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«Prosit»: la mappa georefenziata dei vigneti lucani

Piattaforma web del Cnr

di Luigia Ierace

2' di lettura

«Prosit» come l’augurio in un brindisi. È il progetto da cui è nata la prima mappa georeferenziata, open source e interattiva, dei vigneti della Basilicata per la tutela e valorizzazione del comparto vitivinicolo. Oltre 5 mila ettari di superfici (3.181 a Potenza e 2.011 a Matera), 95 aziende (77 a Potenza e 18 a Matera) per una produzione di circa 97 mila quintali di vino tra Aglianico del Vulture Docg e Doc, Matera Doc, Terre dell’Alta Val d’Agri Doc e Grottino di Roccanova Doc e Basilicata Igt (Dati Sian 2021). Un settore in forte evoluzione che punta a una maggiore produttività e sostenibilità, ambientale ed economica, guardando a innovazione digitale e condivisione di dati.

Il progetto PRO.S.IT (Produttività e Sostenibilità in viti-vinicoltura) è stato finanziato con 260 mila euro dalla Regione Basilicata (PSR 2014-2020), capofila il Consorzio Qui Vulture, con Università della Basilicata, Enea e Cnr.

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È una piattaforma web, realizzata dall’Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale del Cnr, che permette di condividere le informazioni sulle singole particelle catastali dei vigneti con dati geospaziali (quota, pendenza, esposizione), biofisici (attività fotosintetica, densità di biomassa e stato di salute delle piante) e sulla presenza di eventuali insetti dannosi.

«Per la prima volta la domanda di ricerca, dal basso, per il trasferimento di innovazione risponde ai reali bisogni delle aziende», spiega Gerardo Giuratrabocchetti, presidente del Consorzio Qui Vulture che si è fatto garante delle esigenze di agricoltori e imprenditori riuniti nel Gruppo Operativo“Vite&Vino” per avere «una fotografia reale attraverso la mappatura di tutti i vigneti della Basilicata, per età, estensione, posizione delle singole varietà di vite e altre informazioni utili che, confrontate con il passato, consentiranno di ricostruirne storia e origini anche di oltre 50 anni prima. Negli anni Settanta nel Vulture c'erano circa 16mila ettari di vigneti, oggi sono 1.300 coltivati ad Aglianico. Molteplici le cause di abbandono delle vigne, ma chi ha resistito ha grande passione e produzioni di altissimo livello».

Sovrapponendo i dati si avranno una serie di mappe tematiche, fruibili liberamente previa registrazione alla piattaforma che sarà messa a disposizione della Regione Basilicata, definiti i protocolli necessari.

Sarà utile alla programmazione regionale, ma anche a conoscere e comunicare il mondo del vino, sempre più caratterizzato dal fascino del ritorno alla vigna dei nonni per ricordare l'infanzia, ma puntando su un'agricoltura di precisione.

«Uno strumento dinamico, di immediata e facile fruizione da computer e smartphone, basato su tecnologie open source», spiega Ferdinando Baldacchino, entomologo del Laboratorio Bioprodotti e bioprocessi del Centro Ricerche Trisaia Enea (Matera) che, inoltre, «consentirebbe alle aziende di difendere, in modo efficace e tempestivo, da agenti patogeni i propri vigneti e preservare la produzione di vino».

La piattaforma offre informazioni aggiornate sulla dinamica di crescita del vigneto, stato idrico, sequestro di anidride carbonica della pianta e scelta dei portinnesti della vite, oltre a pratiche agricole per la tutela della biodiversità (come l'inerbimento spontaneo inverno-primaverile) e l'allestimento di una banca di lieviti vinari autoctoni della Basilicata isolati in diverse aree e varietà.

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