costruzioni

Progetto Italia verso la proroga ma c’è l’impegno delle banche

di Laura Galvagni


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(Afp)

3' di lettura

Si torna al lavoro su Progetto Italia, il piano di rilancio delle costruzioni voluto da Salini Impregilo in asse con Cdp. I tempi sono stretti e al momento c’è la quasi certezza che il progetto non potrà passare al vaglio dei consigli di amministrazione delle banche creditrici entro la scadenza fissata dal Tribunale di Roma del 15 luglio. Per questo si starebbe già lavorando a una sorta di piano B che dovrebbe consentire alle parti di strappare ancora qualche settimana ai giudici. 

Nel dettaglio, l’intezione è di incassare l’impegno degli istituti e di ottenerlo attraverso la firma di alcune comfort letter che entro il 15 verranno presentate in Tribunale a dimostrazione della volontà delle banche di dar seguito a Progetto Italia. Questo dovrebbe consentire di posticipare la data ultima per la presentazione del piano al 31 luglio. In modo tale da poter ottenere con certezza anche il sigillo della Cdp che sul tema, per il momento, ha tenuto solo un primo consiglio informativo e di conseguenza ne deve calendarizzare almeno un altro prima di poter deliberare la partecipazione al progetto. L’obiettivo della Cassa è riuscire a dare il proprio via libera entro un termine utile e l’impegno è tutto rivolto a questo nuovo target.

Si torna al lavoro su Progetto Italia, il piano di rilancio delle costruzioni voluto da Salini Impregilo in asse con Cdp. I tempi sono stretti e al momento c’è la quasi certezza che il progetto non potrà passare al vaglio dei consigli di amministrazione delle banche creditrici entro la scadenza fissata dal Tribunale di Roma del 15 luglio. Per questo si starebbe già lavorando a una sorta di piano B che dovrebbe consentire alle parti di strappare ancora qualche settimana ai giudici. Nel dettaglio, l’intezione è di incassare l’impegno degli istituti e di ottenerlo attraverso la firma di alcune comfort letter che entro il 15 verranno presentate in Tribunale a dimostrazione della volontà delle banche di dar seguito a Progetto Italia. Questo dovrebbe consentire di posticipare la data ultima per la presentazione del piano al 31 luglio. In modo tale da poter ottenere con certezza anche il sigillo della Cdp che sul tema, per il momento, ha tenuto solo un primo consiglio informativo. Un secondo cda, sempre informativo, fondamentale per poter poi procedere con una delibera, è stato convocato per martedì 9 luglio. Un passaggio cruciale in vista del via libera definitivo a Progetto Italia.

Anche per questo le parti sono tornate al tavolo. Con Sace, peraltro, di nuovo a regime sul dossier. Ieri Alessandro Decio, amministratore delegato della società controllata da Cdp, ha rassicurato sia Astaldi sia Salini Impregilo in merito alla volontà dell’azienda di voler far parte di Progetto Italia. Aspetto che, dopo la missiva inviata dalla Sace giovedì 4 luglio alle banche creditrici, sembrava tutto fuorché scontato. Nella comunicazione la società aveva infatti scritto: «Non siamo nella posizione di proseguire nelle discussioni circa le richieste di supporto al piano di concordato, in relazione al quale occorre valutare le iniziative da adottare». E rispetto alle quali Sace «è in attesa di incontrare i consulenti legali di Astaldi». Una posizione che, sulla carta, appariva piuttosto netta ma che concretamente è stata messa nero su bianco con l’intento di veder riconosciuta un’istanza già fatta presente in passato, ossia il fatto di venir trattati come creditori privilegiati, a fronte di un credito di circa 75 milioni vantato nei confronti del general contractor, la cui salvezza è il primo tassello per la realizzazione di Progetto Italia.

Ieri, dunque, si è tenuto un nuovo vertice tra banche e advisor per proseguire nella definizione dei dettagli della manovra. Operazione complessa e che, al di là del piano di concordato per Astaldi, ruota attorno all’ipotesi che Salini Impregilo promuova un rafforzamento di capitale di 600 milioni di euro per poter poi inglobare altre aziende in crisi come Condotte, Glf e Cossi. Di quei 600 milioni, circa la metà sarebbero a carico della Cassa, mentre 150 milioni dovrebbero arrivare dalle banche.

Sul progetto si sono espressi anche i sindacati. In particolare, in una nota congiunta Cgil, Sil e Uil e le federazioni di categoria hanno affermato: «Ci aspettiamo già nelle prossime ore dal Governo un sostegno esplicito al progetto di rilancio industriale delle grandi imprese italiane di costruzioni, anche al fine di tutelare decine di migliaia di lavoratori e migliaia di imprese dell’indotto. Serve una politica di sistema che a partire dall’operazione di salvataggio di Astaldi attraverso un protagonismo di Salini Impregilo, Banche e Cassa Depositi e Prestiti, possa sbloccare realmente decine di cantieri strategici per il Paese. Il Governo, in queste ore decisive per il futuro della seconda grande azienda del Paese, Astaldi, deve fare la propria parte e sostenere esplicitamente e concretamente l’operazione».

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