INTERVISTA a Maurizio Manfellotto

«Progettare il futuro, il Mezzogiorno diventi un laboratorio»

Neo eletto presidente dell'Unione industriali Napoli: «Utili le misure del Piano Sud e quelle in legge di bilancio. Ora partiamo con piani e cantieri»

di Vera Viola

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Maurizio Manfellotto, manager di Hitachi, è stato eletto presidente dell'Unione industriali Napoli

Neo eletto presidente dell'Unione industriali Napoli: «Utili le misure del Piano Sud e quelle in legge di bilancio. Ora partiamo con piani e cantieri»


5' di lettura

Progettare guardando al futuro, realizzare, cooperare. Superare il divario tra Nord e Sud. Quattro pilastri nei programmi e nelle idee del neo eletto presidente dell'Unione industriali Napoli: Maurizio Manfellotto, manager di Hitachi.

L'industria del Mezzogiorno dispone oggi di numerosi strumenti di sostegno, non solo delle misure per affrontare la crisi da Covid, ma anche quelle inserite nella legge di Bilancio: riduzione del 30% del costo del lavoro che il ministro Provenzano ha annunciato sarà prorogato, credito d'imposta per investimenti e ricerca, per citare solo le principali... Che ne pensa? 
Gli strumenti adottati sono utili, anzi essenziali per le imprese del Mezzogiorno d’Italia che sconta una condizione di arretratezza storica. Lo sgravio del 30% può aiutare le imprese ad assumere purché venga prorogato per un tempo sufficiente di almeno dieci anni. Poi l’incremento della dote del Fondo di sviluppo e coesione e gli incentivi agli investimenti servono ad ammodernare territori e impianti industriali... In generale il Piano del Sud del ministro Provenzano, accolto unanimemente con interesse, è senza dubbio un ottimo punto di programma. Ma adesso, questi strumenti vanno utilizzati ed è necessario passare a un piano strategico integrato di tutti gli strumenti a sostegno della progettualità e ad una visione di quel che vogliamo o pensiamo possa essere il nostro Paese.

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Cosa intende? Mancano i progetti? Oppure è nella fase dell'attuazione che l'Italia, il Sud ancora più, si fermano?
Insomma, dobbiamo essere capaci di generare nuovo benessere, reddito da redistribuire. Non guardiamo al breve termine come si è fatto troppe volte nella nostra recente storia, diamoci un orizzonte di dieci, quindici anni e andiamo avanti. Non è facile, ma dobbiamo accelerare e un orientamento bisogna averlo.

Sembra facile, ma anche le imprese non rispondono molto all'invito a investire, a creare occupazione. Dalla Campania alla Puglia, alla Sicilia le grandi crisi spesso restano irrisolte... e adesso è arrivato anche il Covid.
Siamo in una fase in cui la sanità e le decisioni per difendere la salute dei cittadini hanno assoluta priorità. Giustissimo! Ma proprio in questa si potrebbe, al contempo, aprire un grande laboratorio progettuale, facendo in modo che, passata l'emergenza sanitaria, si possa passare a riforme e investimenti concreti, ai cantieri, all'attuazione. Altrimenti, se continuiamo ad attendere, io temo che quegli strumenti tanto apprezzati possano trovare poco utilizzo. Sarebbe un peccato. È come avere una Ferrari, per fare un semplice esempio, e non avere le strade su cui farla correre. Così, l'Italia, ha l'opportunità di disporre a breve di grandi capitali, dal Recovery Plan ai Fondi della programmazione europea e non saperli spendere…. Partiamo subito, attrezziamoci!

Anche se quei fondi per ora non ci sono? E poi, anche quando le risorse ci sono, il Mezzogiorno non ha dato prova di riuscire a spenderle.
Cospicue risorse ci sono, altre arriveranno. E' proprio questo il punto: dobbiamo saper progettare e spendere senza perderci in chiacchiere. In un'azienda, proprio in fase di crisi si decide qual è il suo nuovo mercato e quali prodotti per affrontarlo. E poi si lavora in quella direzione. Mi è capitato di gestire una fase complessa della ex Ansaldo: era in crisi e dovevamo salvare 5mila posti di lavoro. Vennero a visitarla i giapponesi di Hitachi, ma non li convincemmo. Se ne andarono.

E che successe poi?
Successe che con lo stesso team che aveva guidato l'azienda precedentemente, quindi durante la crisi, decidemmo di progettare il miglior treno possibile, con caratteristiche di design italiano, con l'assillo di doverlo differenziare da quello dei nostri competitori europei e dei cinesi imbattibili sul prezzo finale. E poi, dopo il progetto, abbiamo anche cominciato a costruire il nuovo treno. Abbiamo partecipato a una gara e abbiamo vinto. I giapponesi sono tornati in azienda e hanno trovato una realtà diversa. Hanno comprato l'azienda e l'hanno rilanciata.

La morale?
Dobbiamo cominciare subito a fare programmi e progetti seri e credibili, partendo proprio da qui, proprio dal Mezzogiorno per aiutare la ripresa di tutto il Paese. E poi realizzarli.

Un'altra opportunità è rappresentata dalle Zes, le zone economiche speciali. Sono attese da tempo. Lei confida in esse? 
Si, certo. Ma le aspettiamo da troppo tempo. Ora attendiamo la nomina dei commissari. Ma sia chiaro, non sempre i commissari riescono a centrare gli obiettivi, ne abbiamo molti esempi. Mi domando: è giusto mettere il nostro destino nelle mani di poche persone?

Da quali progetti partirebbe per il Sud e per la provincia di Napoli su cui la sua Unione industriali ha competenza?  
Il Sud ha bisogno di infrastrutture fisiche e non: potenziare i trasporti i porti, la logistica, le strade e mettere tutto ciò in connessione, migliorare le città, riqualificare le periferie. E serve investire sulle bonifiche e il risanamento idrogeologico: i territori italiani cadono a pezzi. Bisogna aver chiaro che siamo in una posizione centrale nel Mediterraneo e da cui si può ricavare ricchezza. Servono le reti, l'innovazione, la ricerca. Scuole, cultura: in questo campo siamo un unicum e il turismo può crescere ancora, ma oggi è un potenziale non valorizzato e utilizzato. È anche necessario rendere i territori attrattivi di nuovi investimenti esteri. Anzi, prima dovremmo evitare di farci abbandonare.

Napoli in questi giorni lotta per difendere la fabbrica Whirlpool: una storia dolorosa.
La vertenza Whirlpool è solo l'ultima di una serie di crisi industriali generate da un contesto sfavorevole e da nessun vantaggio competitivo per colmare distanze e disuguaglianze. Anche le imprese locali, in condizioni difficili, potrebbero andarsene.

Nel suo “cronoprogramma” viene prima la progettazione strategica, poi quella esecutiva, i cantieri... Poi?
Probabilmente si tratta di un presupposto: occorre adattare alle nuove esigenze la struttura che dovrà controllare e gestire. La pubblica amministrazione, così come è adesso potrà affrontare un piano da 209 miliardi? Saprà cogliere l'occasione del Recovery Fund? Va cambiato il modo di operare: il piglio burocratico non serve. Abbiamo lavori cantierabili, contratti firmati. L'autostrada del Sole venne costruita in otto anni: é stata una grande opera, perchè oggi non siamo più capaci di fare ciò?

Parla di progetti datati e di alcuni cantierabili. Per Napoli, lei pensa che si debba insistere su Bagnoli, Napoli Est...le antiche “utopie”?
Abbiamo troppi progetti di cui si discute da decenni: qualcuno come Napoli Est ha fatto importanti passi avanti e gli interventi sono in corso. Altri, e penso a Bagnoli sono il simbolo dell'immobilismo e dell'incapacità per essere benevoli. Cambiamo pagina, rivediamo gli errori commessi e andiamo avanti. Non ci serve burocrazia ma fattualità.

E l'obiettivo finale? quella visione di cui parlava prima? 
Ridurre il divario tra Mezzogiorno e il resto del Paese. E quello del Nord dal resto d'Europa. L'Italia deve riacquistare il senso di unità che ha smarrito. Possibile che un tema banale come il superamento del divario da decenni sia stato messo in secondo piano? È ammissibile che una regione come la Calabria finisca in “zona rossa” nelle strategie di contrasto al Covid, non per il numero di contagi, ma per carenza di posti letto negli ospedali? Siamo forse cristiani diversi? Per me il discorso di ridurre il divario e avvicinare il Paese è un valore irrinunciabile.

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