ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùRischio di un nuovo esodo

Profughi dall’Ucraina, contributo diretto per il 70% dei rifugiati

I beneficiari dell’aiuto per chi ha sistemazione autonoma sono 120mila, ma l’assegno vale al massimo tre mesi. Rischio di nuovo esodo

di Bianca Lucia Mazzei e Serena Uccello

Guerra in Ucraina tra blackout e freddo

3' di lettura

Sono quasi 120mila i rifugiati ucraini che hanno beneficiato del contributo da 300 euro per gli adulti (150 euro per i minori) concedibile per massimo tre mesi e destinato a chi ha trovato una sistemazione autonoma. L’aiuto diretto, da ritirare presso gli uffici postali, è il sostegno di gran lunga più utilizzato dagli oltre 173mila rifugiati entrati nel nostro Paese dall’inizio di una guerra scoppiata oltre nove mesi fa e la cui fine sembra ancora lontana, mentre i blackout causati dai bombardamenti russi e il freddo dell’inverno fanno temere ulteriori esodi. Nel nostro Paese, grazie alla presenza di una numerosa comunità ucraina, la stragrande maggioranza è infatti ospitata da amici e parenti.

Tempi lunghi e problemi burocratici hanno invece rallentato il meccanismo dell’accoglienza diffusa in cui ha un ruolo cardine il terzo settore: al 23 novembre scorso erano solo 1.181 i posti utilizzati degli oltre 17mila messi a disposizione dal no profit e approvati dalla protezione civile.

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Il contributo di sostentamento

Fino a oggi sono 74.628 gli adulti che hanno riscosso il contributo da 300 euro. Considerando anche i minori si arriva a circa 120mila persone.

La protezione civile spiega che per ogni tranche di contributo andrebbe presentata domanda. Se però al momento dell’invio della prima istanza erano già stati maturati più mesi di autonomo sostentamento (perché il permesso di soggiorno era stato chiesto due o tre mesi prima), sono state versate subito più mensilità. Altrimenti, per ottenere la seconda o la terza tranche serve un’altra richiesta.

I pagamenti già disposti ammontano a 78,4 milioni di euro, di cui 70 riscossi. Vista la quantità di richieste lo scorso 15 settembre, la Protezione civile ha previsto ulteriori 36milioni di euro, portando le risorse disponibili a 108 milioni.

Intoppi burocratici hanno, invece, bloccato la riscossione nei non pochi casi di omocodia (codici fiscali identici). Il codice numerico temporaneo rilasciato inizialmente e utilizzato dal rifugiato per chiedere il contributo è infatti diverso dal codice fiscale definitivo presentato al ritiro delle somme. E questo gli impedisce di incassare l’aiuto. La protezione civile chiede di segnalare queste situazioni tramite la piattaforma o il contact center. Ma per risolverle servirà tempo.

L’accoglienza diffusa

Ritardi nella sigla delle convenzioni (firmate ad agosto), passaggi burocratici, controlli rigidi e l’abbondante documentazione richiesta, hanno ostacolato il sistema dell’accoglienza diffusa. Le convenzioni firmate con gli enti del terzo settore riguardano solo 5.332 posti, a fronte delle oltre 17mila disponibilità approvate dalla Protezione civile e poi scese a 13.197 con il congelamento delle proposte arrivate da Sicilia, Calabria e Basilicata.

«Ma i posti effettivamente utilizzati sono ancora meno perché sono passati mesi e diverse famiglie hanno ritirato la loro disponibilità. Inoltre, spesso gli ucraini non vogliono spostarsi dagli alberghi», dice Filippo Miraglia, responsabile immigrazione di Arci e coordinatore del Tavolo asilo e immigrazione.

«Ospitiamo 400 rifugiati e (la convenzione prevedeva 1.450 posti), ma non abbiamo ancora ricevuto un euro e stiamo anticipando i fondi», aggiunge Miraglia. L’accoglienza diffusa doveva servire soprattutto a spostare le persone dagli alberghi (al 23 novembre erano ancora 4mila), dove per lo Stato la spesa giornaliera è di circa 60-70 euro per profugo contro 33 euro previsti per le organizzazioni del Terzo settore che comprendono anche i servizi di assistenza. «L’accoglienza in famiglia è quella che favorisce di più l’inserimento sociale e il radicamento di chi vuole restare - dice Fabiana Musicco, direttrice di Welcome Refugees - e andrebbe promossa per tutti i profughi».

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