OLIMPIADI INVERNALI 2026

Progetto italiano più convincente, ma l’affaire Ema consiglia cautela

di Marco Bellinazzo


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2' di lettura

La competizione per le Olimpiadi invernali del 2026 ha fin qui riservato molte sorprese, a partire dalle «abdicazioni» in corsa della città turca di Erzurum e di Calgary (forse la favorita). C’è da augurarsi che non ne scaturiscano altre dell’ultimo round di Losanna, dove l’assemblea del Cio è pronta a scegliere a chi attribuire i Giochi. La lettura dei dossier tecnici di Milano-Cortina e di Stoccolma-Åre e dei giudizi formulati non più tardi di un paio di mesi fa, dopo la visita degli ispettori, non dovrebbe lasciare troppi dubbi ai componenti del Comitato olimpico internazionale, riuniti nella nuova dimora del Castello di Vidy.

Nel fascicolo italiano le “opportunità” superano di gran lunga le “sfide” e le “criticità”, mentre nel caso svedese si verifica esattamente l’opposto. A incidere negativamente sulla candidatura svedese è soprattutto il fatto che il Comune di Stoccolma non sia disponibile a siglare il contratto con il Cio in caso di assegnazione, avendo dichiarato di poter soltanto affittare le strutture sportive e di poter assicurare i servizi pubblici alle stesse condizioni di qualsiasi altro evento promosso in città (il contratto sarebbe dunque firmato dal comune di Are e dal Comitato olimpico svedese).

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A ben vedere è quel tipo di “disimpegno” che affossò Roma (con il no della Giunta pentastellata del sindaco Virginia Raggi) nella corsa ai Giochi estivi del 2024: all’epoca senza la firma del primo cittadino la corsa si bloccò. Oggi con l’Agenda 2020 può proseguire, ma il Cio è stato costretto alcuni giorni fa a pretendere dal comitato promotore scandinavo un supplemento di garanzie su almeno due aspetti cruciali del piano, incluso il Villaggio olimpico. Il sostegno politico (e finanziario) del Governo italiano (che coprirà con 400 milioni il fabbisogno “sicurezza”) e degli enti territoriali coinvolti (Lombardia, Veneto e le Province autonome di Trento e Bolzano) potrebbe perciò rivelarsi la carta vincente. Domani a Losanna ci sarà anche il premier Giuseppe Conte che sul dossier olimpico sembra aver sposato la linea leghista più che quella del Movimento 5 Stelle («Non costruiamo cattedrali nel deserto», ha ribadito in più occasioni il vicepremier Luigi Di Maio). Le titubanze del sindaco di Torino Chiara Appendino (M5S) lo scorso anno hanno impedito d’altronde che a contendere le Olimpiadi invernali fosse un “tridente” di località in rappresentanza dell’intero arco alpino.

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Punteggio tecnico e coesione politica, dunque, sono a favore dell’Italia. Tuttavia, l’eterogeneità della famiglia olimpica (reali, presidenti di federazioni e comitati, ex atleti e personalità di spicco) è tale da consigliare la massima prudenza. Lobby e manovre notturne possano ribaltare qualunque pronostico. E nella delegazione italiana aleggia lo spettro del caso «Ema», l’Agenzia europea del farmaco trasferita ad Amsterdam dopo la Brexit, beffando Milano che aveva proposto un progetto unanimemente riconosciuto come il più efficiente ed appetibile. Nel novembre 2017 ebbe la meglio la capitale olandese grazie al sorteggio. La speranza è che non sia la “sorte” a indirizzare anche il destino dei Giochi 2026.

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