Famiglie e studenti

Promemoria per genitori sulle «trappole» da evitare

di Federico Taddia

4' di lettura

«Fai una scelta responsabile, purché sia la tua scelta!». Un mantra da diffondere, una sorta di appello alle nuove generazioni, un invito convinto e appassionato: «Purché sia la tua scelta». Quante volte ho sentito pronunciare questa frase - nel suo toscano penetrante e scanzonato - da Margherita Hack, in risposta a ragazze e ragazzi che chiedevano un consiglio, un incoraggiamento, una direzione da prendere dopo le scuole medie. «Purché sia la tua scelta», ed ecco gli occhi dell’adolescente cercare gli occhi di mamma e papà, quasi a dire: «Sarà davvero una mia scelta?». Domanda che si porta dietro altre domande: qual è il ruolo di noi genitori davanti a questa decisione? Qual è la giusta distanza educativa da mantenere davanti d un bivio che coinvolge l’intero nucleo famigliare e che influenzerà parte dei ritmi, delle abitudini, delle relazioni e degli ambiti d’interesse degli anni a venire? Dov’è il limite tra orientare e influenzare, sostenere e indurre, consigliare e imporre? Ecco un agile promemoria su alcune delle trappole da evitare al momento della grande scelta.

Cosa vuoi fare da grande?

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Domanda classica. Giusta. Ovvia. Quasi banale. Il punto di partenza, forse. Sì, forse! È un quesito impegnativo per un adolescente. Un carico di responsabilità non facile da sostenere per un adolescente. Ma, soprattutto, è la richiesta di una proiezione complessa da definire, inquadrare. La trappola sta nel non concentrarsi abbastanza sull’oggi: cosa ti piace in quello che fai? Cosa ti rende felice? Cosa ti dà piacere e soddisfazione? Impostare tutta la scelta solo in ottica futura rischia di scollare con gli interessi e le passioni quotidiane, portando a decisioni distanti dal proprio vissuto.

Devi pensare al lavoro

Un po’ di sano pragmatismo aiuta, eccome. E dare un’occhiata al mondo del lavoro che cambia, alle nuove professioni, agli scenari futuri è ovviamente utile e lungimirante. Ma non sufficiente! A quest’età ragazze e ragazzi si stanno ancora chiedendo «chi sono?», non «cosa farò?». La scuola è un percorso di formazione prima personale e poi professionale, sia che sia un liceo che un istituto di avviamento a un mestiere. Pensare al lavoro è un pensiero da adulti, non un pensiero da adolescente: non può quindi essere l’unico faro, l’unico standard di riferimento per la scelta degli studi.

Ti giochi il tuo futuro

Non esageriamo. E non passiamo questo messaggio di irreversibilità agli studenti. È una tappa importante, certo, la preferenza della scuola secondaria. Un percorso che lascerà un segno e che può diventare la base per opzioni, direzioni e scelte successive. Però sta a noi genitori rassicurare i nostri figli sul fatto che si può anche sbagliare, ripartire, aggiustare la rotta. Lasciare uscite di sicurezza, spiegare che la giusta strada la si può trovare cammin facendo, che si può anche cambiare idea o trovare le vie per realizzare i propri sogni anche se questi sogni tardano ad arrivare. Dire a un quattordicenne che il suo futuro è già segnato significa tarpargli le ali e opprimerlo di aspettative.

Se fossi io…

Se fossi io, farei. Se fossi io, non rifarei. Se fossi io, non avrei dubbi. Se fossi io, avrei già deciso... Sì, ma non sono io, non siamo noi. È lui. È lei! Suggerire di intraprendere la strada che noi avremmo voluto intraprendere: la trappola più facile, innegabilmente. La più naturale: prendere la propria esperienza e metterla (o credere di farlo) a disposizione dei più giovani; riflettere sul sentiero tracciato e riproporlo – con le dovute esperienze – a chi viene dopo di noi. Rivedere noi stessi in loro, ritrovare emozioni, desideri, aspettative di un tempo e riversarle su di loro. Faticoso non farlo, faticosissimo. Ma essenziale. Abbiamo tolto le mani dalla bicicletta per far loro imparare a pedalare, rischiando qualche ginocchio sbucciato: ora è il momento di farlo di nuovo. Continuare a tenere quella mano sul sellino non è più un sostegno, è un freno.

Dicono sia la scuola migliore

Il gruppo WhatsApp e il compagno di calcetto. La collega di lavoro e le informazioni su Google. Una confidenza del vicino di casa e le dritte della prof amica di amici. Nella caccia della scuola migliore a un certo punto vale tutto, con il risultato di amplificare l’indecisione. Leggere insieme i programmi, sfruttare gli Open Day, guardare i siti delle singole scuole, entrare nei contenuti delle materie: ragazze e ragazzi hanno necessità di questo, di uno sguardo oggettivo ed equilibrato, per valutare partendo anche da dati e informazioni. Così come va benissimo cercare qualche testimonianza diretta o confrontarsi con chi quella scuola la frequenta o la conosce. Da evitare invece il mercato delle opinioni e dei consigli, il festival delle indiscrezioni o del pettegolezzo.

Ci vanno Maria e Michele

Forzare sulle scelte degli amici per indirizzare verso una determinata scuola. Un altro grande classico di noi genitori, spaventati – a volte – di avere un figlio diverso, che prenda strade diverse, non omologate. «Perché gli altri sanno cosa fare, hanno già scelto, hanno preso la decisione più ovvia, più comoda, più accomodante, e invece il mio no?». In quel «Ci vanno anche Maria e Michele» c’è tutta la nostra contraddizione, di genitori che desideriamo e scommettiamo tutto sull’unicità dei nostri figli, ma poi ci sentiamo ben più tranquilli se non si differenziano poi così tanto dagli altri.

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