PROFESSIONI

Proprietà industriale: una pattuglia di consulenti tutela marchi e brevetti

Gli iscritti all’Ordine sono 1.200 ma il mercato è in espansione perché si tratta di un’attività fondamentale per la crescita delle imprese

di Adriano Lovera

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Gli iscritti all’Ordine sono 1.200 ma il mercato è in espansione perché si tratta di un’attività fondamentale per la crescita delle imprese


3' di lettura

C’è un piccolo esercito di professionisti, poco più di un migliaio di profili, che lavora nelle retrovie ma è spesso l’alleato più prezioso per le imprese esposte sui mercati internazionali. Un plotone, inoltre, con potenzialità enormi di crescita.

È quello dei consulenti in proprietà industriale, ossia gli esperti nella difesa, sviluppo e promozione di marchi e brevetti. «Siamo pochi, circa 1.200 iscritti all’Ordine professionale. Ma il settore è in espansione perché il mondo dell’impresa e della ricerca ha capito che il tema della proprietà intellettuale è un fattore di crescita irrinunciabile», spiega Anna Maria Bardone, presidente dell’Ordine nazionale dei consulenti in proprietà industriale. L’importanza strategica del settore è mostrata anche dai numeri. Secondo un’analisi recente dell’Ueb (Ufficio europeo dei brevetti) e dell’agenzia Ue per la tutela dei marchi e della proprietà intellettuale (Euipo), in Italia le imprese che fanno un uso intensivo di marchi e brevetti contribuiscono a circa il 46% del Pil e catturano il 29,2% di tutta l’occupazione.

Le funzioni del consulente
Tra le attività più frequenti, le “ricerche di anteriorità” nelle banche dati per valutare se già esistano marchi o brevetti uguali a quelli proposti da un cliente, ma occorre poi mescolare nozioni giuridico-amministrative, per provvedere alla corretta registrazione degli stessi o per difenderli dalla contraffazione, a competenze di mercato che si avvicinano al marketing, per individuare i settori e i Paesi in cui l’oggetto della consulenza ha maggiori probabilità di avere successo.
«Proprio per questa complessità, è una professione che tende sempre più verso la specializzazione, sia dal punto di vista tecnico che giuridico. In Italia, per quanto concerne i brevetti, la gran parte delle richieste proviene ancora dal settore delle meccanica e c’è un buon fermento nel design. Ma ormai occorre essere in grado di fornire assistenza ai clienti in molti altri settori, che vanno dal biotech al pharma fino all’intelligenza artificiale», ragiona Mauro Eccetto, socio e amministratore delegato dello studio Torta e presidente del Collegio dei consulenti in proprietà industriale, associazione che cura gli interessi di chi svolge l’attività come libero professionista. Un segmento che rappresenta il 90% degli iscritti all’Ordine, tra autonomi puri o collaboratori di studi associati, contro un 10% che lavora direttamente alle dipendenze delle imprese.

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«La professione è poco conosciuta. Nel nostro studio abbiamo incontrato molte difficoltà nel trovare giovani da inserire, sia neolaureati sia profili con una breve esperienza in altri settori, da avviare verso un percorso di formazione lungo, che richiede tempo», aggiunge Eccetto.

Gli studi, insomma, sono alla ricerca di personale. E basta solo osservare la produzione normativa comunitaria sul tema, sempre più corposa, per delineare un futuro in cui per le imprese crescerà la necessità di questi servizi.

Gli avvocati
Non solo i consulenti, anche gli avvocati sono in campo nella tutela di brevetti e marchi. E anzi, quasi tutti gli studi legali strutturati dispongono di un team specializzato, dal momento che la legge assegna anche ai legali la possibilità di rappresentare persone o imprese di fronte agli uffici preposti e alle commissioni ricorsi. Ma il titolo di consulente in proprietà industriale è riservato agli iscritti all’Ordine e il Consiglio nazionale forense ritiene incompatibile la doppia iscrizione. «Nell’attività pratica, più che essere concorrenti, consulenti e avvocati collaborano», aggiunge Bardone. «I consulenti difendono marchi, brevetti, ma anche design, domini o varietà vegetali in sede amministrativa, sia a livello italiano sia internazionale, mentre gli avvocati intervengono in prevalenza in tribunale. E spesso i primi vengono nominati dai legali come consulenti tecnici di parte nelle cause o dai giudici come consulenti d’ufficio».

Il futuro
Sia in ambito italiano sia comunitario, alcune novità stanno per aprire ulteriori spazi di crescita. In sede Ue è prossimo a vedere la luce il Tribunale unificato dei brevetti, originariamente assegnato a Londra, ma ora in cerca di una sede causa Brexit. Milano è in lizza. «I consulenti, debitamente formati, potranno rappresentare i titolari di brevetti europei di fronte al tribunale. Ed è prevedibile continueranno a collaborare con gli avvocati, in quella sede», aggiunge Bardone. In casa nostra, poi, il Mise ha da poco istituito il registro speciale dei “marchi storici di interesse nazionale”, la cui iscrizione è regolata da un apposito decreto. E toccherà proprio ai consulenti dimostrare che le imprese che faranno domanda abbiano le caratteristiche richieste.

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