oltre la quarantena

Proptech, soluzioni digitali per le compravendite ai tempi del virus

Visite virtuali, meeting a distanza con gli agenti, contratti di affitti sottoscritti a distanza sono solo alcuni dei servizi che agenzie e operatori stanno mettendo in campo per contrastare il rischio di una battuta di arresto dell’immobiliare nell’Italia blindata dal Covid-19.

di Adriano Lovera

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(Adobe Stock)

Visite virtuali, meeting a distanza con gli agenti, contratti di affitti sottoscritti a distanza sono solo alcuni dei servizi che agenzie e operatori stanno mettendo in campo per contrastare il rischio di una battuta di arresto dell’immobiliare nell’Italia blindata dal Covid-19.


4' di lettura

Con le restrizioni imposte dal coronavirus uno de primi effetti sull’immobiliare è che le visite in loco hanno subito rallentamenti ed ora una totale battuta d’arresto. Il proptech – cioè l’insieme delle soluzioni digitali e tecnologiche a sostegno dell’immobiliare – stastanno però già aiutando il settore ad attutire gli effetti della crisi, fidelizzare la clientela e mantenere l’interesse degli operatori.

L’appuntamento al Pc con l’agente
Per far fronte all’emergenza, ad esempio, Casa.it ha deciso di offrire a tutti i suoi clienti un mese di utilizzo gratuito di PrimaVisita, il servizio che permette alle agenzie e ai loro clienti di effettuare visite a distanza degli immobili di interesse. Vere e proprie visite interattive che permettono al cliente, sotto la guida , da remoto, dell’agente immobiliare, di superare l’ostacolo della presenza fisica. «Per attivare il servizio – ha detto Luca Rossetto, ceo di Casa.it – è sufficiente compilare il modulo. L’attivazione è immediata. Entro 24 ore dalla richiesta il servizio viene attivato e viene inviato all’agente immobiliare un semplice tutorial per la fruizione del servizio». PrimaVisita si basa sulle foto a 360° dell'immobile, non serve costruire il tour virtuale ed è molto semplice da utilizzare. È sufficiente avere a disposizione un pc, un tablet o uno smartphone per entrare a tutti gli effetti nella casa e iniziare la visita con l’agente immobiliare. Nel corso della visita da remoto è inoltre possibile visionare la planimetria dell’immobile e la sua localizzazione su mappa.

Una rete tradizionale come Tecnocasa ha deciso di entrare nel capitale di Wikicasa, portale di annunci, ma soprattutto di servizi, riservato agli agenti. L’agenzia on line SkyCasa ha stretto un accordo con Locare, startup padovana che fornisce servizi ai proprietari locatari, tra cui la registrazione in remoto dei contratti d’affitto, e che sta sviluppando un algoritmo proprietario capace di assegnare un rating di affidabilità agli inquilini. Un apripista del proptech come Homepal, invece, dal 3 marzo ha lanciato il servizio VideoVisita. «Ormai gli strumenti tradizionali, come le foto e il classico virtual tour, non sono sufficienti al cliente per farsi un’idea precisa dell’appartamento» ha commentato Fabio Marra, fondatore e Chief commercial officer della società. Con questa innovazione, il potenziale acquirente effettua una vista virtuale a distanza dell’immobile, che è allo stesso tempo una sorta di conference call con il proprietario e con un agente Homepal, collegati allo stesso momento, pronti a fornire spiegazioni.

A parte l’intermediazione, uno dei segmenti a più alta crescita nello scenario dell’innovazione immobiliare sarà quello delle costruzioni. Intelligenza artificiale, droni, tecnologie 3D per visualizzare lo stato dei cantieri, sensori per rilevare rischi e incidenti sul lavoro saranno al centro dell’ascesa del “contech”. In un settore basato sulle marginalità, ma poco permeabile all’innovazione, la differenza la faranno servizi in grado di migliorare l’efficienza anche di pochi punti percentuali.

Ma agli italiani piace il modello “ibrido”
Al netto della crisi – temporanea – che stiamo affrontando, le caratteristiche del proptech italiano restano tre, almeno secondo un’elaborazione di RockAgent, startup nata a fine 2018, arrivata in poco tempo a contare una rete di 60 collaboratori, in circa 10 città, e 550 incarichi di vendita esclusivi: affermazione del modello ibrido, arrivo di investitori finanziari e moltiplicazione dei soggetti in campo. In Italia, dice il Proptech monitor del Politecnico di Milano, su 107 soggetti attivi nel proptech, 16 agenzie si occupano di intermediazione.

Il monitoraggio
Sono, in sostanza, agenzie digitali nate negli ultimi anni. Alcune si propongono esclusivamente come agenzie on line, ma la maggior parte di queste ha sposato il modello “ibrido”, che unisce l’ampia disponibilità di servizi tecnologici con la consulenza fisica di agenti sul territorio. E che, dal punto di vista commerciale, lavora soprattutto sul venditore, non più gravato dalla stessa provvigione percentuale richiesta all’acquirente, ma solo da una sorta di “tariffa flat”. «Almeno per i prossimi 20 anni, la completa disintermediazione del mercato, cioè la completa vendita a distanza, resterà un’ utopia» ragiona Daniel Debash, fondatore di RockAgent. «Il contatto con un agente che segua la trattativa passo dopo passo è un elemento ancora indispensabile, sia per la complessità burocratica di una compravendita, sia per espletare alcuni passaggi come la corretta valutazione del prezzo, ma anche per il fattore emotivo che l'acquisto di una casa comporta». Se il ruolo dell’agente resta centrale, l’innovazione tecnologica risiede nei servizi. Dall’elaborazione del prezzo alla gestione del calendario visite, fino al rapporto quotidiano con il cliente, tutto viene svolto per mezzo di software. «E la risposta del pubblico è sorprendente. Abbiamo clienti di 60-70 anni, di certo non nativi digitali, che la sera aprono l’app, visitano la propria dashboard e consultano quante visite ha ricevuto il loro appartamento, vedono se qualcuno ha fatto un’offerta o se la documentazione è completa. In più, interagiscono con l’agente sulla strategia di vendita».

Un settore in crescita
Il settore è in fermento, ma ha bisogno di crescere. Nel 2019, come investimenti, aveva mosso qualche decina di milioni, ma la parte più grande della torta riguardava una sola operazione: l’aumento di capitale messo a segno da Casavo (leader nell’instant buying), firmato dal venture capital americano Greenoaks Capital. «Eppure nel corso del 2020 assisteremo all’arrivo di fondi, incubatori o altri soggetti finanziari pronti a investire nelle nostre start up. Perché è vero che le agenzie ibride coprono una fetta di mercato piccola, ma essendo in poche possono generare volumi interessanti» aggiunge Debash. Accanto agli investimenti, dovrebbero moltiplicarsi le partnership e lo sviluppo di nuovi tool.

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