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Profili fake sui social network: il furto d’identità «isolato» non è punibile

Guardando al caso concreto i giudici della Cassazione respingono il ricorso del Pm, contro la decisione di lasciare impunita la sostituzione di persona

di Patrizia Maciocchi

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Guardando al caso concreto i giudici della Cassazione respingono il ricorso del Pm, contro la decisione di lasciare impunita la sostituzione di persona


2' di lettura

Se l’episodio è isolato non è punibile per particolare tenuità del fatto sostituirsi ad un’altra persona creando un profilo social, indicando anche il suo numero di telefono. La Corte di cassazione (sentenza 652) respinge il ricorso del Procuratore generale della Corte d’Appello che contestava la sentenza predibattimentale, con la quale, su congiunta richiesta delle parti, il Tribunale, aveva deciso di non procedere per il reato di sostituzione di persona.
I giudici di prima istanza avevano, infatti, applicato l’articolo 131-bis del Codice penale che consente di restare impuniti, quando il fatto è particolarmente lieve. Una lettura certamente non condivisa dal Pm che insisteva sulla portata offensiva dell’azione.

L’uso dei social
Per la pubblica accusa non si poteva considerare un fatto particolarmente lieve, l’uso di una piattaforma multimediale accessibile ad un numero indeterminato di persone, per “rubare” l’identità di un terzo. Un scelta che «comp0rta un danno importante e astrattamente senza termini nel tempo e nello spazio». Tanto più che, nello specifico, aveva originato condotte moleste. La Suprema corte però respinge il ricorso guardando proprio al singolo caso come, precisa la Cassazione, impone di fare l’articolo 131-bis del Codice penale.

L’episodio isolato
Il giudizio sulla tenuità, spiega la Corte, richiede una valutazione nel concreto che tenga conto della consapevolezza dell’entità del danno o del pericolo. E, per il giudice di merito, l’uomo, meritava il trattamento di “favore” soprattutto in considerazione del fatto che l’episodio era rimasto del tutto isolato. Per i giudici di legittimità il pubblico ministero aveva, invece, fatto leva su un approccio astratto «non in linea con il necessario ancoraggio alla fattispecie concreta che connota la causa di non punibilità».

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