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Promotor, nel 2020 mercato auto in crescita del 5%, ma serve una campagna incentivi

La proposta del Centro Studi: per accelerare il processo di modernizzazione servono aiuti come nel 1997, per auto elettriche e tradizionali, a fronte della rottamazione di auto vecchie

di Filomena Greco

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(Agf)

La proposta del Centro Studi: per accelerare il processo di modernizzazione servono aiuti come nel 1997, per auto elettriche e tradizionali, a fronte della rottamazione di auto vecchie


2' di lettura

Il mercato dell'auto in Italia promette di superare la soglia dei due milioni di vetture e crescere del 5% rispetto al 2019. Almeno secondo le previsioni del Centro Studi Promotor che ha presentato a Milano uno studio sulla transizione all'auto elettrica e alla guida autonoma. Si tratta di un risultato comunque lontano rispetto alle vendite del 2007, ultimo anno prima della crisi, con un gap di quasi il 20 per cento rispetto alle previsioni del 2020.

Un indicatore importante, quello del mercato auto, che distingue, in negativo, l'Italia rispetto agli altri grandi paesi europei e che rimanda più in generale alla questione del prodotto interno lordo. Sia nell'uno che nell'altro caso il Paese non è riuscito a tornare ai livelli precedenti al 2008 e sconta un gap, per il prodotto interno lordo, del 4,5%.

In più, nel campo dell'automotive, ci sono almeno altri due svantaggi competitivi. Da un lato l'Italia ha il parco mezzi più vecchio d'Europa - con una età media pari a 11 anni e mezzo, il dato più alto rispetto ai major market, salito dai 7 anni di vita media registrati nel 2007 - dall'altro una emergenza qualità dell'aria che periodicamente si ripresenta, a cominciare dalle aree della Pianura Padana.

Serve una campagna di rottamazione anche per le auto a motore ma meno inquinanti
«Se ci fosse una efficace campagna di rottamazione anche le immatricolazioni nel 2020 avrebbero un notevole impulso che consentirebbe di colmare il divario rispetto ai livelli ante-crisi, con effetti positivi anche sul Pil» è la lettura di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, acquisito dal Gruppo Uvet come annunciato durante la conferenza stampa. Il punto centrale dunque è capire se l'Italia si può permettere una campagna di incentivi spinta e aperta non solo alle auto elettriche ma anche a quelle a motore tradizionale di ultima generazione, meno inquinanti.

IMMATRICOLAZIONI DI VETTURE NEI QUATTRO MAGGIORI MERCATI AUTO DELLA UE

Numeri indici: 2007=100 (Fonte: elaborazione Centro Studi Promotor su dati OICA e ACEA

IMMATRICOLAZIONI DI VETTURE NEI QUATTRO MAGGIORI MERCATI AUTO DELLA UE

Secondo Promotor gli incentivi sono sostenibili se in grado di collegare aiuti a sviluppo. Il modello proposto rimanda alla formula di incentivazione alla rottamazione messa in campo nel 1997, capace di dare una spinta al Pil - crescita certificata dello 0,4% - ed essere a costo zero perché il bonus verrebbe completamente recuperato grazie al maggiore gettito Iva sulle auto immatricolate in più.

A fine anni Novanta l'effetto della campagna rottamazione, ricorda Quagliano, fu un incremento delle immatricolazioni del 39%, un gettito aggiuntivo per l'Erario di 1.400 miliardi di lire ed una crescita del Pil calcolata dalla Banca d'Italia in 0,4 punti percentuali. Gli incentivi erano differenziati a seconda del tipo di auto, erano affiancati ad uno sconto obbligatorio concesso dal venditore, pari almeno all'incentivo, e scattava a fronte della rottamazione di un'auto di almeno 10 anni.

«La formula del 1997 adattata alle attuali esigenze, quindi con incentivi per tutti i tipi di alimentazione, ma con super bonus per le vetture ad emissioni zero, potrebbe riportare le immatricolazioni ai livelli ante-crisi, ridurre le emissioni inquinanti o nocive (CO2) e dare un sensibile contributo allo svecchiamento del parco circolante» sottolinea il Centro Studi Promotor.

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