lo studio

Proposta della Cgil: «È necessario creare un osservatorio»

Secondo il sindacato va creata un'Agenzia nazionale per lo sviluppo

di Nino Amadore

2' di lettura

Riuscire a districarsi tra i tanti tavoli aperti è quasi un’impresa titanica. Serve un osservatorio per avere chiaro lo stato di avanzamento delle trattative sulle crisi industriali e soprattutto inquadrare adeguatamente settori e territori. È un po’ questo il ragionamento fatto da Silvia Spera, responsabile per la Cgil nazionale del settore (segue i tavoli di crisi e le aree di crisi complessa), che ha provato a dipanare la matassa per individuare, regione per regione, lo stato delle vertenze.

Un primo lavoro, che sarà certamente perfezionato, che intanto ci dà uno spaccato di una situazione su cui serve un attento ragionamento: «Oggi non abbiamo a disposizione un osservatorio nazionale sulle situazioni di crisi nel paese - spiega Silvia Spera -, abbiamo alcuni focus di settore, gli accordi di programma delle aree di crisi industriale complesse e non definite dalla legge 181/89 recentemente aggiornata, le aziende in Amministrazione straordinaria, i numeri dei tavoli di crisi (circa 120) approdati al Mise, un fiorire di vertenze, procedure concorsuali e fallimenti affrontati a livello territoriale ma la riforma delle Provincie ha comportato anche l'assenza di tavoli e osservatori territoriali». Insomma un quadro tutto da costruire anche per avere chiaro il lavoro fatto sin qui e quello che resta da fare: ogni crisi industriale, d’altro canto fa storia a sé non solo per la ragioni che hanno portato l’azienda alla crisi ma anche per i successivi passaggi. la al di là delle singole storie ci sono ragioni di politica generale che richiedono una maggiore attenzione. «L'intreccio tra andamento dei settori, della filiera e la situazione produttiva dei territori è - continua ancora Silvia Spera -, a nostro avviso, uno degli elementi di politica industriale di cui si dovrebbe dotare il paese, molti interventi o finanziamenti pubblici si disperdono le tracce soprattutto degli effetti che hanno prodotto all'azienda o area o settore interessato».

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Siamo certamente a un punto di partenza e i dirigenti sindacali ne sono consapevoli: «Le tante sovrapposizioni legislative e i vari interventi anche importanti di sostegno al nostro sistema produttivo necessitano di un riordino - si legge nello studio preparato dalla Cgil -. È necessario indirizzare, controllare e verificare l'esito di quanto producono le importanti risorse messe a disposizione,anche ora con il Pnrr e le risorse Europee c'è la necessità di un Agenzia nazionale dello sviluppo capace di definire le specializzazioni industriali del paese oltre che accompagnare la transizione ecologica, energetica e digitale». Quindi l’indicazione è di arrivare a una svolta non solo di politica industriale ma anche di approccio rispetto a una serie di questioni in un momento come questo, in tempo di pandemia e di crisi ulteriore connessa, che possiamo definire di trasformazione globale: «Si apre ora una nuova fase, sostenuta da un forte impiego di risorse europee - spiega Silvia Spera -, sia per il Pnrr, sia per il nuovo ciclo di programmazione 2021-2027 dei Fondi strutturali, con l'aggiunta di uno strumento come React-EU, che assegna nel biennio 2021-2022 risorse consistenti per dare continuità alla programmazione 2014-2020, ma con spese rendicontabili già a partire dal 1° febbraio 2020 e finanziabili dall'UE fino al 100 per cento».

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