trading dallo spazio profondo

Profitti stellari: in Borsa con le foto dal satellite guadagni fino al 5% in più

di Enrico Marro


(© Friedrich Saurer/imageBROKER)

3' di lettura

Hanno fatto come gli hedge funds. Quattro ricercatori universitari americani hanno provato a usare “fonti alternative di dati” per investire in Borsa: le foto scattate dai satelliti spaziali ai parcheggi dei centri commerciali. Sì perché maggiore è il numero di auto, più robusti presumibilmente saranno gli utili messi a segno da quella catena di centri commerciali.

I ricercatori hanno ottenuto una mole impressionante di dati dalla RS Metric dei fratelli Diamond, storici pionieri della fornitura di “dati alternativi” dallo spazio profondo: i conteggi quotidiani di auto effettuati dal 2011 al 2017 in 67mila esercizi commerciali di 44 colossi statunitensi, da Walmart a Starbucks, da Costco alla Whole Foods a suo tempo acquistata da Amazon. Il risultato dello studio dei ricercatori delle Università della California e del Kentucky (“On the Capital Market Consequences of Alternative Data: Evidence from Outer Space”) è impressionante.

La strategia di investimento dei ricercatori americani è stata di una banalità disarmante: comprare le azioni di una società retail quando i parcheggi si riempiono di auto, venderle quando restano semideserti. Ma questa semplice strategia, applicata diligentemente sulla base delle immagini scattate dai satelliti, ha permesso di mettere a segno guadagni superiori del 4,7% rispetto ai benchmark di mercato.

Non solo. Stando allo studio, la compravendita di titoli effettuata dai pochi fortunati investitori in possesso delle foto “spaziali” (soprattutto hedge funds) non ha contribuito a fare salire più di tanto le azioni, con il risultato di tagliare completamente fuori il “parco buoi” di risparmiatori dalle informazioni riservate acquistate a caro prezzo da fondi hedge e grandi investitori.

Scattare migliaia di foto dal satellite e poi analizzarle, insomma, non solo funziona permettendo di guadagnare più degli altri, ma crea anche chiare asimmetrie informative. Un business assai redditizio sia per chi utilizza le informazioni, ma anche per chi le vende, come la già citata RS Metric ma anche Orbital Insight o Descartes Labs. L’occhio dei satelliti infatti è ovunque. E permette speculazioni finanziarie sorprendenti.

Per esempio quando lo scorso novembre un colossale convoglio merci da 268 vagoni carico di minerale di ferro deragliò in Australia, i prezzi ebbero un vuoto d’aria per il timore di un’interruzione nelle forniture. Ma un pugno di fortunati aveva già sugli schermi dei computer le foto satellitari del punto esatto in cui il treno era finito fuori dai binari, e sapeva che in quel punto non sarebbe stato difficile recuperare il prezioso minerale. Morale: questi abili speculatori hanno acquistato lo scivolone dei prezzi per poi godersi un recupero fulmineo e vendere, incassando una fortuna. Potenza delle informazioni dallo spazio profondo.

Quella delle foto dei satelliti, peraltro, è solo la punta dell’iceberg. Esistono molte altre fonti di “dati alternativi”, come la geolocalizzazione degli smartphone per verificare l’affollamento di determinate strutture retail (informazioni in cui primeggia Thasos Group) oppure il numero di transazioni commerciali effettuate, naturalmente in forma anonima. Combinare le foto dai satelliti con big data di altra natura costituisce un’arma formidabile per i pochi fortunati in possesso di queste informazioni.

Ora la grande questione aperta è: si tratta di insider trading? L’aristocrazia finanziaria che utilizza le foto dai satelliti e altri “dati alternativi” fa uso di informazioni privilegiate commettendo un reato? La risposta è, semplicemente, no: l’uso di immagini “spaziali” per investire in Borsa è perfettamente legale negli Stati Uniti.

Non ci vuole peraltro un genio della lampada a capire che costituisce una chiara asimmetria informativa. È infatti vero che il numero di auto presenti in un parcheggio è tecnicamente un qualcosa di pubblico dominio, ma è altrettanto vero che sono ben pochi gli investitori che possiedono così tante informazioni (vedi i 67mila punti vendita monitorati da Rs Metric) da poterne trarre un vantaggio economico. E non di poco conto, come ha dimostrato la ricerca delle Università della California e del Kentucky.

Negli Stati Uniti sta crescendo la pressione sulla Sec, l’organismo di controllo del mercato finanziario americano, perché prenda posizione sulla delicata questione. Ma per il momento i membri dell’élite finanziaria in grado di prevedere gli utili delle società retail prima degli altri possono dormire sonni tranquilli: nessuno minaccia i loro profitti spaziali.

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