Pagine olfattive

Profumi da leggere: un romanzo e un saggio storico legati da un delicato filo creativo

Un manuale appassionante come un'avventura e un'opera di fiction, documentata come un trattato, esplorano il potente potere narrativo delle essenze

di Nicoletta Polla-Mattiot

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Un manuale appassionante come un'avventura e un'opera di fiction, documentata come un trattato, esplorano il potente potere narrativo delle essenze


3' di lettura

“Molti pensano che il profumo sia una questione squisitamente francese e ignorano che la profumeria moderna, invece, è nata in Italia, raggiungendo la Francia solo nel Cinquecento, quando Caterina de' Medici andò in sposa al duca d'Orléans”. Inizia con questa premessa il libro di Marika Vecchiattini, edito da Silvana Editoriale, Manuale della Grande profumeria italiana. Cinquant'anni di essenze straordinarie, che viaggia attraverso i secoli, dal Medioevo fino ad oggi esplorando l'arte antica di miscelare essenze aromatiche.

Si comincia dalle erbe officinali, seguendo la scia di rosmarino, salvia, melissa, lavanda, verbena, coltivate in monasteri e abbazie nei cosiddetti giardini dei semplici e trasformate, per le loro proprietà medicamentose, in decotti, unguenti, pozioni e acque curative. Dai monaci apotecari agli speziali, profumeria e farmacopea procedono parallele.

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E' già in epoca medioevale che l'Università di Salerno perfeziona la distillazione dell'alcol, che consentirà di produrre profumi più leggeri, freschi e dalle note più varie rispetto all'olio, mentre per tutto il Rinascimento, spezie, resine ed erbe dai forti sentori venivano fumigate nelle stanze, asperse su i tessuti, indossate in sacchetti profumati da celare sotto gli abiti o in pomanders (palline odorose) inserite in collane, orecchini e cinture. Nel Settecento nasce l'Acqua di Colonia, nell'Ottocento vengono scoperte le prime molecole di sintesi, nel Novecento i progressi tecnici della chimica e le innovazioni tecnologiche dell'industria vetraia danno ulteriore impulso a quest'arte. Nel 1901 viene presentato il primo atomizzatore, uno spray ante litteram.

Ma sono “gli anni Ottanta e Novanta a segnare l'epoca d'oro della profumeria italiana”, spiega Vecchiattini, “quando i grandi sarti seppero mettere a frutto il loro amore per il bello e lanciarono fragranze apprezzate in tutto il mondo proprio per la straordinaria capacità di veicolare olfattivamente l'estetica di chi le aveva commissionate… Anni di profumi meravigliosi, marketing all'avanguardia e bottiglie dal design ricercatissimo”. Ed è a questo punto che il volume si trasforma in un'antologia di cento celebri profumi, che raccontano in controluce la storia di un'epoca, volando fra sfumature legnose, fiorite, ambrate, accordi di testa effervescenti e pirotecnici, note di cuore muschiate, jus artistici.

Se il senso dell'olfatto è quello con il più potente e irrazionale potere evocativo, ogni flacone schiude insieme alla sua fragranza ricordi e racconti degli anni in cui è stato concepito e non è un caso che questa rassegna si chiuda con Mémoire d'une odeur, nomen omen per un tipico parfum de peau, una fragranza intima, rarefatta, un fiorito verde.

Per un saggio che si legge come un'appassionante avventura storica, un romanzo che è un'opera di fiction, documentato come un trattato di profumeria: lo ha scritto Cristina Caboni, già autrice del best seller Il sentiero dei profumi, di cui Il profumo sa chi sei, edito da Garzanti, è il seguito. Torna la stessa protagonista del primo libro, Elena Rossini e la storia si dipana fra remote rose di Ta'if, ylang-ylang e nostrane violette e zagare.

Ogni fragranza è contemporaneamente sensazione, emozione e frammento di vita. Non solo: ogni essenza ha un carattere e una personalità psicologica chiara. All'inizio di ogni capitolo scopriamo, per esempio, che il neroli è realista e risoluto, la boronia è compiacente e riflessiva, la gardenia audace e austera, la mimosa istintiva, il caprifoglio ombroso, incapace di concedere il conforto del sogno.

Pagina dopo pagina, i profumi danno tutte le risposte e la protagonista racconta che ha bisogno “della calendula per ritrovare coraggio e del giglio per credere in se stessa”. Un profumo ricco e profondo “mostra ciò che le parole non sarebbero mai capaci di comunicare”. Una fragranza può contenere tutto, “ passione, amore, struggimento”. E può contenere anche il perdono, di sé e degli altri, del passato che pesa con i suoi ricordi e del futuro che si può ancora schiudere.

Una lettura che è anche un'esperienza. Letteralmente. Infatti si accompagna con una creazione olfattiva originale realizzata dall'atelier Strega del Castello Vaporizzato nell'aria Donna Iris è insieme fiorito e polveroso, un puro tributo all'iris, delicato eppure penetrante, e alla sua essenza floreale, intensa e terrosa. Le note di testa preparano l'arrivo della protagonista: vi si distinguono semi di carota, foglia di violetta e bergamotto. Il cuore è un accordo che gioca con le sfumature ricche e acquatiche del giglio. Nel fondo il resinoide di iris e una leggera nota zuccherina completano la piramide. E' il profumo identitario del romanzo, continuamente ricercato da Elena Rossini e a crearlo nella realtà è stato il naso dell'antica profumeria di Genova, Caterina Roncati, in collaborazione con Marika Vecchiattini.

E così un sottile filo, tessuto di note odorose, lega un libro all'altro, una lettura all'altra nella stessa sensibilità creativa e svela come il profumo possa essere anche una storia di amicizia e uno strumento di ricerca introspettiva.

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