I minorenni

Profughi ucraini, più di uno su tre è under 18: perché non è possibile adottarli

I minori non accompagnati restano comunque con l'adulto di riferimento, anche se non è il genitore, resta la possibilità del tutore

di Bianca Lucia Mazzei

(AFP)

3' di lettura

Sono oltre 35mila i minori ucraini entrati in Italia in fuga dalla guerra, e il numero cresce ogni giorno. Arrivano quasi sempre con una persona adulta: parenti, conoscenti o soggetti incaricati dagli istituti di provenienza. Se, però, chi li accompagna non è un genitore o un adulto legalmente responsabile in base alla legge italiana, vengono considerati minori «non accompagnati», una definizione in cui secondo gli ultimi dati disponibili, ricadono 1.553 minori. Ma è un numero destinato ad aumentare, sia a causa di nuovi ingressi sia perché censirli richiede un po’ di tempo: il percorso indicato dalla circolare del ministero dell’Interno del 25 marzo prevede che chiunque sia a conoscenza della presenza di un minore non accompagnato lo segnali alla Questura (la circolare dice «accompagni») che, a sua volta lo comunica a Procura e Tribunale dei minorenni.

Deve infatti essere nominato un tutore legale: l’attuale disponibilità di tutori volontari rischia però di essere insufficiente.

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Il quadro

Più del 36% dei profughi ucraini è costituito da bambini e ragazzi (fino al 19 aprile 35.256 su 96.989).

«Hanno gli stessi diritti dei bambini e dei ragazzi italiani - dice la presidente dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti – ma è importante che siano censiti tutti: solo così possono andare a scuola, avere una tessera sanitaria ed esercitare i loro diritti. Anche perché, se non tracciati, c’è il rischio che scompaiano e finiscano nella tratta e nello sfruttamento».

I PROFUGHI
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I minori non accompagnati

Secondo gli ultimi dati del ministero del Lavoro, il 72,2% dei minori non accompagnati ospitato nelle famiglie, il 22,4% è in strutture accreditate, mentre per il 5,3% il domicilio non è stato comunicato. Il 74,5% ha meno di 15 anni. Per tutti va nominato un tutore legale. «Ma nessun minore viene separato dall’adulto di riferimento. È una paura del tutto infondata», ci tiene a precisare Carla Garlatti.

«Nel collocamento viene sempre salvaguardato il legame affettivo - ribadisce Gabriella Tomai, presidente del Tribunale dei minorenni di Bologna - e sono, per ora, pochissimi i casi di minori ultraquattordicenni del tutto soli che debbano essere accolti nelle comunità di accoglienza per minori stranieri non accompagnati. Discorso diverso - continua Tomai - è la rappresentanza legale. Il tutore che nomina il Tribunale può coincidere con la persona con cui sono arrivati (e abbiamo già richieste) ma può essere un tutore volontario, magari solo per il tempo necessario agli accertamenti». Di sicuro non si parla di adozioni. E l’attenzione delle autorità ucraine è molto alta. «Il ministero della Giustizia ucraina ha chiesto al nostro ministero di essere informato sul collocamento dei minori: stiamo predisponendo un censimento con appositi elenchi», aggiunge Tomai.

I tutori volontari

Il compito del tutore volontario è affiancare il parente o l’adulto di riferimento, senza sostituirlo, ma dando una mano nell’integrazione e nel riconoscimento dei diritti del minore .

Il loro numero è però, spesso, insufficiente. Secondo l’ultimo rapporto dell’Autorità per l’infanzia, a fine 2020, erano 3.469. «Probabilmente sono aumentati - dice Garlatti - ma restano molto pochi, se si pensa che a fine febbraio 2022, i minori stranieri non accompagnati (non ucraini) erano 11.201».

La situazione cambia da Regione a Regione. «Nel distretto di Milano - dice la presidente del tribunale dei minorenni di Milano, Maria Carla Gatto - i tutori volontari sono poco oltre i 300 ma l’effettiva disponibilità è inferiore a 200. Un numero insufficiente, visto che solo nel primo trimestre 2022 sono giunti 445 minori non accompagnati (non ucraini), cui devono aggiungersi 347 minori ucraini. I dati sono in continua crescita e soprattutto sono disallineati rispetto a quelli delle Questure. È stata quindi chiesta - aggiunge - la collaborazione degli ordini degli avvocati del distretto, che hanno indicato circa 300 iscritti specializzati nel settore minorile pronti a svolgere la funzione di tutore».

Secondo l’associazione italo-ucraina I Nuovi Confini Aps, la nomina di un tutore volontario è però una duplicazione inutile. «A che serve se c’è già una figura di riferimento? Crea solo complicazioni - dice la presidente Yuliya Dynnichenko -. Conosciamo la provenienza, le relazioni: non sono bambini “non accompagnati”».

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