Beauty-Benessere

Profumeria artistica, svolta «green»

di Silvia Pieraccini

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2' di lettura

La vendita, poche settimane fa, della maggioranza del marchio fiorentino di fragranze per la casa Dr. Vranjes al fondo d’investimento BlueGem ha messo in luce i margini stellari (ebitda pari al 42% del fatturato) e le valutazioni-monstre (sette volte l'ebitda, circa 45 milioni di euro) che un’azienda del comparto può spuntare. E ha di fatto “promosso” la profumeria artistica e la cultura olfattiva nei mercati del lusso internazionale.

Sono i mercati che meglio conosce Pitti Immagine, la società delle fiere della moda che, per il 15° anno, organizza anche il salone dedicato alla profumeria artistica (dall’8 al 10 settembre alla Stazione Leopolda di Firenze). Quest’anno Pitti Fragranze presenta le novità - essenze, profumi, linee cosmetiche, accessori - di 220 marchi provenienti da tutto il mondo, puntando a diventare sempre più internazionale (2.150 i buyer dell’ultima edizione 2016, di cui 675 stranieri).

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«In un momento di generale fermento ed espansione del settore – spiega Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine – abbiamo deciso di continuare a investire su ricerca e scouting internazionali, selezionando realtà che si distinguono per contenuti di innovazione e soprattutto di qualità. Pitti Fragranze è un osservatorio sempre più autorevole sui trend della cultura olfattiva». In quest’ottica il salone quest’anno s’interroga sulle nuove frontiere della sostenibilità, un tema ormai ineluttabile per la moda che comincia a toccare anche il settore beauty. E lo fa chiamando l’esperto d’innovazione Fabrice Leclerc. «Anche il beauty deve progettare un nuovo modello – spiega Leclerc – che non vuol dire trasformare i prodotti in ecologici, sbandierare la responsabilità sociale o fare un packaging sostenibile, ma vuol dire cominciare a produrre pensando a come migliorare la vita, a come avere un impatto positivo sull’ambiente e sull’uomo».

La soluzione, secondo Leclerc, non è una legge o una decisione del Governo ma un cambiamento radicale dell’approccio. «Un profumo fatto al 90% con derivati del petrolio o una crema frutto della chimica non spariscono quando vengono messi sulla pelle – aggiunge - ma entrano nel nostro corpo e rischiano di creare danni. Bisogna cambiare. Ci sono già aziende che lo fanno, che producono con molecole naturali e che racconteranno le soluzioni applicate». Per questo Leclerc chiamerà sul palco rappresentanti di brand come Fueguia 1833, Estée Lauder, Mane, Susanne Kaufmann Organic Treats e Davines.

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