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«Prossimità e simbiosi con la comunità: carta vincente per le Bcc»

Il presidente della Federazione lombarda del credito cooperativo: All’Europa non chiediamo sconti o favori ma è necessario un trattamento in linea con il principio di proporzionalità

di Paolo Paronetto

Le regole. In foto l'intervento istituzionale del credito cooperativo lombardo al Parlamento Europeo a Bruxelles

3' di lettura

Il credito cooperativo lombardo archivia un 2021 di crescita e conferma il trend positivo anche in questo 2022 nonostante il contesto difficile. Le 28 Bcc della regione, forti dei loro 746 sportelli, 5.500 dipendenti, 202mila soci e oltre un milione di clienti, lo scorso anno hanno visto un utile complessivo in aumento del 13% oltre i 120 milioni, depositi per 35,4 miliardi (+10,9%) e impieghi a imprese e famiglie per 24,7 miliardi (+2,2%), masse cresciute a ritmi superiori alle medie di settore.

Alessandro Azzi, presidente della Federazione lombarda del credito cooperativo, che cosa ci raccontano questi numeri?
Sono la conferma di un modello bancario originale che proprio nella sua originalità trova la forza e la spinta alla crescita, nonché la resistenza a una fase complessa e di non sicura soluzione com’è stata quella della riforma del settore. Sono la conferma dell’adeguatezza del nostro modello e del valore della biodiversità anche in ambito bancario.

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Qual è il tratto vincente?
La prossimità, una relazione che può essere non solo fisica, ma operativa. La capacità di riversare sul territorio ciò che sul territorio si raccoglie, una simbiosi con le comunità. Il tutto nella consapevolezza che la relazione va interpretata anche con nuovi strumenti, quelli del digitale, che non necessariamente vogliono dire allontanamento e standardizzazione.

Questa simbiosi con le comunità si articola anche oltre l’ambito strettamente finanziario?
Una Bcc non fa solo banca. Nel momento in cui abbiamo constatato, durante la pandemia e proprio nella nostra regione, che cosa è costata la desertificazione sanitaria, ci è parso fondamentale contribuire al percorso opposto. Una Bcc punta anche a dare risposte alle esigenze complessive delle persone e delle comunità sostenendo il terzo settore e il welfare attraverso una rete di mutue di comunità. L’obiettivo è costituire presso ogni banca un’associazione mutualistica che faccia da regista nei confronti del terzo settore. Perciò abbiamo accolto con grande interesse l’invito dell'assessora Letizia Moratti a un futuro tavolo di lavoro con Regione Lombardia sui temi di welfare e sanità.

Tra i temi ricorrenti nell’agenda del credito cooperativo c’è la richiesta di maggiore proporzionalità nell’applicazione delle regole da parte dei supervisori. Di recente siete andati anche in missione a Bruxelles per sostenere le vostre ragioni.
Oggi anche una Bcc con due sportelli si deve adeguare a una serie di formule organizzative, di policy e di struttura analoghe a quelle che valgono, per dire, per UniCredit. Solo perché ha aderito, e non per scelta ma per obbligo di legge, a un gruppo bancario che supera determinate soglie. La nostra non è una richiesta di sconti o di aiuti per non essere bocciati agli esami europei: entrambe le capogruppo, Iccrea e Cassa centrale, hanno superato il comprehensive assessment della Bce, ma ora è ancora più necessario un trattamento in linea con il principio di proporzionalità che è scritto nelle “sacre tavole” anche in Europa, ma interpretato a intermittenza. Per sostenere le nostre ragioni da oggi potremo contare anche sul lavoro indipendente del nuovo “Centro di Ricerca sul Credito Cooperativo”, istituito presso l’Università Cattolica in collaborazione con Federcasse e Federazione lombarda.

Si tratta di argomenti che riguardano l’intero sistema del credito cooperativo, che tuttavia rimane diviso tra le due capogruppo. Il sogno di un gruppo unico è ancora realizzabile?
Sono confortato dal fatto che abbiamo saputo mantenere il valore dell’unità della categoria nelle componenti associative. Se ci fossimo divisi anche su quello chiaramente le strade sarebbero andate irrimediabilmente per percorsi differenti. Questo non vuol dire che sia prossima un’aggregazione, ma è importante mantenere il lavoro comune e la condivisione dei valori comuni. E questo può essere di buon auspicio
per il futuro.

È possibile che le capogruppo del credito cooperativo partecipino a operazioni di consolidamento del settore con qualche aggregazione al di fuori dei confini del movimento?
Credo che entrambi i gruppi prima di tutto debbano proseguire la fase di crescita e organizzazione che è avviata da tre anni. Poi secondo me prima di ragionare o immaginare crescite per linee esterne sarebbe più che naturale guardarsi negli occhi, guardarsi tra loro prima di guardare all’esterno.

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