non i vestiti». Altri studenti, anche maschi, hanno appoggiato la protesta con alcuni cartelli contro le presunte costrizioni nel vestiario delle ragazze. Quindi si è svolta un'assemblea per discutere sulla vicenda e programmare altre eventuali iniziative. Il tutto documentato sui profili Instagram del gruppo di studenti.

Il divieto

La docente, secondo quanto riferito dalle studentesse, oltre a vietare l'uso del top durante l'ora di educazione motoria, avrebbe costretto alcune di loro a proseguire la lezione indossando una felpa, e avrebbe minacciato di mettere una nota se alle prossime lezioni le ragazze si fossero presentate di nuovo con gli indumenti «inadatti a un contesto scolastico».

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La reazione

«Quanto accaduto - ha raccontato Emma, 19 anni - è vergognoso. La scuola dovrebbe essere un ambiente dove poter esprimere la personalità, e non credo che un “top” possa esser “deviante”, o che possa distrarre in maniera eccessiva una lezione di ginnastica». Un'altra studentessa ha sottolineato inoltre che «ci siamo trovati tutti per manifestare anche sulla tematica per cui l'Italia è uno dei pochi Paesi in Europa in cui l'educazione sessuale non è obbligatoria. E quando la si fa è pura anatomia. Andrebbe piuttosto insegnato il rispetto del diverso, il consenso, le differenze. Da questo è partita l'iniziativa». «Viviamo in una città e in una società - ha scritto il Collettivo Polo-Las - dove siamo abituate ad avere paura, quando giriamo per strada la sera, quando siamo in un locale e sappiamo che qualcuno solo per come siamo vestite potrebbe pretendere di avere un rapporto con noi, di poterci fischiare o molestare. Con l'iniziativa di oggi abbiamo voluto ribadire che non siamo più disposte ad avere paura, vogliamo rendere sicuro ogni spazio che attraversiamo, a partire dalla scuola». Nessun commento è giunto invece da parte della dirigente scolastica, interpellata sulla vicenda; secondo gli studenti avrebbe parlato dell'intera vicenda con la docente.

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