vini e territorio

Prosecco, Nardi (Pres. Consorzio Conegliano Valdobbiadene Docg): basta polemiche

di Enrico Netti


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2' di lettura

Con una lettera agli oltre 3.300 produttori e conferitori e ai 180 imbottigliatori soci del Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg il presidente Innocente Nardi vuole rimettere a posto tutti i tasselli di quella che sembra una querelle legata all’uso o non uso del termine Prosecco. «Conegliano Valdobbiadene rappresenta il ceppo da cui nasce e si fonda il termine Prosecco - spiega Nardi -. È il territorio in cui si sono create tutte le condizioni affinché questo vino diventasse un fenomeno mondiale, dove la cultura enologica ha profonde radici e l’imprenditorialità locale ha saputo lanciare il cuore oltre l’ostacolo». Con questa premessa Nardi non solo vuole chiudere con le polemiche sorte negli ultimi dieci giorni «perché il Consorzio di tutela è la sede naturale che rappresenta l’intera filiera ed è in questo ambito che ci si deve confrontare».

Nella lettera ai soci, che Il Sole 24 Ore ha potuto visionare, il Consorzio auspica «la discussione pubblica legata al nome del vino si fermerà qui e ora, permettendo al dibattito di ritornare serio e nelle sedi appropriate». Insomma un chiaro invito a toni più distensivi perché «finita la vendemmia ci sarà un altro momento di confronto con i produttori per continuare il percorso che portiamo avanti per dare più valore alla nostra denominazione convinti che il nome rappresenta un tema importante - continua Nardi - ma a mio modo di vedere la competizione con le altre denominazioni di Prosecco la si deve fare sulla qualità del prodotto in bottiglia e i valori del territorio». Un preciso rimando al decreto di istituzione della Docg nel 2009 firmato da Luca Zaia, allora ministro delle politiche agricole, puntando a «valorizzare il nostro territorio, tutelare il nostro Prosecco e far conoscere e apprezzare entrambi in tutto il mondo».

Già oggi il Consorzio di tutela consente di non riportare il termine Prosecco sulle etichette. «Quindi non ci servono le polemiche, fermo restando che quello che si mette in bottiglia è il Prosecco originario, quello Superiore di Conegliano Valdobbiadene, il migliore che ci possa essere e il migliore che noi, mai appagati, si sappia produrre nel rispetto dei trecento anni di storia e delle fatiche di tante generazioni. Questa è la nostra precisa responsabilità, della quale dobbiamo andare orgogliosi».

La visione del presidente è soprattutto orientata al medio-lungo periodo, per aggiungere ulteriore valore alle bottiglie del Conegliano Valdobbiadene Superiore. Un territorio che da sempre ruota intorno a questo vino che nel 2018 ha segnato un valore alla produzione di 520,6 milioni con una produzione di 90,6 milioni di bottiglie di cui oltre il 38,3% esportato in oltre 140 paesi. Un successo incontestabile da valorizzare in mercati mondiali sempre più competitivi.

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