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Prometeia, dalla manovra mini-spinta al Pil

Gli analisti prevedono un contributo positivo dello 0,1% nel 2020, quando la crescita si fermerà però allo 0,5%. Per quest’anno lieve revisione al rialzo con una stima di +0,2. A pesare, incertezza politica-economica e dossier irrisolti come Alitalia e Ilva 

di Luca Orlando


La manovra non cambia più: ecco tutte le novità

4' di lettura

Un lieve miglioramento nel 2019. Un piccolo passo indietro nel 2020. L’aggiornamento delle stime di crescita di Prometeia vede movimenti limitati rispetto alle indicazioni precedenti , con una novità rispetto alla manovra di bilancio. Che spingerà verso l’alto il Pil del prossimo anno dello 0,1%.
Il tema di fondo è comunque l’incertezza, da contrastare con interventi più robusti se l’obiettivo è quello di rilanciare la crescita. Tra tensioni commerciali in riduzione e produzione industriale europea al palo -scrivono gli analisti - la politica economica italiana risulta incerta, e il miglioramento suggerito dagli indicatori congiunturali potrebbe svanire senza interventi più strutturali sulla crescita.

Le stime del rapporto di dicembre vedono un Pil italiano rivisto leggermente al rialzo per il 2019, +0,2% (da +0,1% di settembre), e al ribasso per il 2020 a +0,5% (da +0,6%), complice l'aumento dell'incertezza politica. Valori analoghi a quelli stimati pochi giorni fa da Bankitalia.
La manovra è ritenuta modestamente espansiva, offrendo per il 2020 un sostegno al Pil dello 0,1%, per effetto di un aumento della spesa che verrà parzialmente finanziato da maggiori imposte. Il rapporto deficit/Pil è stimato al 2,3%, un decimale oltre le indicazioni del Governo.

Il mondo
Dal contesto globale (Pil 2019: +3%; Pil 2020: +2,6%) arrivano segnali di stabilizzazione grazie al sostegno delle politiche economiche, una pausa nelle tensioni commerciali, la tenuta dei consumi e degli utili aziendali.

La ripresa dei colloqui Usa-Cina ha alleggerito le tensioni mondiali, con i mercati finanziari che scommettono sull'accordo tra le due grandi potenze. Ma permangono frizioni che coinvolgono anche altri paesi e contribuiscono a mantenere relativamente bassa la crescita del commercio mondiale: i modelli Prometeia ne stimano una ripresa negli ultimi mesi dell'anno, ma il 2019 si chiuderà in sostanziale stagnazione (+0,3%, +1,4% nel 2020).

Sul fronte delle politiche economiche Usa e Cina stanno esaurendo i margini di manovra: il disavanzo federale di bilancio Usa raggiungerà alla fine dell'anno il 4,2% del Pil, e il debito è destinato a superare il 100% nel 2020. In Cina il debito totale dell'economia ha raggiunto il 300% del Pil.
In Europa il contesto è diverso: cala la produzione industriale ma ci sono diversi paesi come la Germania che hanno ampio spazio fiscale per stimolare la crescita.

La locomotiva tedesca ha programmato una riduzione del risparmio pubblico di 0,4 punti percentuali nel 2020, non tanto via maggiori investimenti quanto attraverso un mix di aiuti e defiscalizzazioni per famiglie e imprese. La Fed da metà settembre è intervenuta d'urgenza con un'iniezione di liquidità di oltre 240 miliardi di dollari nel mercato interbancario Usa.

Interventi temporanei nelle dichiarazioni, che lasciano però aperti gli interrogativi sull'evoluzione della politica monetaria Usa. In Europa, la neopresidente Lagarde ha confermato le linee di politica monetaria della Bce, ha ribadito l'importanza del completamento dell'unione bancaria e del mercato dei capitali e la necessità di un contributo più significativo da parte della politica fiscale. Entro il 2020 sarà conclusa una revisione della strategia di politica monetaria.

L’Italia
Nonostante la contrazione dell’attività industriale, grazie alla revisione dei dati Istat il Pil italiano realizzerà un incremento dello 0,2% mentre la stima 2020 è rivista leggermente al ribasso. A pesare - si legge nel rapporto - è l’incertezza politica-economic, frizioni nella maggioranza e partite non ancora definite come Ilva e Alitalia.

Un sostegno alla crescita nel 2020 non arriverà da una vera manovra espansiva ma da una ricomposizione delle poste di bilancio. Le famiglie risulteranno favorite dagli effetti redistribuitivi di alcune nuove misure (come la riduzione del cuneo fiscale e alcuni trasferimenti) e dal Reddito di Cittadinanza. Misura che andrà a regime nel 2020 e che quest’anno ha aumentato i trasferimenti di 3 miliardi rispetto al Reddito di Inclusione. Un leggero impulso, oltre che dai consumi, arriverà anche dagli investimenti: rifinanziamento del super- e iper-ammortamento, crediti di imposta, detrazioni maggiorate per ecobonus e ristrutturazioni. La ripresa del Pil tornerà a sfiorare cifra tonda (+0,9%) solo nel 2022, senza comunque raggiungere i livelli pre-crisi su tutti i principali indicatori macroeconomici.

Effetto dazi
Prometia ha provato a stimare l’impatto dell’aumento dei dazi Usa sui prodotti cinesi, per verificare se questa azione abbia o meno prodotto un effetto sostituzione a favore di altri paesi. Il risultato vede effetti generalmente moderati a favore di Italia e Germania per alcuni prodotti legati alla meccanica e al settore automobilistico.

I principali paesi dell'eurozona hanno registrato da inizio anno un aumento delle esportazioni che non può però essere principalmente ricondotto a effetto sostituzione o “trade diversion”: i prodotti europei dove maggiore è stato l'amento recente non hanno sostituito i prodotti cinesi soggetti a più alti dazi. Sembra, invece, che questi prodotti abbiano seguito criteri diversi, come il timore di dazi Usa più alti in futuro.

Solo alcuni prodotti della meccanica e del settore automobilistico hanno beneficiato in misura rilevante di effetti di trade diversion: in questo contesto la specializzazione produttiva della manifattura ha favorito in particolare Germania e Italia.

Per approfondire
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    Luca Orlandoinviato-caporedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Inglese

    Argomenti: Imprese, meccanica, innovazione, export, macchinari, Industria 4.0, robot

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