in attesa del visto ministeriale

Prosecco Doc al bivio, glifosato verso l’addio

di Micaela Cappellini

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2' di lettura

Ad aprile ormai saranno due anni, e come andrà a finire ancora non è certo. Il Consorzio del Prosecco Doc sarà o non sarà il primo in Italia - e magari anche il primo in Europa - a vietare l’utilizzo del glifosato come diserbante per le vigne? L’assemblea della Doc ha già dato il suo ok nel 2017, ma per modificare un disciplinare occorre anche l’approvazione del Comitato nazionale Vini del ministero delle Politiche agricole. E quello è ancora incerto. «A dire la verità, i segnali più recenti non sono positivi», ammette Stefano Zanette, presidente del Prosecco Doc e vero artefice della battaglia. «Però mi dispiacerebbe - aggiunge - se alla fine i produttori dello Champagne arrivassero a questo traguardo prima di noi, visto che abbiamo fatto da apripista».

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Il tema del glifosato suscita reazioni contrastanti. Anche dal punto di vista normativo. A fine 2017 l’Unione europea ne aveva rinnovato l’autorizzazione alla vendita per altri 5 anni; ma due settimane fa l’Europarlamento ha raccomandato alla Commissione Ue di mettere a punto controlli più stringenti e trasparenti sui pesticidi - tra cui il glifosato - per accertarne i rischi per la salute. In Francia nel 2018 il governo aveva annunciato di volerne vietare l’uso a partire dal 2021; ma giovedì scorso il presidente Emmanuel Macron ha fatto marcia indietro, ammettendo che «senza il glifosato alcuni settori produttivi non potrebbero reggere sotto il profilo economico».

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E in Italia? Mentre il Prosecco Doc aspetta il visto del ministero, il vicino Consorzio di Conegliano Valdobbiadene si muove: tutti e 15 i Comuni del territorio hanno emanato un cosiddetto regolamento di polizia rurale e ora il glifosato è vietato, pena sanzione per chi contravviene. «Peccato che il Prosecco Doc faccia capo a 600 Comuni diversi, metterli d’accordo tutti sarebbe impossibile», ammette il presidente del Consorzio, Zanette. Ma la via adottata dai vicini è legale, e non è detto che si possa pensare a qualche soluzione simile. Del resto, per incentivare la conversione al biologico il Consorzio si è già inventato il meccanismo dei punti: chi produce bio ottiene talmente tanti punti di partenza in più da sbaragliare gli altri e aggiudicarsi il bando a numero chiuso per l’ingresso di nuovi produttori nella Doc.

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Nell’attesa dell’ok da Roma, o di una soluzione normativa locale, sono parecchi i vignaioli del Prosecco Doc che volontariamente hanno abolito il glifosato nelle vigne, adottando al suo posto soluzioni meccaniche per eliminare le erbacce «che non sono né difficili da usare né troppo costose - come ricorda Zanette -. Scegliere di rinunciare al glifosato per noi significa soprattutto venire incontro alle richieste dei consumatori e delle comunità in cui operiamo». Non un giudizio di merito sulla sua nocività, dunque, ma una scelta di opportunità sociale e di mercato.

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