RICONOSCIMENTO NUOVA ETICHETTA

Prosecco Rosé Doc, dopo il via libera Ue 20 milioni di bottiglie pronte a invadere il mercato estero

Con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea lo spumante rosato, grazie alla presenza di pinot nero, da poco in commercio in Italia, potrà essere venduto anche oltre confine

di Giorgio dell'Orefice

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(kubais - stock.adobe.com)

Con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea lo spumante rosato, grazie alla presenza di pinot nero, da poco in commercio in Italia, potrà essere venduto anche oltre confine


3' di lettura

Il Prosecco Rosé non solo si può produrre ma da oggi anche esportare. Con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale europea (la C 362 del 28 ottobre 2020) si è infatti concluso il percorso comunitario per il riconoscimento della tipologia rosé, pertanto, da ora, sarà possibile esportare e commercializzare il Prosecco Doc Rosé anche sui mercati esteri.

A comunicarlo ai propri associati (un esercito di 11.460 produttori, 1.192 case produttrici e 347 case spumantistiche) il Consorzio di tutela del Prosecco Doc che nel maggio del 2019 approvò la modifica del proprio disciplinare di produzione (un'analoga decisione non è stata invece assunta dal Consorzio del Prosecco superiore di Conegliano Valdobbiadene Docg) in modo da contemplare la nuova tipologia e soprattutto introdurre nella base ampelografica, ovvero nel novero dei vitigni utilizzabili, anche il Pinot nero. Altrimenti con sole uve a bacca bianca, previste fino ad allora, sarebbe stato impossibile produrre uno spumante rosato.

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27 aziende certificate alla produzione

Il Prosecco Rosé può essere messo in commercio a partire dall'1 gennaio successivo alla vendemmia in cui è stato prodotto. Si è potuto però imbottigliare quello realizzato con uve della vendemmia 2019 solo di recente visto che la pubblicazione in Gazzetta ufficiale italiana della modifica del disciplinare è avvenuta lo scorso 11 agosto. Da quel momento e trascorsi 60 giorni di affinamento come previsto dallo stesso disciplinare di produzione è possibile imbottigliare il vino. Tuttavia il Prosecco rosa una volta imbottigliato non avrebbe potuto essere esportato se non con la nuova pubblicazione in Gazzetta ufficiale, stavolta europea, avvenuta ieri. “Al momento sono 27 le aziende che hanno chiesto e ottenuto la certificazione – spiegano al Consorzio del Prosecco Doc -. Sapevamo che erano già pronti i primi 13 milioni di bottiglie ai quali dovrebbero aggiungersene ora altri 7. Per quest'anno speriamo di mandare sul mercato 20 milioni di bottiglie che ora prenderanno la strada di Usa, Regno Unito e Nord Europa. Quantitativi che puntiamo a raddoppiare il prossimo anno”.

Anche la ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova è intervenuta per commentare con soddisfazione l’autorizzazione Ue: “Il via libera europeo al disciplinare di produzione del Prosecco Rosé Doc con la modifica da noi richiesta che rende possibile contare sulla nuova tipologia, è un'ottima notizia che consente ai produttori di un vino che da sempre oltre confine riscuote uno straordinario successo, di presidiare e conquistare un mercato sempre più ampio”. “Un vino, il Prosecco - ha aggiunto la Bellanova - che tutto il mondo ci invidia e che in molti tentano di imitare e contraffare. Lo dimostra tra gli altri il tentativo di contraffazione che nei mesi scorsi abbiamo stroncato in Veneto in una catena di supermercati grazie all'impegno dell'Icqrf. La lotta alla contraffazione a difesa dei nostri prodotti e contro l'usurpazione delle nostre indicazioni geografiche è sempre tra le nostre priorità”.

Limitate il calo delle vendite per Prosecco Doc (-1,7%)

Dei 486 milioni di bottiglie prodotte – commenta il presidente del Consorzio del Prosecco Doc, Stefano Zanette - circa il l'80% prende la via dell'export. Ora grazie al riconoscimento europeo, si stima che le vendite troveranno maggiore stimolo e vigore in questo ultimo trimestre del 2020. Mi congratulo con quei produttori che si sono dimostrati prontissimi ad afferrare questa opportunità, impegnandosi fin da subito per non farci cogliere impreparati”.L'importante leva di differenziazione della produzione legata alla variante Rosé servirà a puntellare ancora di più i conti del Prosecco Doc. Numeri che nonostante la difficilissima congiuntura e i vincoli che stanno penalizzando il canale horeca in Italia e nel mondo, non sono negativi. “Certo le stime pre Covid erano di una crescita del 5% - aggiunge il direttore del Consorzio, Luca Giavi -. Adesso nei primi nove mesi 2020 abbiamo registrato un calo delle vendite dell'1,7%. Ma se confrontiamo settembre 2020 con settembre 2019 la flessione si riduce allo 0,7%. Con queste premesse non è un cattivo risultato”.

Dopo questo importante quanto atteso traguardo, il Consorzio sta già guardando al futuro, in settimana infatti, verranno avviati i primi test per definire le tipologie da riservare ai produttori del territorio triestino (la Doc Prosecco va da Vicenza al paese di Prosecco in provincia di Trieste) e in particolare alla menzione Prosekar. Un'opportunità che guarda a un territorio dalle indubbie potenzialità, da condividere con un numero sempre maggiore di produttori locali.


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