bilancio 2018

Prosegue la crescita di Christie’s: la gara con Sotheby’s continua

di Silvia Anna Barrilà

Edward Hopper - Chop Suey

5' di lettura

Per il secondo anno consecutivo la casa d'aste Christie's domina il mercato dell'arte globale con un risultato totale pari a 5,3 miliardi di sterline e un incremento del 3% sul 2017 (7 miliardi in dollari, +6% sul 2017), un record nella storia della società. La concorrente Sotheby's a gennaio ha dichiarato un fatturato totale per il 2018 pari a 5,3 miliardi di $, con un incremento del 12% sul 2017, mentre Phillips ha totalizzato nel 2018 916,5 milioni di $, +29% sull'anno precedente. “È stato un anno fantastico” ha commentato al telefono Bertold Müller, Managing Director di Christie's per l'Europa, il Medio Oriente, la Russia e l'India, “con picchi che non si toccano ogni anno. Sette miliardi di dollari è una cifra straordinaria (l’equivalente di 5,3 miliardi di £, ndr). Soprattutto siamo fieri delle collezioni che ci hanno affidato per la vendita”. Il riferimento è alla collezione Rockefeller, che ha influito positivamente sul risultato finale, ma anche alla collezione Ebsworth, venduta a novembre con diversi record.
Le vendite all'asta sono cresciute del 3% fino a 4,7 miliardi di sterline (6,3 miliardi di dollari, +6%), con percentuali di venduto per lotto pari all’82%. Le private sales, invece, sono aumentate del 4% fino a 491,2 milioni (653,3 milioni di $, +7%). Infine le aste solo online hanno totalizzato 65,1 milioni di sterline con un incremento del 16% (86,6 milioni di $, +20%). “Benché non si tratti di numeri elevati in termini di fatturato, l'online è per noi molto importante perché è il canale di accesso per i nuovi compratori che in seguito utilizzano anche i canali di acquisto tradizionali” così Bertold Müller. I settori da cui sono maggiormente attratti sono i beni di lusso e l'arte del Dopoguerra e contemporanea.

La geografia delle aste. Ma da quali paesi provengono i compratori? “Da tutto il mondo” risponde Müller. “Alle nostre vendite online abbiamo avuto registrazioni da 166 paesi, i contatti sul nostro sito arrivano da 180 paesi. Quest'anno la parte del leone l'ha fatta l'America (+40% di nuovi compratori), un dato da attribuire alla vendita della collezione Rockefeller che, per quanto sia stata un evento globale, ha sollecitato grande interesse soprattutto in America. Ma abbiamo avuto nuovi compratori anche dall'Asia (+23%) e dalla regione Emeri (Europa, Medio Oriente, India e Russia), dove la clientela si è ulteriormente ampliata (+37%). L'Asia continua a rappresentare un mercato molto forte, ma ciò che ci compiace è, soprattutto, che i compratori asiatici si interessano sempre più per le categorie più diverse e sono attivi nei segmenti di prezzo più vari. Se prima i loro interessi erano rivolti soprattutto all'arte della loro regione, adesso il 57% della spesa dei clienti asiatici è diretta ad arte non asiatica, il che è indice di un collezionismo maturo. Comprano di tutto, dall'arte contemporanea agli orologi, dal design ai maestri antichi”.

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Ben sviluppata è anche la scena in Medio Oriente. Nel 2018 Christie's è riuscita a rendere più internazionale la clientela che acquista arte mediorientale inaugurando le aste a Londra, con un conseguente aumento del 51% delle registrazioni alle aste. Ancora scarsa, invece, la partecipazione in asta della clientela africana, sebbene ci sia una vivace scena che si sta sviluppando sia intorno alle fiere 1:54 London , New York e Marrakech, che intorno al segmento dell'arte afro-americana. Potenziale di sviluppo anche dall'India, dove Christie's festeggia quest'anno 25 anni di presenza.

Trionfa il XX secolo. Per quanto riguarda le categorie del collezionismo, nel 2018 l'arte del Dopoguerra e contemporanea è stata scavalcata dall'Arte impressionista e moderna. Anche in questo caso ha giocato un ruolo importante la vendita della collezione Rockefeller, ma anche a prescindere da essa si è palesato un interesse per questa categoria che ha inaspettatamente scalzato il contemporaneo. Se fino al 2016, infatti, continuava a dominare il Dopoguerra, nel 2017 entrambe le categorie avevano totalizzato 1,2 miliardi di sterline, ma la crescita degli Impressionisti/Moderni era stata già pari al +60%, mentre quella del Dopoguerra/Contemporaneo era stata del +25%. Poi, nel 2018, gli Impressionisti/Moderni hanno avuto un'ulteriore impennata del +45% fino a 1,8 miliardi di sterline, mentre la crescita del Dopoguerra/Contemporaneo è stata limitata al +9% fino a 1,4 miliardi. L'interesse per questa categoria non è solo da intendere nei confronti dell'arte, ma per il XX secolo a tutto tondo, anche in manifestazioni come il design e la fotografia.

Continueranno le garanzie. Per alimentare questo interesse dei collezionisti è molto probabile che anche nel 2019 le case d'aste dovranno continuare a fare ricorso alle garanzie per convincere i venditori a separarsi da capolavori sempre più rari. “Le garanzie riguardano solo una minima parte delle opere all'asta” spiega Bertold Mülller, “ma è vero che nel 2018 da parte dei venditori è stato espresso l'interesse ad essere rassicurati attraverso l'uso di garanzie da parte terza, per cui l'esposizione al rischio da parte della casa d'aste è minimale. C'è l'interesse da parte dei venditori e c'è la disponibilità a dare le garanzie da parte di alcuni collezionisti, per cui si prevede che sarà così anche nel 2019” conclude Müller.

Incognita Brexit. Più difficile prevedere che cosa succederà con la Brexit. “Ci vorrebbe una sfera di cristallo” esclama Müller. “Non solo noi, ma tutto il mondo si interroga su che cosa succederà. Per quanto ci riguarda, da un anno abbiamo istituito una commissione interna sulla Brexit per discutere temi che riguardano il nostro personale ma anche le importazioni e le esportazioni. Ad ogni modo pensiamo che i collezionisti si lascino guidare più dalla passione che dalla politica e che Londra rimarrà un centro molto importante a prescindere dall'esito della questione. Abbiamo pianificato comunque le nostre aste e per il momento i venditori non si sono mostrati restii. Abbiamo opere eccellenti in asta a Londra tra febbraio e marzo come un David Hockney e un Magritte. Poi, se i nostri collezionisti preferiranno altri lidi, noi li seguiremo”.

L’arte italiana. Per quanto riguarda il nostro paese, le vendite nel 2018 sono aumentate dell'8%. “Abbiamo avuto la soddisfazione di battere l'opera d'arte del dopoguerra più cara mai venduta in Italia, un Manzoni da 2.970.000 euro, a dimostrazione della forza del mercato italiano” conclude Müller. “L'interesse per l'arte italiana è alto a livello internazionale non solo per i cinque, sei nomi noti, ma anche per altri protagonisti dell'epoca. L'Italia ha dimostrato di essere un paese sia di venditori che di compratori, dove si continua a collezionare. Nel corso dell'anno abbiamo non solo cambiato sede a Roma, ma anche aumentato la nostra presenza a livello regionale”.

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