Ripartenze

Pronta al via la coltivazione della miniera di Muscadroxiu

Manca solo la concessione mineraria per riavviare il sito dove saranno estratti galena e fluorite. La Mineraria Gerrei investirà 40 milioni

di Davide Madeddu

 Una delle torri del sito minerario di Muscadroxiu in attesa di essere rianciato

4' di lettura

La gabbia è pronta a riaccompagnare i minatori a mezzo chilometro di profondità. Si torna in miniera. A Silius, piccolo centro minerario del Gerrei, a una cinquantina di chilometri da Cagliari, ci si prepara per coltivare la fluorite. E poi anche la galena e le terre rare.

Il nuovo corso del sito minerario di Muscadroxiu, avviato ai primi del 900 per la coltivazione di galena, la materia prima da cui si ricava il piombo, e poi la fluorite, riparte con un programma all’insegna della sostenibilità e del piano Industria 4.0. E un piano di investimenti da 40 milioni. Per il momento la nuova azienda, dopo aver ottenuto la Valutazione di impatto ambientale dalla Regione attende il rilascio della concessione mineraria. «Tutto è nato nel 2012 quando la Regione ha predisposto un bando per il sito minerario di Silius – racconta Umberto Gioia, geologo e comproprietario dell’azienda mineraria Gerrei – abbiamo quindi deciso di partecipare e predisporre un piano».

Loading...

Il percorso per dare una nuova vita al sito minerario che, dopo l’ultima fermata era rimasto in attesa di una nuova gestione, con i lavoratori che aspettavano una nuova collocazione, ha viaggiato a ritmi abbastanza lenti. Alla fine però la Mineraria Gerrei, di proprietà di Umberto Gioia e del socio Matteo Maccabelli, è andata avanti con il progetto. Qualche settimana fa il parere positivo della Regione con la delibera che dà la Via (valutazione di impatto ambientale). «A questo punto manca solo un ultimo passaggio – argomenta Gioia – ossia il rilascio della concessione. Da quel momento nell'arco di un anno e mezzo siamo in grado di rimettere in marcia la miniera». A spingere gli imprenditori, con interessi minerari nel Nord Italia, a intraprendere questa avventura, il «valore del sito». «È stato stimato un giacimento di 2,2 milioni di tonnellate di fluorite – argomenta ancora Gioia – con un tenore pari al 34% (ossia il 34% di un metro cubo di materiale estratto), e un tenore della galena pari al 3,5%». Numeri ritenuti importanti e sufficienti a garantire il riavvio della produzione. «Con la miniera in marcia si stima una produzione annua di 70 mila tonnellate di fluorite al 97,5 % e 6.800 tonnellate di galena».

Tutto da immettere sul mercato nazionale e internazionale. «Il mercato delle batterie richiede queste materie prime, ci sono tutte le condizioni per una svolta importante in Italia e anche in questo territorio».

C’è poi lo spazio dedicato alle Terre rare che, spiega il geologo, si ricavano dai residui di lavorazione. «Il tutto seguendo i principi dell’economia circolare». Chi immagina un ritorno dei minatori con picco e pala e magari candele a carburo per illuminare le gallerie rimarrà deluso. Il piano di investimenti, che prevede «un impegno di 40 milioni per i primi quattro anni», è una sorta di rivoluzione per l’ambito minerario. «Diciamo pure che la nostra sarà la prima miniera di fluorite d’Italia con il giacimento più importante d’Europa – racconta ancora – e tutto quello che si andrà a fare sarà all’insegna della sostenibilità e dell'innovazione». Fuori resteranno i castelli dei cinque pozzi (quattro per raggiungere il sottosuolo con una verticale che arriva a 500 metri) e uno di ventilazione. «L’impianto di trattamento sarà realizzato in sottosuolo, fuori ci sarà un impatto minimo». Un cambiamento sostanziale riguarderà anche i mezzi che saranno utilizzati. «In galleria si lavorerà con mezzi alimentati a batterie – chiarisce Alessandro Murroni, tecnico minerario con esperienza in ambito internazionale e direttore generale di Mineraria Gerrei – anche sul piano energetico il nostro sito punta a diventare autosufficiente». Non solo: «Oltre alla produzione ci sarà anche un programma di ricerca, dato che l’ultimo studio, che certifica la presenza di alti tenori, risale al 2000. Il prezzo di mercato di oggi magari può giustificare anche lavorazioni di spazi con tenori più bassi». Quanto ai residui di lavorazione: «Lo sterile sarà utilizzato per riempire i vuoti lasciati durante il trattamento». Il piano industriale prevede l’inserimento di circa 100 lavoratori, dipendenti diretti, cui si dovranno poi sommare gli indiretti degli appalti e l'indotto. Al centro del nuovo programma poi l’automazione e la tecnologia. «I nuovi sistemi permetteranno di lavorare con i nuovi macchinari e i minatori avranno un’alta formazione – dice Matteo Maccabelli – oggi si può guidare dalla superficie un mezzo in sottosuolo. Il sistema che sarà adottato, grazie a sensori 3D permetterà di sapere dove si trova il personale, se ha difficoltà, perché la sicurezza sarà all'avanguardia». Primo passo, una volta rilasciata la concessione mineraria, la sistemazione dell’infrastruttura mineraria composta da pozzi, gallerie e stabili. «Dobbiamo dire che, grazie all’impegno e alla volontà dei vecchi minatori – argomenta Maccabelli –, la miniera ha conservato una buona parte della sua integrerà. Alcuni sistemi, vecchi di quindici anni dovranno essere sostituiti con quelli più moderni e avanzati».

A guardare positivamente alla riapertura della miniera anche gli abitanti della zona. Spazio poi alla ricerca scientifica. Da qualche tempo la società mineraria ha attivato una serie di collaborazioni con le università. Da quella di Cagliari a quella di Napoli continuando con l’Università di Torino e il Politecnico di Torino. «Sarà il nuovo corso del mondo minerario – conclude Murroni – ricerca e tecnologia e interventi all’avanguardia. Il tutto a impatto ridotto e all'insegna della sostenibilità».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti