Opinioni

Proroghe dei versamenti al Fisco: troppo poco e troppo tardi

Rinviare i versamenti quando una parte non irrilevante dei contribuenti aveva probabilmente già effettuato i versamenti, rappresenta un atto di totale insensibilità e mancanza di rispetto verso milioni di cittadini

di Salvatore Padula

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(Adobe Stock)

Rinviare i versamenti quando una parte non irrilevante dei contribuenti aveva probabilmente già effettuato i versamenti, rappresenta un atto di totale insensibilità e mancanza di rispetto verso milioni di cittadini


3' di lettura

Prorogare i versamenti fiscali in scadenza lunedì 16 marzo era, come è evidente a tutti, una necessità oggettiva prima ancora che una misura di buonsenso. Farlo con colpevole ritardo, alle ore 19:03 di venerdì 13 marzo, quando una parte non irrilevante dei contribuenti aveva probabilmente già effettuato i versamenti, rappresenta un atto di totale insensibilità e mancanza di rispetto verso milioni di cittadini. Il danno oltre la beffa, per i molti contribuenti che hanno fatto l'impossibile pur di rispettare la tempistica di adempimenti quali il pagamento del saldo annuale Iva e dell'Iva mensile e anche quelli “consueti” sulle ritenute.

Pur senza soffermarsi sullo strumento utilizzato per annunciare lo slittamento - abbiamo, ahimè, una triste e desolante familiarità con i comunicati stampa che fanno ciò che solo un decreto potrebbe fare - la scelta di rendere pubblico il rinvio solo a ridosso del week end (anzi a ridosso di un week end nel quale la parola d'ordine sarà per tutti #restiamoacasa) e quindi, di fatto, a poche ore dalla scadenza del termine di lunedì 16 marzo, solleva il sospetto che, pur di fronte a un'emergenza di dimensioni catastrofiche, sia prevalsa la volontà di tutelare una sorta di “ragion di Stato”, tesa a limitare, almeno in questa fase iniziale, l'inevitabile flessione dei versamenti fiscali cui andremo incontro. E' un'esigenza comprensibile, che tuttavia non può essere gestita con modalità che alimentano il sospetto del disinteresse dello Stato verso i cittadini. La chiarezza e il realismo, per quanto dolorosi, funzionano certamente meglio.

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Più che oscuro appare inoltre il comunicato, anche in questo caso rilasciato poco dopo le ore 19 del 13 marzo, con il quale l'agenzia delle Entrate ci informa candidamente di essere pronta al nuovo calendario versamenti e che il direttore generale, Ernesto Maria Ruffini, <ha dato disposizioni a tutte le strutture di rimodulare le proprie attività in base a quanto previsto dal comunicato del ministero dell'Economia e delle Finanze (…) relativamente al differimento dei versamenti del 16 marzo 2020, in attesa del decreto legge relativo alle misure per il contenimento degli effetti del Covid-19 e della relativa pubblicazione in Gazzetta Ufficiale>. Ci mancherebbe altro, vien da dire, senza mezzi termini!

E' un po' la stessa sensazione amara che molti hanno avuto il giorno prima, ovvero giovedì 12 marzo, quando, sempre dopo le 20, l'agenzia delle Entrate ha dato notizia della direttiva del direttore finalizzata a <sospendere le attività di liquidazione, controllo, accertamento, accessi, ispezioni e verifiche, riscossione e contenzioso tributario da parte degli uffici dell'Agenzia delle Entrate a meno che non siano in imminente scadenza (o sospesi in base a espresse previsioni normative)>. Come se in questi ultimi casi l'emergenza fosse aggirabile, superabile. E non fosse invece ancor più grave, proprio perché manifestatasi in concomitanza con l'aggravamento della situazione sanitaria e l'introduzione di misure e pesanti divieti su tutto il territorio nazionale. Anzi, a ben vedere, sono queste le situazioni che meriterebbero un'attenzione speciale, a maggior ragione perché a tutt'oggi – e vedremo a breve che accadrà con il nuovo decreto-legge del governo - nessuna sospensione è stata prevista per l'impugnazione degli atti e in generale per il contenzioso tributario.

Inutile dire che, per il futuro, servirà maggiore attenzione ai reali bisogni e alle difficoltà dei contribuenti. Bisognerà fare le cose bene e per tempo. Con chiarezza e trasparenza. Altrimenti ogni aiuto rischierà di diventare un boomerang o comunque di avere effetti limitati. Bisogna scegliere: non si può essere i sostenitori del “fisco amico” e poi continuare a trattare i cittadini-contribuenti con modalità vessatorie che ben conosciamo.

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