nuova architettura

Progetti per gli uffici pronti ad adeguarsi allo smartworking

Concept più flessibili favoriscono team building, condivisione di spazi e interazione con chi lavora da casa

di Paola Pierotti

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Concept più flessibili favoriscono team building, condivisione di spazi e interazione con chi lavora da casa


4' di lettura

Con l’emergenza Covid-19, lo smart working è diventato una condizione necessaria per dare continuità all’attività professionale. Un’urgenza che ha riportato ancora una volta sotto i riflettori il tema della progettazione degli uffici, su cui convergono la creatività di architetti e designer, ma anche l’impegno di medici e sociologi per analizzare la risposta fisica e il benessere psicologico dei lavoratori; oltre all’innovazione digitale, che fa di questi concept dei luoghi già proiettati nel futuro.

«I nuovi uffici non possono che essere flessibili, adattabili, resilienti, capaci di rispondere a esigenze specifiche e variabili nel tempo», spiega Simone Santi, development director di Lend Lease, “rigeneratore urbano” che opera su ampia scala, impegnato a Milano da Sesto San Giovanni al distretto di Mind: «Generalmente non lavoriamo su singoli lotti, ma su pezzi di città. Dobbiamo tenere presente le richieste delle istituzioni e pensare agli utenti finali o ai nostri co-investitori. Per questo – spiega Santi – immaginiamo prodotti con pochi impedimenti fisici per essere configurati dai tenant, in base ai servizi che verranno offerti».

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Socialità e salubrità

Sempre più stretto il legame tra luogo del lavoro e mondo sociale, come dimostra il nuovo “energy hub” di Generali nella torre di Citylife: un laboratorio innovativo dedicato all’attivazione dell’energia fisica e mentale di tutti i dipendenti e alla promozione di stili di vita sani e sostenibili. «Centrale il tema della salubrità – aggiunge Santi – che spesso si traduce nella scelta del legno come materiale strutturale, nella propensione alla biofilia e quindi con una forte presenza di piante e di grandi vetrate per far filtrare la luce naturale».

Con l’emergenza Coronavirus, è stato superato il test che prova che le attività professionali possono proseguire anche in modalità smart working, ma la sfida rimane quella di creare spazi per l’incontro delle persone. Uffici come centri di creazione del valore e aggregatori per i talenti, dove la condivisione, come dimostra il successo di grandi brand come We Work, diventa il valore aggiunto. Gli edifici per uffici entrano in città e sfuma via via la distinzione tra ambienti pubblici e privati, in sintonia con le abitudini dei lavoratori di oggi.

«Quando si ha a che fare con un fit out, la forbice dell’investimento va generalmente dai 500 al 700 euro/mq. Se non si tocca la parte impiantistica si arriva ai 250-300 euro/mq. A cui va aggiunta una voce arredi dell’ordine dei 1.500-2.500 euro/a posto lavoro, tra arredi standard e su misura». È Alessandro Adamo, partner Lombardini22 e direttore Degw, brand dedicato proprio al workplace, a quantificare la spesa di chi vuole prospettare un restyling della propria sede. Lombardini22 è nella top list delle società di architettura italiane per fatturato: 15,8 milioni di euro nel 2018, di cui circa il 40% con Degw. Da una trentina d’anni Adamo segue il settore e racconta la velocità con cui oggi sta evolvendo: «Le tecnologie e le nuove generazioni sono la nostra guida». Degw ha firmato la sede Fox a Roma: mood industriale per la factory tecnologica dell’intrattenimento in una cornice densa di storia. Sempre nella capitale ha progettato per Ibm la nuova sede: 8.500 mq, 750 postazioni di lavoro per oltre mille persone. Tra le novità, l’adozione di un desk sharing: «I dipendenti sono invitati a decidere quotidianamente l’area più utile per le loro attività. Così si favoriscono la collaborazione, il lavoro di squadra e la creatività, e attraverso il desk sharing – raccontano i progettisti – viene anche assicurata la trasversalità delle competenze».

Tra i progetti milanesi più recenti c’è la nuova sede Agos in via Fulvio Testi (13mila mq, 800 persone) e gli spazi di due società di consulenza, quella di Oliver Wyman e la nuova sede EY. Quest’ultimo è un edificio certificato Leed Gold, con un’innovativa visione del lavoro: «Fino a pochi anni fa il consulente andava dai clienti, oggi la sede diventa un biglietto da visita – commenta Adamo – per ospitarli».

Design che comunica

I nuovi uffici diventano spazi immersivi, dove l’interior design va di pari passo con la comunicazione del brand. Acustica, illuminotecnica e verde sono i driver del progetto e le applicazioni sono infinite, come testimonia il lavoro della società Il Prisma, che dedica una divisione specifica per il mondo ufficio. Tra i suoi progetti quello per Bain & Company, e per Aon, in consegna. «Quest’ultimo – dicono da Il Prisma – è stato ideato come uno spazio sobrio, efficace e performante, per essere un luogo di esperienza per i dipendenti e per i clienti». «Ci saremmo dovuti trasferire nel nuovo edificio a fine marzo ma, a causa dell’emergenza, non sarà possibile farlo nei tempi prefissati. Nel contempo – racconta Enrico Vanin, ceo di Aon – tutti i 1.600 dipendenti italiani stanno lavorando da casa già da un mese. La nostra nuova sede è stata pensata in un’ottica di lavoro agile e, grazie anche all’ampio utilizzo di tecnologie abilitanti, renderà il luogo di lavoro uno spazio utilizzabile in modo flessibile in diverse modalità, compreso lo smart working, in un ambiente dove lavorare sia in team che in autonomia». Non solo interiors, Il Prisma firma anche alcune architetture per uffici, come sono il Vetra Building e l’edificio in via Bernina, coniugando la valorizzazione immobiliare con la ricerca qualitativa degli elementi distintivi, in relazione ai bisogni degli utenti.

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