via libera dalla commissione

Pronto il piano Ue sul 5G: limiti ma nessun bando a Huawei

La Commissione Ue ha illustrato le regole che i Paesi membri dovranno adottare nella tecnologia 5G. Restrizioni ma nessun bando per i fornitori considerati rischiosi

dal nostro corrispondente Beda Romano


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(REUTERS)

3' di lettura

BRUXELLES – La Commissione europea ha illustrato mercoledì 29 gennaio le regole e le restrizioni che i Paesi membri dovranno applicare nel campo della tecnologia 5G, l’ultima generazione nel settore delle telecomunicazioni. I governi hanno tempo fino al 30 aprile per adottare le misure. Dubbi americani sulle imprese cinesi, accusate di spionaggio, hanno influenzato il dibattito in Europa, ma la comunicazione bruxellese non prevede esplicite messe al bando di Huawei.

«Vogliamo dotare i Paesi membri così come le imprese di telecomunicazione degli strumenti necessari per creare e proteggere le infrastrutture europee con i più elevati standard di protezione, in modo da sfruttare il meglio possibile il potenziale della 5G», ha affermato il commissario all’industria, il francese Thierry Breton. Il 5G non solo accelera fortemente la trasmissione dei dati, ma permette anche l’accumulo e la gestione degli stessi dati.

Restrizioni negli asset cruciali come a Londra
Come preannunciato, la Commissione europea ha preferito non mettere al bando particolari società, né imporre loro limiti. Il mercato rimarrà aperto, ma le regole si vogliono rigide. Nei fatti, Bruxelles elenca i possibili rischi tecnologici ed economici. In particolare, dà la possibilità ai governi «di introdurre restrizioni ai fornitori ritenuti ad alto rischio negli asset cruciali». Gli esempi fatti dall’esecutivo comunitario riguardano le funzioni di rete, le funzioni di gestione e di accesso della rete.

Nella sua comunicazione, la Commissione europea esorta gli Stati membri ad evitare di affidarsi a un solo fornitore; a rivedere regolarmente i rischi connessi alla nuova rete 5G; e nel caso a utilizzare recenti normative europee che permettono di bloccare investimenti pubblici provenienti da paesi terzi. Proprio questa settimana, il governo inglese ha deciso di optare su una soluzione mediana: lasciando aperto il mercato, ma vietando a Huawei una quota superiore al 35 per cento.

Tempo fino al 30 aprile per i governi
Le regole presentate a Bruxelles sono state messe a punto di concerto con i Ventisette. Devono essere fatte proprie dai governi (entro il 30 aprile), «nel rispetto delle loro competenze». Da un lato, molti Paesi sono sensibili alla questione delle imprese cinesi, all’avanguardia in questo settore tecnologico. Washington ha deciso di escludere Huawei per paura di spionaggio. Dall’altro, molti governi hanno anche ammesso di non poter fare a meno dei fornitori cinesi, sia in termini di expertise che in termini economici.
Più in generale, il tema ha messo in luce ancora una volta la debolezza intrinseca di una unione tra stati sovrani. Sono i governi a gestire le reti di telecomunicazione, una contraddizione ai tempi di internet e di una trasmissione dati transnazionale. In questo contesto, il desiderio della Commissione europea è quindi di imporre ai Ventisette un forte coordinamento per evitare che l’assetto confederale piuttosto che federale indebolisca la rete comunitaria.

Un giro d’affari da 225 miliardi
Come ha ricordato la stessa commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, la rete 5G potrà servire in futuro a gestire settori delicatissimi quali la sanità, l’agricoltura o anche l’energia. Secondo la Commissione europea, la nuova tecnologia genererà a livello mondiale un giro d’affari di 225 miliardi di euro da qui al 2025. Entro la fine dell’anno, secondo il sito European 5G Observatory, 138 città europee dovrebbero già essere dotate di una rete 5G.

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