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Pronta la quinta richiesta di deficit in sette mesi: sfondata quota 100 miliardi

Se ne discute in queste ore all'interno del Governo, anche in relazione all'entità del nuovo intervento da inserire nel decreto “Ristori-bis” e da destinare alle eventuali misure aggiuntive da mettere in campo nel lasso temporale che intercorre tra gli ultimi due mesi dell'anno e l'inizio del prossimo anno

di Dino Pesole

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Se ne discute in queste ore all'interno del Governo, anche in relazione all'entità del nuovo intervento da inserire nel decreto “Ristori-bis” e da destinare alle eventuali misure aggiuntive da mettere in campo nel lasso temporale che intercorre tra gli ultimi due mesi dell'anno e l'inizio del prossimo anno


4' di lettura

Quattro richieste di scostamento dagli obiettivi di deficit programmati, presentate al Parlamento da marzo in poi, cui potrebbe seguirne un'altra per far fronte agli ulteriori interventi necessari a far fronte alla nuova ondata della pandemia. Se ne discute in queste ore all'interno del Governo, anche in relazione all'entità del nuovo intervento da inserire nel decreto “Ristori-bis” e da destinare alle eventuali misure aggiuntive da mettere in campo nel lasso temporale che intercorre tra gli ultimi due mesi dell'anno e l'inizio del prossimo. Se l'asticella del nuovo decreto pare infatti destinata ad elevarsi dagli iniziali 1,5 miliardi a un importo prossimo ai 2 miliardi, non si è ancora in grado di stabilire l'entità degli ulteriori interventi che si renderanno necessari, ora che l'ultimo Dpcm che divide l'Italia in tre zone (a seconda dell'intensità dei contagi e di una lunga serie di parametri aggiuntivi) ha ottenuto il placet del Governo.

La clausola degli eventi eccezionali

Come sottolinea l'ultima Relazione presentata al Parlamento lo scorso 5 ottobre, la cosiddetta “legge rinforzata” del 2012, varata in attuazione del nuovo principio costituzionale dell'”equilibrio di bilancio” introdotto in seguito alla revisione dell'articolo 81 della Costituzione, prevede, sentita la Commissione europea, che il Governo sottoponga all'autorizzazione parlamentare una relazione, da approvare a maggioranza assoluta, con cui aggiorna – modificando il piano di rientro – gli obiettivi programmatici di finanza pubblica, «la durata e la misura dello scostamento, le finalità alle quali destinare le risorse disponibili in conseguenza dello scostamento e il relativo nuovo piano di rientro verso l'obiettivo programmatico, da attuare a partire dall'esercizio successivo a quelli per i quali è autorizzato lo scostamento, tenuto conto del ciclo economico». Una situazione che si è immaginata come eccezionale e che ora, a causa della pandemia, sta divenendo di fatti una scelta obbligata e ricorrente, resa possibile dalla decisione della Commissione europea di attivare la “General escape clause”, di fatto la sospensione dei vincoli del Patto di stabilità per tutto il 2020 con estensione al 2021.

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Più deficit per oltre 100 miliardi

Le richieste di scostamento autorizzate finora dal Parlamento hanno comportato il ricorso al maggior deficit per 100 miliardi, pari a 6,1 punti percentuali di Pil. Una cifra che pare destinata a crescere. Il deficit del 2020 viaggia verso il 10,8% del Pil, a fronte di questo profilo programmatico (che probabilmente dovrà essere rivisto se la previsione di aumento del Pil al 6% nel 2021 non sarà rispettata): deficit del prossimo anno a -7%, –4,7% nel 2022 e –3% nel 2023 a fronte di un quadro tendenziale di -5,7% del Pil nel 2021, -4,1 nel 2022 e -3,3 per cento nel 2023. Stando alla risoluzione della maggioranza approvata al termine del dibattito sulle comunicazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte relative alle nuove disposizioni anti-Covid varate con l'ultimo Dpcm, il Governo dovrebbe «valutare l'opportunità di un nuovo ricorso all'indebitamento», così da «garantire e potenziare il sostegno al reddito dei lavoratori dei settori produttivi più colpiti dalla pandemia». In sostanza, l'ampliamento della platea dei potenziali beneficiari dei nuovi “ristori” renderebbe necessario ricorrere nuovamente a un ulteriore scostamento di bilancio. Per ora, l'ammontare delle risorse destinate alle categorie più colpite è pari a 2,4 miliardi (su un totale del primo decreto ristori che ammonta a 5,4 miliardi, cui si sono aggiunti 6,7 miliardi del “decreto rilancio”).

Conti da rivedere se la crescita crollerà anche nel 2021

L'intero quadro programmatico definito con la Nota di aggiornamento al Def si basa su un “rimbalzo” del Pil del 6% nel 2021. Un'eventuale revisione al ribasso di tale stima, causata dagli ulteriori effetti sull'economia delle misure restrittive già introdotte e di quelle in arrivo (se pur distinte per “zone”) comporterebbe di aggiornare anche le previsioni relative al deficit, che crescerebbe rispetto al -7% programmato. Revisione in vista anche per il piano di rientro del debito, che nell'attuale quadro programmatico fissa il target al 155,6% del Pil nel 2021 (rispetto al picco del 158% atteso per quest'anno), al 153,4% nel 2022 e al 151,5% nel 2023. Stando a quanto ha anticipato il commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni, dopo un terzo trimestre che si è chiuso con il segno positivo per l'intera Eurozona (si usciva dal lockdown) vi è ora da attendersi un nuovo calo nell'ultimo trimestre dell'anno. Inevitabile il “trascinamento” di tale minore crescita sul 2021. Molto dipenderà da quando effettivamente potranno rendersi disponibili le prime tranche del Recovery Fund. Questione tuttora aperta, stante l'attuale impasse sul bilancio pluriennale dell'Unione, tanto che dal Parlamento europeo è giunta la richiesta di provare a incrementare dal 10 al 20% la quota dell'”anticipo” a disposizione dei singoli paesi. La trattativa è in corso, difficile che si possa pervenire in tempi brevi a una decisione in tal senso, e tuttavia pare indispensabile che il processo decisionale a livello europeo (lungo e farraginoso) trovi al più presto una sua composizione, così da consentire ai paesi europei di utilizzare le relative risorse per il sostegno alla ripresa prima che il quadro macroeconomico e di finanza pubblica si deteriori ulteriormente.


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