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Profezie autoavveranti, equilibri buoni e corsa agli sportelli

Il Nobel per l’economia va a tre studiosi che si sono distinti per i loro studi sulle crisi finanziarie: Ben Bernanke (già presidente della Fed)

di Angelo Baglioni

(Syda Productions - stock.adobe.com)

2' di lettura

Il Nobel per l’economia va a tre studiosi che si sono distinti per i loro studi sulle crisi finanziarie: Ben Bernanke (già presidente della Fed), Douglas Diamond e Philip Dybvig. Questi ultimi sono gli autori del modello che prende da loro il nome. Il “modello DD”, elaborato nei primi anni 80, rappresenta un mirabile esempio di come la teoria economica possa fornire spiegazioni non banali ai fenomeni che osserviamo. Il fenomeno in questione è quello delle “corse agli sportelli” (bank run) nelle quali i depositanti si accalcano agli sportelli di una banca per ritirare il loro denaro, nel timore di perdere le somme depositate. Spesso questi comportamenti vengono bollati come “irrazionali”, dettati più dal panico che da fattori fondamentali. Il modello DD ci spiega invece che i bank run sono il frutto di un comportamento individuale razionale, nonostante l’esito collettivo sia pessimo: portare una banca al suo fallimento. L’equilibrio su cui si regge una banca è fragile e dipende dalle aspettative dei depositanti in relazione al comportamento degli altri: è un problema di coordinamento tra i depositanti. In questo problema, esistono due equilibri: uno buono (senza run) e uno cattivo (con run). Entrambi sono ugualmente plausibili sul piano della razionalità: tecnicamente, sono equilibri di Nash, il padre della teoria dei giochi. Un cambio di aspettative può provocare un salto repentino dall’equilibrio buono a quello cattivo: non si tratta di qualcosa di irrazionale, bensì di un “fallimento nel coordinamento”.

Proviamo ad addentrarci nella logica degli “equilibri multipli”. Partiamo da quello buono. Se un depositante si aspetta che gli altri depositanti ritirino oggi dalla banca solo quanto è necessario per fare fronte alle loro esigenze di consumo, egli riterrà che la banca sia al sicuro e di conseguenza farà così anche lui: ritirerà dal suo deposito solo il necessario. Se tutti condividono questa aspettativa, tutti faranno così e la banca sarà effettivamente al sicuro. Si tratta di una “profezia che si auto-avvera”: ognuno risponde in modo ottimale alle sue aspettative e la sua previsione è corretta. Ma esiste anche l’equilibrio cattivo. Se un depositante si aspetta che tutti gli altri vadano oggi in banca a ritirare il loro denaro, la sua risposta ottima sarà quella di correre in banca a ritirare il suo, sapendo che domani potrebbe essere troppo tardi. Se tutti condividono questa aspettativa, essi andranno a ritirare i loro depositi.

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Come tutti i modelli economici, anche quello di DD non va preso alla lettera. Nella realtà, i salti di aspettative non avvengono senza motivo, ma sono legati a qualche notizia relativa alla situazione finanziaria di un intermediario. La letteratura successiva ha puntato sulla coordination failure come meccanismo di amplificazione di uno shock reale: esattamente quello che è successo nella crisi finanziaria del 2008. Il modello DD ci aiuta ad apprezzare l’importanza della banca centrale e della assicurazione dei depositi. Queste istituzioni intervengono fornendo liquidità a una banca in crisi e rimborsando i depositanti in caso di dissesto. Esse garantiscono la stabilità del sistema bancario: in linea di principio, la garanzia di intervento agisce come un meccanismo di coordinamento, facendo prevalere l’equilibrio buono su quello cattivo.

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