CAMPIONI HI-TECH

Prosilas cresce con stampi in 3D nel settore biomedico

Realizzate piattaforme per l’accrescimento di cellule staminali

di Michele Romano


2' di lettura

Un dispositivo per far ricrescere una porzione di trachea realizzato da una stampante 3D è l’ultimo progetto in ordine di tempo di Prosilas, tra i più grandi centri europei dell’additive manufacturing, nato 15 anni fa dalla passione per la tecnologia e la fantascienza di Giulio Menco, all’epoca ingegnere delle Ferrovie. Una rivoluzione per il settore biomedico che si occupa, in particolare, di ricostruzione di tessuti asportati in seguito a forme tumorali: tecnici cad, in collaborazione con il chirurgo, disegnano una matematica tridimensionale su misura per il paziente che, stampata, darà vita a uno “scaffold”, uno scheletro fatto di materiale biocompatibile e riassorbibile dal corpo umano, sul quale si depositeranno le cellule staminali così da rigenerare il tessuto mancante. «La geometria permette sia alle cellule di non precipitare sul fondo e morire, sia di guidare la loro proliferazione e crescita», spiega Vanna Menco, figlia di Giulio e oggi ceo dell’azienda.

Ordinaria amministrazione per un gruppo di lavoro di 22 persone, soprattutto ingegneri, che fattura 3 milioni, ha oltre 500 clienti nel mondo, verso i quali c'è un patto di massima riservatezza, e che un anno fa ha realizzato in soli 10 giorni il prototipo di una supercar esposta al Salone dell’automobile di Ginevra.

Prosilas stampa parti in polimero in laser sintering, supportando la progettazione all’interno delle aziende sia nella prototipazione rapida, sia nella produzione industriale di manufatti, per diversi settori: dall’automotive al fashion, con le maison internazionali che creano abiti, calzature e accessori partendo dai modelli in 3D; dall’aerospazio all’illuminotecnica, fino ai giocattoli e agli elettrodomestici, «perché questa tecnologia risolve alcune criticità comuni a tutta l’industria manifatturiera: la necessità di una produzione on demand, rapida e senza l’utilizzo di magazzino».

Dopo due anni di ricerca, l’ingresso nel biomedico: una strada percorsa con le università di Modena e Reggio Emilia, il Politecnico di Milano e la Politecnica delle Marche, con l’affiancamento dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma proprio sui diversi progetti di ricerca per la rigenerazione dei tessuti.

«Stiamo vivendo una grande accelerazione in termini di consapevolezza e conoscenza della tecnologia da parte della clientela – sottolinea Menco – e questo ci ha spinto a strutturare il nostro sistema produttivo e consulenziale». Così è arrivato il momento di portare avanti questi progetti corposi con un'attrezzatura più idonea e la scelta di affidarsi a un’operazione di equity crowdfunding (sulla piattaforma www.nextequity.it, ndr.) per raccogliere da 1 a 3 milioni da investire in ricerca interna.

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