il cantiere

Pronta la proposta di riforme istituzionali targata Pd. Zingaretti: «Soglia del 5% non si discute»

Presentato un contributo alla discussione parlamentare aperto alle opposizioni. Verrà lanciata anche una raccolta di firme a sostegno delle modifiche

di Nicola Barone

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(ANSA)

Presentato un contributo alla discussione parlamentare aperto alle opposizioni. Verrà lanciata anche una raccolta di firme a sostegno delle modifiche


3' di lettura

Superamento del bicameralismo perfetto e rafforzamento del governo con la sfiducia costruttiva. Due dei cardini della proposta di riforma costituzionale del Pd presentata in una conferenza stampa dal segretario Nicola Zingaretti e dai vertici dem. Una revisione delle norme attuali «offerta agli altri partiti della maggioranza» ma senza escludere le opposizioni, dal momento che Forza Italia e il presidente Berlusconi hanno mostrato disponibilità al dialogo e «non c'è una chiusura pregiudiziale della destra italiana di Salvini e Meloni ad aprire un confronto».

Non discutibile la soglia del 5%

Un punto fermo è che la soglia del 5% rimane fuori dal tavolo. «Quel 5% non è messo a caso ma è il giusto correttivo di un proporzionale che dia stabilità al governo. Non è un numero figlio della casualità. Ma figlio del confronto politico. È una delle condizioni per andare avanti non ci sono margini di discussione». Quanto al nodo delle preferenze Zingaretti spiega di essere d'accordo sulla necessità di «porre al centro il tema del rapporto tra eletto ed elettore» aggiungendo che il «rischio della degenerazione» non si pone fino in fondo visto che il sistema è usato per le elezioni comunali, regionali e per le europee («vedo il limite che questo metodo apre una competizione interna alle liste»). Nel convincimento «personale» del segretario l’opzione migliore che unisce eletti ed elettori è il sistema elettorale delle Provincie e del Senato prima del 1993: «collegi in un sistema proporzionale con soglie, che toglie il problema del finanziamento delle campagne elettorali e della competizione interna alle liste».

Cosa prevede la proposta dei dem

Alla conferenza stampa al Nazareno, oltre a Zingaretti, erano presenti il vicesegretario Andrea Orlando, la responsabile per le riforme Roberta Pinotti, il capogruppo alla Camera Graziano Delrio, il capo della delegazione al Governo Dario Franceschini, il presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato Dario Parrini, e il capogruppo in Commissione alla Camera Stefano Ceccanti che hanno elaborato la proposta di legge depositata. Il testo, entra nel dettaglio Parrini, prevede da un lato che il Parlamento in seduta comune, in futuro composto da 600 eletti, voti la fiducia al governo, nonché alcuni provvedimenti importanti come la legge di Bilancio, l'autorizzazione all'indebitamento, le ratifiche di trattati internazionali e che davanti ad esso si presenti il presidente del Consiglio prima e dopo i Consigli europei. A questo seguirebbe una specializzazione delle due Camere: il Senato avrebbe l'esclusiva delle inchieste e della valutazione dell'impatto delle leggi (come prevedeva la riforma Renzi-Boschi), mentre per le leggi ordinarie la Camera abbia l'ultima parola. Per quanto riguarda il governo viene introdotta la sfiducia costruttiva, da discutere anch'essa davanti al Parlamento in Seduta comune; inoltre il Capo dello Stato, oltre ad avere il potere di nomina dei ministri su proposta del presidente del Consiglio, avrebbe anche quello di revocarli, sempre su proposta del premier.

Raccolta di firme a sostegno del pacchetto di riforme

Considerato che «mancano due anni e mezzo alla fine della legislatura», per Franceschini può essere utile «utilizzare questa seconda parte della legislatura per approvare delle riforme che serviranno a chiunque vinca le prossime elezioni. Le riforme non servono al governo di oggi o di domani, ma ai cittadini, perché permettono alle istituzioni di funzionare nella prossima legislatura». Dal canto suo il segretario dem sottolinea ancora che grazie al Recovery Plan si potranno fare riforme sul versante economico che renderanno l'Italia «un Paese più giusto, inclusivo e più competitivo a cui servono istituzioni che funzionino meglio». L’iniziativa dem va intesa secondo i proponenti come «un contributo che mettiamo alla discussione parlamentare», dentro un contesto unitario della maggioranza dopo l'esito del referendum. In ogni caso il Pd, come anticipato da Orlando, lancerà una raccolta di firme a sostegno di queste riforme, sia fisicamente sui territori che sulla piattaforma on-line change.org. Perché lo scopo esplicitato da Zingaretti è «coinvolgere nel dibattito l'opinione pubblica».

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