il dibattito sulle specializzazioni

Prospettive commercialisti, il vero nodo è la deontologia

di Vincenzo Crusi


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(Tetra Images / AGF)

1' di lettura

Le specializzazioni sono sempre esistite. Brandire il falso problema dell’emancipazione dei processi aziendali significa essere qualunquisti e voler inseguire un modello che porta a snaturare e ridurre la professione alla stregua di soggetti manipolati per rendere servizi non retribuiti e formazione obbligatoria che più che formare erode tempi da dedicare allo studio e svuota le tasche. Un tempo il professionista specializzato sceglieva autonomamente di approfondire gli ambiti tematici verso i quali era incline.

Invero, in ogni professione vi è una scala di merito alla quale il soggetto sceglie liberamente di posizionarsi. Quindi, imporre a chiunque di formarsi per entrare in registri o elenchi crea ulteriori scale di merito senza risolvere il vero problema che a mio avviso è la deontologia e l’etica delle quali non si occupa nessuno.

Lo studio associato? Bene, serve solo a mitigare i costi e a non sentirsi soli. Per il resto nulla muta rispetto al singolo studio ove vi fosse più senso di appartenenza e deontologia.

L’intervista con Miani

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